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Moda Italiana

La moda Italiana

Recentemente, le cravatte in pelle sono diventate quasi più popolari di quelle tradizionali. Eleganti, sofisticate, grintose, fantasiose, coloratissime e in serie limitata le cravatte in pelle Sil Dan possiedono uno spirito comunicativo unico per darti un look personalizzato casual elegante e trendy. Le nostre cravatte Sil Dan in pelle coloratissima sono unisex, perfette per ogni evento, ma restano uno degli accessori più usati dagli uomini, soprattutto quando indossano degli abiti eleganti.

Quest’impeccabile accessorio dal look moderno nasce dall’esperienza e maestria dei nostri sarti Italiani che con passione curano minuziosamente ogni piccolo dettaglio, tagliandole e lavorandole interamente a mano le rendono estremamente morbide al tatto e facili da annodare per garantire una perfetta vestibilità.

Vi consigliamo l’abbinamento con una cintura Sil Dan lavorata interamente a mano in cuoio e pelle decorata con la stessa fantasia della cravatta. Per le nostre cravatte e cinture in pelle si usa pellame 100% italiano da aziende italiane certificate.


Italian fashion

Recently, leather ties have become almost more popular than traditional ones. Elegant, sophisticated, bold, imaginative, colorful and in a limited series, Sil Dan leather ties have a unique communicative spirit to give you a personalized casual, elegant and trendy look. Our Sil Dan ties in colorful leather are unisex, perfect for any event, but remain one of the most used accessories by men, especially when they wear elegant clothes.

This impeccable accessory with a modern look comes from the experience and mastery of our Italian tailors who passionately take care of every little detail, cutting and working them entirely by hand making them extremely soft to the touch and easy to tie to guarantee a perfect fit.

We recommend pairing it with a Sil Dan belt made entirely by hand in leather and leather decorated with the same pattern as the tie. For our leather ties and belts we use 100% Italian leather from certified Italian companies.

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Moda 100% Italiana

100% Moda Italiana

Noi della Sil Dan moda italiana con grafica d’autore abbiamo un obbiettivo, realizzare esclusivi articoli moda uomo e donna al 100% italiani. Le rifiniture di grande prestigio e l’impiego di materiali di alta qualità fanno si che il prodotto finito Sil Dan sia un’esclusiva di classe e di buon gusto, che rispecchia appieno l’esigenza di chi pretende l’eccellenza in tutto ciò che possiede, riconoscendo il giusto valore di ciò che percepisce come élite di gamma.

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Falegnameria Piemonte

La Falegnameria Tallone è un posto speciale nel Piemonte. È un posto dove il legno prende vita.

Qui, le persone sanno come lavorare il legno. Lo trasformano in cose belle e utili. E lo fanno con amore e rispetto per il legno.

Una cosa che si nota subito è la qualità del loro lavoro. Ogni pezzo di legno è lavorato con cura da Falegnameria Tallone. E il risultato è sempre bellissimo.

Anche l’ambiente è importante per loro. Lavorano in modo da non fare male alla natura. Usano legno che viene da boschi gestiti in modo sostenibile.

In conclusione, la Falegnameria Tallone non è solo un posto dove si lavora il legno. È un posto dove il legno diventa arte. E tutto questo si vede nella bellezza dei loro lavori e nel loro amore per la natura.

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Carrozzeria Cuneo

Carrozzeria Europa

in Via Valle Grana 10/A a San Rocco di Bernezzo Cuneo

Nata nel 1996 in Via San Giacomo 2 a Cuneo è gestita direttamente dal proprietario con professionalità e cortesia.
Dopo anni di attività ed esperienza di lavoro maturate, si è trasferita il 19 ottobre 2009 in Via Valle Grana 10/A a San Rocco di Bernezzo in locali più ampi per offrire ai suoi clienti un servizio più accurato con attrezzature moderne e tecnologicamente avanzate, garantendo sempre una lavorazione a regola d’arte.

Quando un’auto ha bisogno di essere riparata, la Carrozzeria Europa è il posto giusto. Fanno tutto con molta cura e attenzione.

La Carrozzeria Europa è un posto speciale a Cuneo.

In poche parole, la Carrozzeria Europa non è solo un posto dove si riparano auto. È un posto dove le auto vengono curate con passione e rispetto. E tutto questo, fa felici i loro clienti.

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G.B.A Ponteggi

G.B.A. Ponteggi si occupa da 30 anni del noleggio e montaggio di ponteggi per l’edilizia.


Coordiniamo, progettiamo ed eseguiamo le opere nel migliore dei modi servendoci delle attrezzature e degli strumenti più adatti ad ogni situazione.

La competenza che ci caratterizza ed il personale altamente qualificato e specializzato in grado di rispondere a qualsiasi esigenza garantiscono la massima professionalità ed affidabilità.

G.B.A ponteggi


G.B.A. Ponteggi opera seguendo le normative vigenti in materia di sicurezza ed ambiente avvalendosi di personale altamente qualificato e preparato.

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FARMACIA CUNEO

Farmacia del Passatore

La tua farmacia

La Farmacia Cerialdo ha una vasta esperienza nella vendita di farmaci ed articoli sanitari.

Nella sede di Via del Passatore, 24, 12100 Cuneo CN, trovi un ampia selezione di medicinali, prodotti parafarmaceutici, prodotti omeopatici, rimedi fitoterapici e articoli sanitari per ogni tipo di esigenza.

farmacia del passatore

Il personale della farmacia, altamente qualificato ed in continuo aggiornamento, è a tua disposizione per trovare il rimedio opportuno per qualsiasi problema di salute, individuando il prodotto più adeguato alle necessità di ogni cliente.

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Eliosflex

La storia delle tende e tendaggi

Dal 1959 Esperienza, Qualità e Servizio

Eliosflex è specializzata nella produzione e vendita di tende e tendaggi, componenti meccanici e sistemi tubolari.

L’esperienza acquisita ha permesso alla nostra azienda di realizzare linee di prodotti per tende tradizionali, tende da sole, veneziane, tende verticali, tende a plissé, tende a pacchetto, a pannello e a rullo.

Collaboriamo da diversi anni con una delle aziende più importanti del settore, Resstende, diventando rivenditori di tutti i prodotti della rinomata azienda brianzola per proporre soluzioni e sistemi oscuranti all’avanguardia, simbolo di qualità tecnologica, tecnica ed estetica.
Inoltre, forniamo tensostrutture, sistemi motorizzati e telecomandati per ogni tipo di tenda. Le nostre tende sono perfette per l’uso civile

PRODOTTI ELIOSFLE

Eliosflex propone soluzioni per proteggere gli spazi interni ed esterni dal sole e dal calore eccessivo regalando a chi li abita il massimo del comfort. Le nostre collezioni presentano prodotti adatti a soddisfare le esigenze di abitazioni private, uffici e realtà commerciali, unendo in sé tecnologia, funzionalità e bellezza.

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Il Silver Bar di Caraglio

Bar a cuneo:

Nascosto tra le maestose montagne delle Alpi Cuneesi, il Silver Bar di Caraglio si erge come un’incantevole destinazione culinaria, catturando l’essenza autentica della tradizione locale. In questo articolo, esploreremo le delizie offerte da questo pittoresco bar cuneese, scoprendo come si sia guadagnato la sua reputazione di luogo imperdibile per gli amanti del buon cibo e delle atmosfere accoglienti.

Il Silver Bar è molto più di un semplice locale; è un rifugio gastronomico che celebra la ricchezza dei sapori delle Alpi Cuneesi. Appena varcata la soglia di questo accogliente bar pizzeria, gli ospiti vengono avvolti da un’atmosfera calorosa e dalla promessa di un’esperienza culinaria indimenticabile.

La parola “Bar” assume un significato speciale al Silver Bar di Caraglio, dove ogni dettaglio è curato con passione. Il bancone del bar, impeccabilmente allestito, diventa il centro pulsante dell’attività, invitando gli avventori a lasciarsi trasportare dalla vasta selezione di bevande prelibate e cocktail artigianali.

Ma non è solo il nome “Bar” a distinguere questo luogo; è anche il legame indissolubile con la regione delle Alpi Cuneesi. Il Silver Bar è un autentico ambasciatore della cucina locale, presentando con orgoglio piatti tradizionali che raccontano storie di terre ricche di storia e cultura.

Il Bar cuneo del Silver Bar è un’istituzione a sé stante. Qui, l’arte di preparare drink diventa un’elevata forma di espressione, unendo ingredienti locali per creare esperienze gustative uniche. La maestria con cui il Bar cuneo miscela sapientemente i sapori è una testimonianza dell’impegno del Silver Bar nel mantenere vive le tradizioni culinarie della regione.

In ogni angolo del Silver Bar, il richiamo del termine “Bar” è inconfondibile, permeando l’aria con la promessa di un’ospitalità calorosa e di momenti conviviali. La varietà di proposte del Bar cuneo amplifica ulteriormente l’esperienza, offrendo un viaggio attraverso i sapori distintivi delle Alpi Cuneesi.

Conclusione: Il Silver Bar di Caraglio è molto più di un semplice bar; è un ritrovo incantevole dove la parola “Bar” prende vita attraverso l’arte culinaria e l’ospitalità unica delle Alpi Cuneesi. In ogni visita, gli ospiti sono destinati a vivere un’esperienza che va oltre il semplice gusto, immergendosi nelle tradizioni e nella magia di questo gioiello nascosto tra le montagne.

Il Miele Piemontese

Esploriamo il Mondo Delizioso del Miele Piemontese, un Inno alla Natura Generosa delle Alpi e al Lavoro Instancabile delle Api.

Il Miele Piemontese è un autentico gioiello culinario, con la parola Miele che risuona come un inno alla dolcezza unica di questa regione montuosa.

Prodotto con passione e rispetto per l’ambiente, il Miele Piemontese, è il risultato di un’armoniosa simbiosi tra la flora ricca e la laboriosa opera delle api.

Le Alpi conferiscono al Miele Piemontese una varietà di sapori, dalle note floreali delicate alle sfumature più robuste. La biodiversità delle montagne si riflette nella qualità e nell’unicità di questo nettare dorato.

Il Miele Piemontese, diventa un connubio tra tradizione e territorio, raccontando storie antiche di apicoltura e terre generose.

In conclusione, il Miele Piemontese è un’esperienza gustativa autentica, che incanta i palati con la dolcezza delle Alpi e il lavoro appassionato delle api piemontesi.

Il Miele Italiano

Esploriamo il Miele Italiano, un Patrimonio Gustativo Unico, che Racconta la Storia di Api Laboriose e Terre Rigogliose.”

Il Miele Italianohttps://www.kuaby.net/miele/, è un’essenza gastronomica intramontabile.

Prodotto con maestria artigianale, il Miele Italiano offre una gamma di sapori ricchi e distintivi.

Il Miele si fa eco nelle varietà regionali, dalle dolci note floreali delle colline toscane ai toni robusti del miele di castagno dell’Appennino. La biodiversità delle regioni italiane, si riflette nella diversità di gusti e aromi.

Il Miele Italiano, diventa così un ambasciatore del territorio, raccontando storie di api laboriose e terre ricche di flora. In conclusione, il Miele Italiano è un autentico tesoro gastronomico, il Miele a sottolinearne il legame profondo con la cultura e la biodiversità delle terre italiane.

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Il Miele

Scopriamo il Miele in Tutte le Sue Forme e Varietà, un Tesoro Naturale che Delizia i Sensi con la sua Dolcezza Autentica.”

Il Miele, con la parola chiave Miele che risuona come un canto di dolcezza, è un regalo della natura che ha affascinato l’umanità per secoli.

Il Miele è una delizia versatile che trova spazio in ogni cucina e tradizione culinaria. Le api, instancabili produttrici di Miele, conferiscono a questo dolce ambrosia una varietà di sapori, dai toni floreali ai profumi di bosco.

La parola Miele evidenzia la sua importanza nella cucina, dalle colazioni dolci alle ricette più sofisticate. Il Miele, è un accompagnamento ideale per formaggi, frutta o semplicemente da gustare da solo. In sintesi, il Miele, è una dolce sinfonia della natura che delizia i palati e nutre il corpo con la sua autentica bontà.

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Le Uova Piemontesi

Esploriamo l’Eccellenza delle Uova Piemontesi, un Inno al Gusto Autentico e alla Qualità Unica della Cucina Locale.”

Le Uova in Piemonte incarnano l’essenza della tradizione culinaria.

Prodotte con metodi artigianali e provenienti da allevamenti locali, le Uova piemontesi si distinguono per la loro freschezza e gusto inconfondibile.

Le Uova rivelano la loro presenza costante nella cucina piemontese, da basi di impasti a protagoniste in piatti salati e dolci.

L’uso sapiente delle Uova, riflette la maestria culinaria piemontese, che sposa la tradizione con un tocco di innovazione. In breve, le Uova in Piemonte sono un autentico gioiello gastronomico, con la parola chiave Uova a ribadire la loro centralità nella cucina della regione, offrendo un’esperienza culinaria unica e indimenticabile.

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Le Uova Italiane

Scopriamo l’Inimitabile Qualità delle Uova Italiane, Elemento Fondamentale Nella Cucina Che Incanta i Palati di Generazione in Generazione.

Le Uova italiane sono un autentico patrimonio culinario, le Uova che si stagliano come emblema di qualità e tradizione gastronomica.

Provenienti da allevamenti di qualità, le Uova italiane rappresentano un’importante risorsa per la cucina, siano esse impiegate in ricette tradizionali o interpretazioni innovative. La parola chiave Uova sottolinea la loro versatilità, essendo protagoniste in piatti classici come la pasta all’uovo, ma anche in creazioni moderne che esaltano il gusto e la consistenza.

La qualità delle Uova italiane è riconosciuta a livello internazionale, confermando il loro ruolo essenziale in molteplici preparazioni.

In breve, le Uova italiane, sono un elemento insostituibile che continua a deliziare i palati, trasmettendo il gusto autentico della cucina italiana di generazione in generazione.

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Le uova

Uova, Elemento Fondamentale in Cucina per Creare piatti dalla semplicità alla raffinatezza.

Le Uova sono protagoniste indiscusse in cucina.

Da base essenziale per dolci e impasti a piatti salati di alta gastronomia, le Uova si prestano a innumerevoli interpretazioni.

Ricche di proteine e nutrienti essenziali. Che siano sode, strapazzate, in camicia o alla coque, le Uova sono il fondamento di una cucina creativa e appagante.

La parola chiave Uova si ripete, sottolineando la loro ubiquità in cucina, dai dolci alle pietanze salate. In sintesi, le Uova sono non solo ingredienti versatili, ma veri e propri tesori gastronomici, capaci di elevare il piacere del palato in ogni preparazione culinaria.

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Biscotti Piemontesi artigianali

Assaporiamo l’autentica delizia dei biscotti Piemontesi a artigianali, tesori culinari che incantano con Gusto e maestria.”

I Biscotti Piemontesi artigianali rappresentano una vera e propria eccellenza culinaria. Questi tesori di pasticceria portano con sé la maestria artigianale della regione, unendo tradizione e creatività in ogni morso. La parola chiave Biscotti Piemontesi è un richiamo alla qualità insuperabile di questi biscotti, realizzati con ingredienti selezionati e preparati con passione.

La varietà dei Biscotti Piemontesi, dalla croccantezza delle brutti ma buoni alla squisitezza dei lingue di gatto, incanta i palati con sapori autentici. La produzione artigianale conferisce ai Biscotti Piemontesi un carattere unico, creando delizie uniche nel loro genere. In breve, i Biscotti Piemontesi artigianali sono un’esperienza gustativa autentica che celebra la ricca tradizione culinaria della regione, deliziando i sensi con il gusto inconfondibile dell’artigianato locale.

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BIDIBI – A WORLD OF WINDOWS

BIDIBI – A WORLD OF WINDOWS

La storia
La storia di Bidibi Srl ha inizio nel 2014 quando Valerio Bruno responsabile tecnico organizzativo con un considerevole bagaglio tecnico professionale frutto di una trentennale esperienza nel settore e Dalmasso Maria Lucia con compiti amministrativi mettono insieme le loro competenze guardando con attenzione al futuro del settore. Forti della loro esperienza passata lavorando per spostare sempre più in altro l’asticella delle aspirazioni, dell’innovazione, del coraggio imprenditoriale.

L’azienda
Progettazione, produzione, posa in opera sono i tre termini che identificano la forza e la completezza dell’azienda. I nostri prodotti li realizziamo esclusivamente grazie alla collaborazione con fornitori di pregio come DOMAL leader nelle applicazioni dell’alluminio in edilizia. Serramenti che soddisfano tutte le necessità estetiche e prestazionali per soluzioni sempre più performanti.

La produzione
La produzione è realizzata completamente “ IN HOUSE” all’interno dell’azienda. Dalla troncatura dei profili alla vetrazione, flessibilità operativa, propensione verso l’innovazione, capacità di adattarsi alle richieste del cliente e il servizio accurato Sono gli elementi che caratterizzano la produzione dell’azienda.

Punti di forza
Negli anni il passaparola è divenuto il nostro più grande punto di forza, la nostra caratteristica e, sempre più, la capacità di superare le aspettative di chi, con fiducia si rivolge a noi.

SERRAMENTI E VETRI – Rivenditori Domal
SPECIALIZZATO IN SERRAMENTI in alluminio
100% MADE IN ITALY Solo qualità per i nostri clienti
PROGETTI E LAVORAZIONI SU MISURA Contattaci per un preventivo gratuito

SERRAMENTI
Progettazione e produzione su misura di serramenti in alluminio e pvc

100% MADE IN ITALY
Dai serramenti alle chiusure di balconi e terrazzi

ASSISTENZA POST VENDITA
Quel che davvero conta è che LO FACCIAMO NOI!

Erboristeria Oasi della Natura

Erboristeria Oasi della Natura

L’erboristeria Oasi della Natura si trova a San Defendente di Cervasca un piccolo centro urbano poco distante dalla Città di Cuneo.

Per risalire alla fondazione bisogna fare un passo indietro fino al 1978 quando il Sig.Tallone inizia la sua attività di Erborista insieme alla moglie.
Nel 1993, venuto a conoscenza delle proprietà benefiche di un preparato a base di erbe prodotto dalle Suore dell’ordine di Santa Chiara nel convento di Boves, ottiene la cessione dell’antica ricetta proprio in occasione dell’ottavo centenario dalla nascita della loro fondatrice Santa Chiara d’Assisi.

Negli anni il Liquore diventa sempre più conosciuto e apprezzato, anche al di fuori dei confini provinciali e regionali.

Nel 2009 il Sig. Tallone cede la sua attività alla Dott.ssa Nittardi, laureata in Biologia all’Università degli Studi di Torino, da sempre appassionata di erbe e molto interessata a continuare il lavoro del suo predecessore. L’obiettivo è quello di valorizzare al meglio questa peculiarità locale dalle grandi potenzialità, affiancando ad essa una scelta completa di prodotti salutistici, cosmetici e articoli da regalo ricercati.

Nell’agosto del 2016 il piccolo negozio divenuto un po’ stretto per i nuovi progetti si trasferisce a Confreria, in un locale dove il “sogno” di creare un centro dove possano collaborare più figure professionali si può realizzare.

Ora la “famiglia” dell’Oasi, divenuta Nuova Alchimia, è composta da:

Elena, erborista
Giuliano, operatore olistico (cranio sacrale, shiatsu)
Franco, posturologo e insegnante di Yoga
Chiara, terapista alimentare specializzata in macrobiotica
Insieme Vi aspettiamo per aiutarvi a mantenere o migliorare il benessere a 360°.
Sicuramente il clima sereno e cordiale che troverai ti contagerà.

La dottoressa è molto preparata per dare un consiglio personalizzato. Sicuramente il clima sereno e cordiale che troverai ti contagerà.

Bossa utensili

Bossa utensili

E’ con piacere che presentiamo alla Vostra attenzione l’attività da noi svolta, ormai da
decenni, nel settore della costruzione e rigeneratura di utensili per le lavorazioni nel
campo della meccanica di precisione e non solo.

Nello specifico ci occupiamo di:

COSTRUZIONE DI PUNTE E FRESE IN WIDIA SU SPECIFICHE DEL CLIENTE
COSTRUZIONE DI INSERTI IN WIDIA ADATTI ALLA LAVORAZIONE DI PARTICOLARI CON TOLLERANZE RISTRETTE
COSTRUZIONE DI SEGHE CIRCOLARI A DISEGNO CON RIPORTI IN WIDIA
BRASATURA DI PARTICOLARI ANTIUSURA SU PARTI MECCANICHE
FORNITURA DI INSERTI IN DIAMANTE CBN E PCD
RECUPERO DI UTENSILI IN WIDIA DA ROTTAMARE

Essendo fornitori di diverse aziende note della zona, con le quali ormai si è instaurato un rapporto di lavoro e collaborazione, nonché di fiducia, siamo certi di poter soddisfare anche le Vostre esigenze in tempi e con metodiche adatte alla Vostra produzione. Attendendo di essere contattati anche per un semplice incontro illustrativo che ci permetta di farci conoscere meglio e di rispondere alle Vostre domande, cogliamo l’occasione per porgere distinti saluti.

Pasticceria Beltramo

Pasticceria Beltramo

La nostra famiglia è dolcissima come i nostri dolci. Pasticceria aperta da più di due decadi! La nostra passione è di addolcire le giornate con somministrazione di dolcezza e felicità. Un piccolo boccone per te, un grande panettone per l’umanità.

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Il Futuro della Manutenzione degli Alberi: Marco Bagnis in Prima Linea

Il Futuro della Manutenzione degli Alberi: Marco Bagnis in Prima Linea

Con il crescente riconoscimento della manutenzione in corda a cuneo come pratica fondamentale per la cura degli alberi, figure come Marco Bagnis diventano pietre miliari nel settore. Il suo impegno e la sua maestria nell’utilizzo delle corde contribuiscono a plasmare il futuro della manutenzione degli alberi, promuovendo una gestione sostenibile e rispettosa dell’ambiente.

In conclusione, la manutenzione in corda a cuneo non è solo una pratica tecnica, ma un’arte che richiede dedizione e maestria. Marco Bagnis si distingue come un leader in questo campo, garantendo che la salute degli alberi sia preservata attraverso un approccio meticoloso e una padronanza delle tecniche avanzate di manutenzione in corda. Il suo contributo non solo migliora l’aspetto estetico degli alberi, ma promuove la loro vitalità e prosperità a lungo termine.

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La Sicurezza al Primo Posto: L’Approccio di Marco Bagnis

La Sicurezza al Primo Posto: L’Approccio di Marco Bagnis

La manutenzione in corda a cuneo richiede non solo abilità tecniche, ma anche una grande attenzione alla sicurezza. Marco Bagnis si distingue per il suo approccio meticoloso e attento, garantendo che ogni fase del processo sia eseguita nel rispetto delle normative di sicurezza. La sua professionalità è evidente nella gestione delle corde, nel posizionamento sicuro e nell’attenzione ai dettagli che definisce il suo lavoro.

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L’Esperto Marco Bagnis: Un Artigiano degli Alberi

L’Esperto Marco Bagnis: Un Artigiano degli Alberi

Marco Bagnis non è solo un potatore, ma un vero e proprio artigiano degli alberi. La sua competenza si manifesta nell’uso attento delle corde a cuneo, permettendo un accesso preciso e sicuro agli alberi. La manutenzione in corda, quando eseguita da esperti come Bagnis, garantisce un trattamento accurato, rispettando la natura dell’albero e promuovendone la crescita sana e vigorosa.

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La Manutenzione in Corda

La Manutenzione in Corda: Una Necessità Oltre la Semplice Potatura

La manutenzione in corda a cuneo va oltre la semplice potatura. Consiste nell’arrampicarsi sugli alberi con l’ausilio di corde e nel lavorare meticolosamente tra i rami per garantire la salute dell’albero. Marco Bagnis è diventato un punto di riferimento in questo settore, grazie alla sua dedizione e alla sua abilità nell’implementare questa tecnica avanzata.

https://kuaby.one/

Manutenzione in Corda a Cuneo degli Alberi

Manutenzione in Corda a Cuneo degli Alberi: Il Meticoloso Lavoro di Marco Bagnis

Nel vasto panorama della cura degli alberi, una pratica che ha guadagnato sempre più attenzione è la manutenzione in corda a cuneo. Questa tecnica, che coinvolge l’uso di corde per garantire un accesso sicuro e controllato agli alberi, è diventata un’arte, e uno dei maestri in questo campo è Marco Bagnis.

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Strutture in legno

“Il Rinascimento delle Strutture in Legno: Versatilità e Sostenibilità”

Nel panorama dell’edilizia moderna, le strutture in legno stanno vivendo un autentico rinascimento, affermandosi come un’opzione architettonica versatile e sostenibile. La scelta di costruire con il legno va oltre l’aspetto estetico; essa riflette una crescente consapevolezza ambientale e una riscoperta delle virtù intrinseche di questo materiale.

La versatilità delle strutture in legno consente design innovativi, dalla classica eleganza delle case in legno alle strutture moderne e sostenibili. La leggerezza del materiale facilita la prefabbricazione, accelerando i tempi di costruzione e riducendo l’impatto ambientale. La flessibilità del legno permette la realizzazione di progetti architettonici unici, adattabili a ogni contesto, dal rurale al metropolitano.

La sostenibilità è il fulcro di questa rinascita. Utilizzando legno proveniente da foreste gestite in modo responsabile, le strutture in legno riducono le emissioni di carbonio associate alla produzione di materiali edili tradizionali. Inoltre, il legno funge da serbatoio di carbonio, contribuendo a mitigare l’effetto serra.

La resistenza strutturale del legno, una volta sottovalutata, è stata amplificata dalla tecnologia moderna. Trattamenti innovativi rendono il legno resistente agli agenti atmosferici, ai parassiti e al fuoco. Le case in legno possono competere in termini di durabilità con quelle costruite con materiali più convenzionali.

Infine, la salute degli abitanti è un altro beneficio derivante dalle strutture in legno. Il legno regola l’umidità e contribuisce a un ambiente interno sano, migliorando la qualità della vita.

In conclusione, le strutture in legno rappresentano una sintesi di antiche tradizioni e moderna innovazione. Questo rinascimento non solo trasforma il modo in cui costruiamo, ma promuove un approccio sostenibile, mettendo in risalto la bellezza intrinseca e la robustezza di uno dei materiali più antichi e duraturi al mondo.

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Tetti in legno

I tetti in legno rappresentano un connubio perfetto tra estetica e sostenibilità, offrendo un tocco di eleganza senza compromettere la durabilità.

Per le vostre esigenze residenziali o commerciali, optare per un tetto in legno non solo migliora l’aspetto estetico della vostra struttura, ma anche il suo impatto ambientale. In questo articolo, esploreremo le ragioni per considerare i tetti in legno e come essi possano trasformare la vostra abitazione o azienda.

1. Eleganza Naturale:

I tetti in legno aggiungono un tocco di calore e naturalezza a qualsiasi edificio. La bellezza intrinseca del legno crea un’estetica senza tempo, adattandosi sia a design moderni che a quelli più tradizionali. La vasta gamma di tipi di legno disponibili consente di personalizzare il tetto per soddisfare le vostre preferenze estetiche, garantendo che si integri perfettamente con lo stile della vostra casa o azienda.

2. Sostenibilità Ambientale:

La scelta di un tetto in legno è anche una scelta sostenibile. Il legno è un materiale rinnovabile e biodegradabile che richiede meno energia per la produzione rispetto ai materiali sintetici. Inoltre, i tetti in legno agiscono come isolanti naturali, riducendo il consumo energetico e contribuendo alla gestione sostenibile delle risorse.

3. Durabilità e Resistenza:

Contrariamente a quanto si possa pensare, i tetti in legno sono incredibilmente resistenti e possono durare a lungo con la giusta manutenzione. Il legno di qualità superiore è trattato per resistere agli agenti atmosferici, ai parassiti e alla decomposizione. Un tetto in legno ben costruito e manutenuto può durare decenni, offrendo una solida protezione e un valore a lungo termine.

4. Flessibilità di Design:

I tetti in legno offrono una flessibilità di design che consente di creare soluzioni architettoniche uniche. Dalle travi esposte agli intricati dettagli, un tetto in legno può essere personalizzato per rispecchiare la vostra visione creativa. Questa flessibilità consente di adattare il design del tetto alle esigenze specifiche del vostro edificio.

5. Isolamento Termico ed Acustico:

I tetti in legno agiscono come eccellenti isolanti termici ed acustici. Questo significa una maggiore efficienza energetica e un comfort abitativo migliorato. La capacità del legno di regolare la temperatura interna rende il vostro ambiente più accogliente durante tutte le stagioni.

Conclusioni:

Investire in un tetto in legno è una decisione che unisce l’estetica all’efficienza e alla sostenibilità. Con la sua eleganza naturale, resistenza duratura e vantaggi ambientali, un tetto in legno può trasformare la vostra casa o azienda in un luogo unico e sostenibile. Considerate i tetti in legno come una scelta vincente per un futuro più verde e affascinante.

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A cosa serve una Party Planner?

Un Party Planner è un professionista che organizza compleanni, battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, baby shower, eventi aziendali, eventi per famiglie, adii al celibato e nubilato e qualsiasi tipo di evento.
La Party Planner è una professionista nell’organizzazione di eventi, dalla gestione del budget alla ricerca della location, dalle decorazioni ai rapporti con i vari fornitori e molto altro ancora.
Il problema principale è che molti non sanno benissimo cosa faccia un event planner e quindi pensano sia una spesa inutile.
La Party Planner può aiutarti nell’intera organizzazione dell’evento o solo per una parte della festa.
Una volta selezionata una location la Party Planner studierà la gestione degli spazi e l’allestimento della sala proponendoti idee diverse ma sempre adeguate alla tipologia di evento che si vuole realizzare.
Ci sono numerose ore di lavoro dietro a un’organizzazione di un evento e numerosi corsi di aggiornamento per essere sempre a passo con i tempi.
Avere una professionista per il giorno del tuo evento che si occupi di tutti i dettagli, gestendoti anche i piccoli imprevisti è una cosa molto importante per poterti far vivere quel giorno senza stress.

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Risparmio e bontà

 

Risparmio e bontà

Siamo Patrizia e Claudio, titolari di Risparmio e Bontà dal 1996, un piccolo negozio di alimentari a Caraglio dove potete trovare frutta e verdura del territorio, gastronomia, salumi, formaggi e molto altro. Siamo aperti la domenica e tutti i giorni festivi la mattina, chiusi il giovedì.

 

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Tisane Cuneesi

Le tisane raccolte in montagna, provenienti dalle alpi cuneesi sono molto ricercate sul mercato mondiale.

Woocommerce Inserire prodotti e categorie

Come creare Categorie

Mediante le Categorie possiamo pubblicare i prodotti in modo ordinato.

Nell’area Categorie sotto il menù Prodotti si può creare, modificare e cancellare una Categoria.
A destra nell’area “Aggiungi nuova categoria” scrivendo in “Nome” si crea una categoria, non è necessario scrivere nulla in Slug 

Dal menù a tendina “Categoria genitore” è possibile impostare le sottocategorie.

Il menù Tag si trova sotto il menu Prodotti.

I Tag hanno due funzioni, la prima è usare le parole chiave adatte alla ricerca sia all’interno del sito web che sui motori di ricerca.
La seconda è anch’essa un modo di ordinare i prodotti all’interno sull’e-commerce.

Il menù Attributi si trova sotto il menu Prodotti.
Serve per organizzare i prodotti in base a taglie, colori, misure, etc.

Gli Attributi hanno due funzioni, la prima più importante è legata alle Variabili, ad esempio una t-shirt con taglie e colori diversi, creerò quindi attributi tipo “bianco, giallo, M, L, etc.

La seconda è usarli per classificare vari prodotti per ottimizzarne la ricerca sia all’interno del sito web.

Come creare un prodotto.

Dal menù Prodotti clicchiamo su “aggiungi nuovo prodotto”

Iniziamo a realizzare un “Prodotto Semplice” in pratica un prodotto singolo, vedremo in seguito gli altre tipologie di prodotti.

Ora per  pima cosa inseriamo il nome del prodotto, subito sotto nell’area di testo scriviamo la descrizione.

Gli altri metodi:
I prodotti possono essere:

  • Prodotto Semplice
  • Prodotto Virtuale
  • Prodotto Scaricabile
  • Prodotto Variabile
  • Prodotto Raggruppato
  • Prodotto Esterno o Affiliate

Prodotto Virtuale – Prodotto immateriale:  un servizio, un corso, un prodotto che non deve essere spedito.

Prodotto Scaricabile – Prodotto scaricabile tramite link.

Prodotto Variabile – Prodotto con variazioni o combinazioni: taglia, colore etc.

Prodotto Raggruppato – Prodotti semplici acquistabili in un unica soluzione.

Prodotto Esterno o Affiliate – Prodotto solo pubblicizzato nel tuo e-commerce ma di terse.

Dall’area “Dati Prodotto” possiamo gestire il prezzo e sconto, l’inventario, la spedizioene etc.

Per i prodotti semplici lasciamo tutto di default, tranne il prezzo.
Nel menu “Generale” impostiamo il prezzo ed eventuale offerta.
Impostando un’offerta cliccando su “Pianifica” si può impostare un periodo.

Nel menù “Inventario” spuntando “Abilita gestione inventario nei prodotti” si può impostare il quantitativo dei prodotti a magazzino, utile in caso di prodotti con quantitativi minimi, questo per no rischiare che acquistino prodotti che non abbiamo più a magazzino.

“Soglia di disponibilità bassa” ti consente di ricevere una mai quando quando il quantitativo raggiunge la quantità che hai stabilito.

“Venduto Singolarmente” consente limitare la vendita ad un solo pezzo.

Nel menu “Spedizione” Possiamo inserire Peso, Dimensioni e assegnare la classe di spedizione.

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La borsa

La borsa è la migliore amica di noi donne, è il nostro accessorio indispensabile, non possiamo stare senza e abbiamo l’innata predisposizione a collezionarle. Le borse sono irresistibili, attraenti e da ammirare come noi donne. Ci accompagnano nei nostri impegni di tutti i giorni e in ogni occasione. La portiamo sempre con noi, dentro c’è parte della nostra essenza, del nostro mondo. Ma non ci affezioniamo mai troppo ad una borsa, perché quelle che ci piacciono le vorremmo tutte.
Di fronte ai colori, ai materiali, ai modelli quale scegliere ?
Una Sil Dan è realizzata con vera pelle morbida e coloratissima per ogni occasione. E chi ha detto che d’inverno c’è il nero il marrone o cuoio ?
Non è vero, spazio al colore, sempre e sopratutto quando il cielo è grigio e fuori fa freddo. CIELO GRIGIO ? 100% COLORE Per le occasioni speciali o anche solo per piacere puoi affidarti sempre ad una borsa Sil Dan, una borsa Sil Dan è artigianale, in vera pelle e realizzata in Italia. Colorate con grafiche originali d’autore ogni singola borsa ha una decorazione unica che la distingue.

Blogging, cos’è?

Il blogging è uno metodo validissimo per guadagnare sul web. Puoi pensare di realizzare il tuo brand, puoi essere creativo parlando delle tue passioni.
Per poter ottenere dei guadagni dovrai inserire nel blog, link di affiliazione, post sponsorizzati, vendita di prodotti tramite drop-shipping o un tuo eCommerce.
Poter dire a quando potrà ammontare il guadagno da un blogging non è realistico neppure ipotizzarlo, è un lavoro sicuramente a lungo termine e necessita di pazienza, dedizione, capacita imprenditoriali, senso degli affari, e tutte quelle caratteristiche che si possono riscontrare dai blogger più famosi.
L’unione di contenuti e di commercio è una strategia molto efficace e di successo.

Caccia fotografica

Quando gli uomini vivevano soltanto di caccia si calcola che non potevano esserci più di sei milioni di individui sparsi sulle terre emerse del nostro pianeta.
Tale è, infatti, il numero di uomini, donne e bambini che potevano vivere in equilibrio con la selvaggina allora esistente.

Quando la popolazione umana aumentava, aumentava anche la caccia; quando la caccia aumentava troppo, la selvaggina diminuiva; quando la selvaggina diminuiva, le carestie riportavano la popolazione umana nei limiti numerici di partenza.

Se dunque un pianeta vergine, intatto, tutto selve, savane, praterie, era in equilibrio con meno di tre milioni di cacciatori (considerando tali i soli maschi adulti), come può oggi il nostro pianeta, tutto coperto di strade, di città, di industrie e di campi coltivati, sopportare più di due milioni di cacciatori, per di più armati di fucile e non più di pietra o armi rudimentali?
La maggior parte della gente vive, oggi, in città o in grossi centri; nei giorni di festa il bisogno della natura spinge tutti o quasi a cercare il verde e l’aria pura nei boschi e nelle campagne.

Perché non si incontra mai un animale selvatico, uno scoiattolo, un camoscio, un cervo o un daino, un uccellino che ci venga a mangiare nelle mani?
Non può succedere, sia perché gli animali sono rarissimi o addirittura assenti da certi territori, sia perché quei pochi che rimangono sono terrorizzati dall’uomo; è il triste risultato di una caccia spietata e sregolata.

Oggi non abbiamo avuto la conferma scientifica che gli animali provano emozioni e sono moto più intelligenti di quanto in passato si riteneva. Non è immorale ucciderli per divertimento?
Lasciamoli vivere in pace e moltiplicarsi, lasciamo che si mostrino in tutta la loro straordinaria bellezza, lasciamo che prendano confidenza con noi e che si abituino a farsi avvicinare.

E il primitivo istinto di cacciatore dell’uomo, quella sua innata smania di cercare, scovare, inseguire, catturare la preda?
C’è una risposta a questa domanda, si chiama caccia fotografica.

Sopra: un cavaliere d’Italia in volo; a destra: una coturnice sul terreno. Sono ancora vivi.
Questa volta il cacciatore non ha premuto il grilletto di un fucile ma il pulsante di scatto di una macchina fotografica.

Due bellissime immagini sono le “prede” da mostrare agli amici con orgoglio; immagini che rimarranno per tutta la vita a ricordo dell’emozione di quel momento.

Cosa sono i Bitcoin?

I Bitcoin è una valuta elettronica, che sempre più spesso si usa per l’acquisti online ma anche per altre forme di investimento.

È a tutti gli effetti una moneta, soggetta a oscillazioni di valore sul mercato come tutte le monete ordinarie che conosciamo.

In questo periodo è molto usata per investimenti e acquisti, spesso non tanto leciti.

Se voi aggiungere informazioni più dettagliate per arricchire il post aggiungile nei commenti e io le pubblicherò.

Sfruttano termini come il Made in Italy

E vero che possedere qualcosa di bello e, “perche’ no”, anche prezioso fa sicuramente piacere.
Ma se va a discapito di altri? O della nostra società? Provereste lo stesso piacere?, NO.
Vorremmo che non fosse vero o non saperlo, ma purtroppo molti BREND famosi nel mondo della moda non sono corretti.
Sfruttano termini come il MADE IN ITALY per nascondere quello che veramente e’ la loro produzione e realizzazione degli articoli.
Da dove arrivano tutti i materiali con cui è realizzato il prodotto finito? Chi li lavora e in che condizioni? Sono senz’altro molte le domande che ci si può fare, ma se poi non ascoltiamo la risposta nulla può cambiare.
Spesso sono le ditte più forti economicamente con BREND ricercati e con i prodotti piu costosi sul mercato a sfruttare tutte le opportunità “illecite” o poco chiare, usando cavilli legali per aumentare i loro introiti. Questo sicuramente a discapito di molti.


Quindi quando indossiamo o sfoggiamo un BREND di cui non ci siamo informati (é nostra responsabilità informarci) a dovere, pensiamo a quanti danni col nostro contributo possiamo aver provocato!
Dopotutto chi fa il palo non e’ meno responsabile di chi commette il crimine.
Non tutto e’ perduto! Ci si può sempre informare prima di un acquisto e se fino ad oggi non lo abbiamo fatto ormai fa parte del passato.
Ora possiamo cambiare! Noi di SIL DAN l’abbiamo fatto.
Certo c’e’ voluto impegno: Reperire i materiali, realizzare i prodotti, trovare collaboratori aventi il nostro stesso obbiettivo, al fine di poter rispondere positivamente alle domande: e’ MADE IN ITALY? E’ un BREND che rispetta l’ambiente? Ma soprattutto rispetta l’uomo?

Ognuno e’ responsabile delle proprie scelte

La pittura ad acquerello

L’acquerello si basa, come dice la parola, su colori da diluirsi in acqua per dipingere su carta. E’ un genere di pittura relativamente moderno che si può far derivare dall’acquatinta (il”lavis” dei francesi). Il “lavis” è un’arte minore che nacque come semplice coloritura a mano dei disegni a china e delle stampe : ma e pre noi importante conoscerlo, in quanto ci servirà come base di partenza, tra poco per introdurci alla tecnica dell’acquerello. La caratteristica di questa tecnica deriva dalla trasparenza assoluta di tutti i colori adoperati, e conseguentemente dal fatto che il bianco iniziale della carta continuerà a brillare, più o meno, attraverso tutti gli strati di colore. La massima luce sarà sempre data dal bianco, lasciato intatto fin dal principio; ed e per questo che il bianco come “colore” – diversamente da ciò che avviene, ad esempio, nella pittura ad olio – nell’acquerello non deve esistere. Mentre la forza è intensità maggiori, come la maggior densità di ombre, saranno raggiunte come sovrapposizioni successive di colore.


Si dice che l’acquerello non può gareggiare con gli effetti di corposità e potenza di altre tecniche; ma è fuor di dubbio che niente può paragonarsi al risultato di freschezza, vivacità e luminosità armonica di un acquerello ben condotto. Si dice anche – è un’opinione diffusa – che l’acquerello è assai difficile da imparare, più difficile – persino della pittura ad olio … Ma questo non è affatto vero.

Nella pittura, non esistono tecniche facili e tecniche difficili; e poiché l’uomo è provvisto di mani e d’intelletto, l’acquisire e dominare una tecnica è solo un problema di buona volontà e tempo. L’acquerello non fa assolutamente eccezione.


Bisogna incominciare, decidersi a incominciare. Bisogna armarsi di buona volontà, non aver paura di sbagliare, non illudersi di diventare in tre giorni dei maestri. Ciò che serve di più è la costanza. E quando sarete tentati nel confronto dei vostri risultati con quello di esempi propositivi sui libri o in internet, dallo scoraggiamento, fate questa semplice riflessione: dietro i più bei quadri riprodotti e così immediati e disinvolti all’apparenza, c’è una studio e un lavoro di anni!

Collana Leonardo

Grandi protagonisti

Foto sulla copertina del trentennale del mitico programma televisivo degli anni ottanta su TALIA 1 “DRIVE IN”.


Da sinistra: Enrico Beruschi, Lory Del Santo, Ezio Gregio, Wilmer Zuliani (Coordinatore del CAFS) nell’imitazione dell’Onorevole Giulio Andreotti

Il carro – teatro di Tespi

Siamo in Grecia, nel VI secolo avanti Cristo. E’ il mese di Elafebolione – che corrisponde all’incirca ai nostri marzo e aprile – e la natura è in pieno rigoglio. Il mare è calmo, ed invita i naviganti ad affrontare il viaggio ad affrontare per recarsi ad Atene, dove si svolgono le grandi feste in onore di Dionisio.


La città è piena di gente, processioni e spettacoli si succedono senza tregua, satiri e baccanti cantano in “coro” gli inni in onore del nume.


Le feste durano più giorni ed hanno un cerimoniale molto complesso che si riallaccia ad altre feste, ancora più antiche, effettuate in occasione di nascite, nozze o avvenimenti importanti, come la guerra e la pace, con un rituale in cui gli storici ravvisano già le prime forme di teatro. Ma la tradizione lega al nome di Tespi la prima rappresentazione teatrale e, quindi, la nascita del teatro. Ma chi era Tespi? Di lui non sappiamo molto, perché la storia della sua vita si perde nella notte dei temi, ed è spesso sopraffatta dalla leggenda, ma ce lo immaginiamo come un giovane aitante, pieno di entusiasmo e di passione, capace di avere idee innovatrici, molto importanti per l’affermazione del teatro. Correva l’anno 534 a.C. e Pisistrato, per le grandi feste dionisiache di quell’anno, organizzò un concorso destinato alla tragedia, a cui partecipò Tespi.


Il nostro eroe, che era ad un tempo autore ed attore, ebbe la felice intuizione di presentarsi con un lavoro in cui l’attore, e quindi Tespi stesso, dialoga con il coro, cioè con un gruppo di attori, chiamati “coreuti”, che rispondevano all’unisono. Era nato il teatro. Dotato anche di intraprendenza, e di una forte attrattiva per l’avventura, Tespi pensò di portare il suo spettacolo in giro per la Grecia, e allestì un carro che gli serviva per trasferirsi da un paese all’altro e la tempo stesso come palcoscenico. E’ il primo esempio di teatro viaggiante, o ambulante, a cuo è stato dato il nome di “carro di Tespi”.


Ma dobbiamo ricordare Tespi anche per altre importanti innovazioni, che riguardano il trucco degli attori e soprattutto l’impiego della maschera. I seguaci di Dioniso, che era una delle divinità più importanti della Grecia antica, avevano l’abitudine di mascherarsi, coprendosi la testa con delle foglie e tingendosi il viso di nero o di rosso con la fuliggine o il mosto. Tespi trasferì questa usanza sulle scene, aggiunse ai due colori anche il bianco (e per questo adoperò la biacca), e confezionò poi vere e proprie maschere di tela. In seguito le maschere furono eseguite  anche con sughero e legno, materiali più resistenti che restarono in uso per tutta l’antichità. Tespi introdusse quindi nel teatro anche il suggestivo elemento della finzione, cioè della deformazione della realtà.


L’esempio di Tespi fu poi seguito da altri autori, tra cui Cherilo e Frinico d’Atene. Cherilo visse ad Atene dalla metà del VI secolo a.C. ai primi decenni del V secolo. Scrisse circa 160 drammi e conquistò vari premi, ma delle sue opere sono giunti sino a noi solo brevi frammenti.


A Frinico, poeta tragico dello stesso periodo, nato ad Atene e morto probabilmente in Sicilia, è attribuita l’introduzione dei ruoli femminili, sostenuti pero da uomini, come era l’usanza del tempo; inoltre perfeziono il dialogo e, con diversi accorgimenti, abbellì le rappresentazioni teatrali.


E di Frinico si ricorda anche la dolcezza della musica che usò abbondantemente nelle tragedie. Fin da quei tempi lontani, infatti, la musica era parte integrante degli spettacoli. I greci, come già gli egizi e i sumeri, non amavano i grandi complessi orchestrali, ma si servivano di pochi strumenti a corda e a fiato, cetra e lira particolarmente, a cui raramente aggiungevano quelli a percussione. Grande rilievo era dato alla parte vocale.


Il fascino del leggendario carro di Tespi non è svanito col tempo,e nel nostro secolo questa denominazione è stata usata per particolari spettacoli – teatrali o musicali – effettuati con un teatro mobile, cioè smontabile, di grandi dimensioni, dotato di palcoscenico girevole e di ogni alro accorgimento tecnico, e con duemila posti a sedere.

Il disegno con la penna a sfera

I disegni in bianco e nero a penna a sfera.  L’uso di questo tipo di penna, detta “biro” dal nome del suo inventore ungherese, resenta delle analogie con l’impiego dell’inchiostro di china.

La biro, strumento spesso trascurato dai disegnatori, offre interessanti possibilità di utilizzo: si possono infatti ottenere sia un “effetto a penna” chiaro e deciso, come con il pennino, se pur con meno brillantezza rispetto a quest’ultimo, sia la morbidezza della matita.

Per queste sue caratteristiche la penna a sfera si presta sia alla realizzazione di soggetti che richiedono molto tratteggio.

Un consiglio utile per chi si accinge a usare questo strumento: è preferibile avere sottomano almeno due o tre penne da alternare tra di loro, poiché il colore della mano, alla lunga, fluidifica l’inchiostro che può alterare lo spessore del segno fino a creare delle macchie.

Quanto al procedimento è consigliabile fare prima un abbozzo a matita senza curarsi troppo dei particolari, usando poi la biro con leggerezza e a stacchi frequenti; l’effetto finale sarà raggiunto con un tratto, lungo o corto che sia, rapido e incisivo.

Questo modo di procedere e facilitato dai soggetti che presentiamo, nei disegni, se sono alberi, lasciano alla mano una certa libertà. 

AFORISMI CITAZIONI FASHION

Citazioni e aforismi sulla moda

O si è un’opera d’arte o la si indossa.
(Oscar Wilde)

Ogni generazione ride delle mode vecchie, ma segue religiosamente quelle nuove.
(Henry David Thoreau)

Che ne dici, un diamante?
Dammi solo un armadio gigantesco!
(Mr. Big e Carrie Bradshaw in Sex and The City)

Il più bell’abito che può abbigliare una donna sono le braccia dell’uomo che ama. Ma, per chi non ha la possibilità di trovare questa felicità, io sono qui.
(Yves Saint Laurent)

Una moda che non raggiunge le strade non è moda.
(Coco Chanel)

Che sia benedetta la moda che ci mantiene volubili e leggere, anche quando vorremmo essere profonde.
(Erica Jong)

La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti.La moda è nel cielo,nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo.
(Coco Chanel)

La moda va consumata subito. Il meglio che possa accadere a un abito è di essere indossato. Non di essere esposto in un museo.
(Karl Lagerfeld)

Un abito dovrebbe essere stretto abbastanza per mostrare che sei una donna e sufficientemente morbido da provare che sei una signora.
(Edith Head)

La moda evolve sotto l’impulso di un desiderio e cambia per effetto di una ripulsa. La saturazione porta la moda a buttare alle ortiche quello che fino a poco tempo prima adorava. Poiché la sua ragione profonda è il desiderio di piacere e di attirare, la sua attrattiva non può certo venire dall’uniformità, che è la madre della noia.
(Christian Dior)

I folli inventano le mode e i saggi le seguono.
(Anonimo)

La moda è fatta per andare fuori moda.
(Coco Chanel)

Puoi ottenere tutto ciò che voi se sei vestita per averlo
(Edit Head)

Le donne di solito amano quello che comprano, ma odiano i due terzi di ciò che è nei loro armadi.
(Mignon McLaughlin)

Piuttosto perdonare un brutto piede che delle brutte calze.
(Karl Kraus)

Un uomo può indossare ciò che vuole, resterà sempre un accessorio della donna.
(Coco Chanel)

Le donne sciocche seguono la moda, le pretenziose l’esagerano; ma le donne di buon gusto vengono a patti con essa.
(Émilie du Châtelet)

La moda passa, lo stile resta.
(Coco Chanel)

Il peccato capitale non è essere vestita male, ma indossare la cosa giusta nel posto sbagliato
(Edit Head)

L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare.
(Giorgio Armani)

Personalmente dipendo da Givenchy come le donne americane dipendono dal loro psichiatra.
(Audrey Hepburn)

Se una donna è malvestita si nota l’abito. Se è vestita impeccabilmente si nota la donna.
(Coco Chanel)

Dio ha fatto la femmina e i sarti hanno fatto la donna.
(Pitigrilli)

Le donne seguono la moda perché gli uomini le seguano.
(Anonimo)

Io non so chi abbia inventato i tacchi alti, ma tutte le donne gli devono molto.
(Marilyn Monroe)

“Victoria Albert Museum”. Quando arrivo alla sala che ospita la storia della moda, divento rigorosa e scientifica. Passo più tempo lì che in ogni altra sala. Ma poi vestiti e scarpe finiscono e ricominciano le statue e tutte quelle cianfrusaglie nelle bacheche.
(Sophie Kinsella, I love shopping)

Lo stile è l’abito dei pensieri, e un pensiero ben vestito come un uomo ben vestito, si presenta molto meglio.
(Lord Chesterfield)

Il variare delle mode è la tassa che l’industria del povero impone alla vanità del ricco.
(Nicolas de Chamfort)

La moda determina il prezzo delle merci e il valore delle virtù.
(Anonimo)

Metti su un trench e ti sentirai Audrey Hepburn a passeggio per Parigi.
(Michael Kors)

L’abito non deve appendersi al corpo, ma seguire le sue linee. Deve accompagnare chi lo indossa e quando una donna sorride l’abito deve sorridere con lei.
(Madeleine Vionnet)

Io non faccio la moda, io sono la moda.
(Coco Chanel)

La moda è la raffinatezza che corre davanti alla volgarità e teme di essere sorpassata.
(William Hazlitt)

La moda è femmina, dunque capricciosa.
(K.J. Weber)

La moda non è né morale né immorale, però è fatta per tirare su il morale.
(Karl Lagerfeld)

Tutti i vestiti delle donne, in ogni epoca e paese, non sono che variazioni sull’eterna lotta tra il desiderio di essere vestite e la voglia inconfessata di spogliarsi.
(Lin Yutang)

L’alta moda permette alle donne di ritrovare una silhouette che l’età ha fatto loro perdere.
(Charles James)

La moda è la maniere di dire che sei senza dover parlare.
(Rachel Zoe)

La moda non deve mai decidere chi sei. È lo stile a decidere chi sei. E a perpetuarlo.
(Quentin Crisp)

Date delle belle scarpe a una donna ed ella conquisterà il mondo.
(Marilyn Monroe)

Voglio solo cambiare il mondo, una paillettes alla volta.
(Lady Gaga)

La moda è architettura: è una questione di proporzioni.
(Coco Chanel)

Alcune persone pensano che il lusso sia l’opposto della povertà. Non lo è. È l’opposto della volgarità.
(Coco Chanel)

C’è una sola grande moda: la giovinezza.
(Leo Longanesi)

Ogni nuova moda è rifiuto di ereditare, è sovvertimento contro l’oppressione della vecchia moda; la moda si vive come un diritto, il diritto naturale del presente sul passato.
(Roland Barthes)

Nella moda è stato ancora più facile, perché, come diceva luminosamente Barthes, la moda è la rotazione dei possibili. È l’idea che ci sono alcune possibilità che vengono sfruttate in maniera circolare. Anche se poi non si ritorna mai allo stesso punto… Si procede, se vuoi, in modo elicoidale, a spirale.
(Gian Paolo Fabris)

L’uomo comune si copre. L’uomo elegante si veste.
(Michele Pernozzoli)

L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai.
(Audrey Hepburn)

Tutto è nell’attitudine.
(Diane von Furstenberg)

Nel corso degli anni ho imparato che ciò che è importante in un vestito è la donna che lo indossa.
(Yves Saint Laurent)

Essere “di moda” potrebbe essere un disastro per il 90 per cento delle donne. Non sei una pagina di Vogue.
(Anonimo)

La moda è ciò che segui quando non sai chi sei.
(Quentin Crisp)

Da come ti vesti si comprende cosa hai nel cuore: l’adulterio o la purezza, la gioia di vivere o la depressione.
(Danilo Ascoli)

L’abito non fa il monaco… fa il Signore!
(Michele Pernozzoli)

Non c’è nulla che tocca tanto la nostra immaginazione come una bella donna in un abito semplice.
(Joseph Addison)

Avrei voluto inventare una sola cosa nella vita: i blue jeans: non c’è nulla di più spettacolare, più pratico, più rilassato e disinvolto. Hanno espressione, modestia, sex appeal, semplicità – tutto ciò che vorrei per i miei vestiti.
(Yves Saint Laurent)

Cura il tuo aspetto: chi ha detto che l’amore è cieco?
(Mae West)

Molti uomini mi hanno detto che ho salvato il loro matrimonio. Forse è costato una fortuna in scarpe, ma è molto più economico di un divorzio.
(Manolo Blahnik)

Piuttosto fuor del mondo, che fuor di moda.
(Proverbio)

Legge della moda: se la scarpa si adatta al piede, è brutta.
(Anonimo)

L’unica cosa che ci separa dagli animali è la nostra capacità di mettere accessori.
(Robert Harling)

Il trionfo degli accessori in questa epoca si spiega facilmente. La gente si veste in modo sempre più destrutturato e casual. Sono rimaste le borse e soprattutto le scarpe a dare il tocco sexy a ogni look.
(Tamara Mellon)

A volte sono di moda cose così brutte e sgradevoli che sembra che la moda voglia dimostrare il suo potere facendoci portare quanto c’è di più detestabile;
(George Simmel)

L’unico svantaggio dell’essere figlia di un industriale della moda è che ogni volta che vado a letto con un ragazzo, mi tocca vedere il nome di mio padre scritto sui suoi boxer.
(Marci Klein)

I vestiti sono una bella passione. Alcuni sognano di avere una grande piscina, io preferisco gli armadi!
(Audrey Hepburn)

Orgoglio si riferisce a quello che pensiamo di noi stessi; la vanità a ciò che vorremmo che gli altri pensassero di noi.
(Jane Austen)

Detesto il narcisismo ma approvo la vanità
(Diana Vreeland)

Cammina come se ci fossero tre uomini dietro di te.
(Oscar de la Renta)

Vestiti bene dovunque tu vada, la vita è troppo corta per passare inosservati.
(Paris Hilton)

Un uomo non ti tratterà mai meglio di un grande magazzino.
(Dal film “I Love Shopping”)

Non riesco a concentrarmi con le scarpe basse.
(Victoria Beckam)

Le modelle in fondo sono solo scherzi genetici della natura, che spendono due ore al giorno con parruchieri e truccatori.
(R. Romijn Stamos)

Perché queste maschere gravi o meditative che vediamo così spesso sulle modelle nelle fotografie di moda? Di quale intensità caricano i loro sguardi? Vorrebbero forse significarci che, da quando si infilano questa giacca o questa minishort, i più alti pensieri le visitano? Improvvisamente, in questo abito a bretelle, esse percepiscono le filosofie più opache, chiariscono i misteri dell’essere?
(Eric Chevillard)

Raramente la gente discerne l’eloquenza sotto un mantello logoro.
(Giovenale)

Il mantello copre il brutto e il bello
(Proverbio)

Quando smetterò di fare la modella? Dipende dall’efficacia della mia crema antirughe.
(Heidi Klum)

Il più grande alleato della moda è il conformismo.
(Roberto Gervaso)

Il pubblico non deve capire la moda e deve essere indignato. In ciò consiste il trionfo della moda.
(Jurij Lotman)

La moda è così insopportabilmente brutta che va cambiata due volte all’anno.
(Oscar Wilde)

In tempi difficili, la moda è sempre scandalosa.
(Elsa Schiaparelli)

La moda dovrebbe essere una forma di evasione, non una prigionia. (Alexander McQueen)

Dieci anni prima del suo tempo una moda è indecente; dieci anni dopo, è orrenda; ma un secolo dopo, è romantica.
(James Laver)

La moda è contemporaneamente essere e non essere, si trova sempre sullo spartiacque fra passato e futuro e ci dà, finché è fiorente, un senso del presente così forte da superare in questo senso ogni altro presente.
(George Simmel)

La moda riflette sempre i tempi in cui vive, anche se, quando i tempi sono banali, preferiamo dimenticarlo.
(Coco Chanel)

Gli accostamenti più arditi riescono a far cantare i materiali e le forme.
(Krizia)

Il vestito deve seguire il corpo di una donna, e non viceversa.
(Hubert de Givenchy)

Il lusso, è la libertà di spirito, l’indipendenza, in breve il politicamente scorretto.
(Karl Lagerfeld)

Mi considero un artista, con l’unica differenza che le mie creazioni si indossano, non si appendono ad un muro.
(Roberto Cavalli)

Lo stile è avere coraggio delle proprie scelte, e anche il coraggio di dire di no. È gusto e cultura.
(Giorgio Armani)

Una davvero elegante è Kate Moss, capace di mescolare un capo di H&M con un pezzo d’alta moda.
(Barbara Hulanicki)

Alla moda del nudo sono contrario: un buon sedere è un buon sedere, ma per chi crea vestiti il nudo è autodistruzione.
(Giorgio Armani)

La bellezza salverà il mondo.
(Fëdor Dostoevskij)

I miei soldi li voglio là dove li posso vedere: tutti appesi nel mio armadio.
(Carrie Bradshaw)

Cos’è una consulente di moda? Una donna che impone i suoi gusti a donne che non ne hanno.
(Anonimo)

L’amore è l’unica griffe che non passerà mai di moda.
(Carrie Bradshaw)

Ed eccomi di nuovo con il solito problema: un armadio di vestiti e niente da mettermi.
(Carrie Bradshaw)

Gli snob sono i franchi tiratori e l’avanguardia della moda. Si ride di essi da principio, ma finiscono sempre per aver ragione loro.
(Francis de Miomandre)

Moda. Un’epidemia creata ad arte.
(George Bernard Shaw)

Io non vedo come un capo di abbigliamento possa essere indecente. Una persona, sì.
(Robert A. Heinlein)

Io sono una specie di ninfomane della moda che non raggiunge mai l’orgasmo.
(Karl Lagerfield)

I vestiti che preferisco sono quelli che io invento per una vita che non esiste ancora, il mondo di domani.
(Pierre Cardin)

Ogni persona che induca a pensare quanto costa l’abito che porta, non lo sa portare.
(Riccardo Bacchelli)

Un cameriere è un uomo che porta un frac senza che nessuno se ne accorga. Per contro ci sono degli uomini che hanno l’aspetto di camerieri appena si mettono un frac. Così in ambedue i casi il frac non ha nessun valore.
(Karl Kraus)

Oggi le gonne diventano sempre più corte e le scollature sempre più profonde: dobbiamo soltanto aspettare che s’incontrino.
(Pierre-Jean Vaillard)

Ho sempre rispettato la moda, soprattutto la mia.
(Karl Lagerfield)

La moda è prima di tutto l’arte del cambiamento.
(John Galliano)

Io so che cosa vogliono le donne. Vogliono essere belle.
(Valentino)

Le donne pensano, sinceramente, di vestirsi per noi. O per loro. Ma vero è che si vestono per stupirsi reciprocamente.
(Francis de Miomandre)

Nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro come un cappotto di cachemire e un paio di occhiali.
(Coco Chanel)

Se mi fosse permesso di scegliere uno dei libri che verranno pubblicati cento anni dopo la mia morte, sapete quale sceglierei? Una rivista di moda per sapere come si vestiranno le donne un secolo dopo la mia dipartita. Questi stracci in fondo mi diranno sull’umanità futura più di tutti i filosofi, i romanzieri, i profeti e gli studiosi.
(Anatole France)

Ciò che viene per prima, è la forma. Poi, la materia che esprime i volumi, la fluidità, il languore. Il colore non è che l’ultimo elemento.
(Pierre Cardin)

Chissà quante foglie di fico Eva avrà provato prima di dire: “Prendo questa”.
(Anonimo)

Moda. La dea dell’apparenza.
(Stéphane Mallarmé)

Se le forme sociali, i vestiti, i giudizi estetici, tutto lo stile in cui l’uomo si esprime, si trasformano continuamente attraverso la moda, allora la moda, cioè la nuova moda, appartiene soltanto alle classi sociali superiori. Non appena le classi inferiori cominciano ad appropriarsene superando i confini imposti dalle classi superiori e spezzando l’unità della loro reciproca appartenenza così simbolizzata, le classi superiori si volgono da questa moda ad un’altra, con la quale si differenziano nuovamente dalle grandi masse e il gioco può ricominciare.
(George Simmel)

L’essenza della moda consiste nell’appartenere sempre e soltanto a una parte del gruppo mentre tutto il gruppo è già avviato verso di essa
(George Simmel)

Per essere un bravo designer a Hollywood bisogna essere una combinazione tra psichiatra, artista, stilista, sarto, puntaspilli, storico, infermiere ed addetto agli acquisti.
(Edith Head)

Non essere alla moda è il miglior modo per non andare fuori moda.
(Jean Dion)

La moda ha il fascino dell’inizio e della fine insieme, il fascino della novità e nello stesso tempo della caducità.
(George Simmel)

Moda: Io sono la moda, tua sorella. Morte: Mia sorella? Moda: Sì, non ricordi che tutte e due siamo nate dalla Caducità?”
(Giacomo Leopardi)

La moda muore giovane.
(Cocteau)

Io baso il mio senso della moda su ciò che non prude.
(Gilda Radner)

Un tempo la moda la facevano i ricchi e i detentori del potere. Gli altri o si adeguavano o cercavano disperatamente di mostrare che erano simili al potere, alleati del potere, persone su cui si poteva contare, gente fidata, gente per bene. Adesso la moda la fanno le ragazzine, e le duchesse la copiano.
(Mary Quant)

Mi sono sempre vestto seguendo le regole della moda di base, tra cui: entrambi i tuoi calzini dovrebbe essere sempre dello stesso colore, oppure dovrebbero essere entrambi abbastanza scuri!
(Dave Barry)

La moda è un fenomeno sociale intimamente connesso all’attività inconscia dello spirito. È raro che noi si sappia chiaramente perché un certo stile ci piace, o perché non è più di moda.
(Carl Lévi-Strauss)

La moda è quel che uno porta: quello che portano gli altri è già passato di moda.
(Oscar Wilde)

Quello che passa di moda entra nel costume. Quello che scompare nel costume risuscita nella moda.
(Jean Baudrillard)

Chi di proposito è fuori moda accetta il contenuto sociale come il maniaco della moda, ma a differenza di quest’ultimo, che lo forma nella categoria dell’intensificazione, egli lo plasma in quella della negazione. Vestirsi fuori moda può diventare di moda in intere cerchie di una società estesa
(George Simmel)

Gli uomini creano spesso mode aberranti per vendicarsi delle donne.
(Roland Barthes)

Mi addolora fisicamente vedere una donna vittimizzata, resa patetica, dalla moda.
(Yves Saint Laurent)

Tutti i cervelli del mondo sono impotenti di fronte ad ogni fesseria che sia di moda.
(Jean De La Fontaine)

La moda costituisce un problema tutt’altro che frivolo, perché affonda le sue radici nella religione, nella politica, nell’arte.
(Gillo Dorfles)

Cenerentola è la prova che un paio di scarpe può cambiarti la vita.
(Anonimo)

La moda è un balletto, è lo spruzzo d’acqua nel parco, l’orchestra più sublime dell’eleganza intuitiva…
(Christian Dior)

Moda: luogo di scambio dialettico tra donna e merce, fra piacere e cadavere.
(Walter Benjamin)

Un nudista è semplicemente un essere umano, senza additivi artificiali.
(Anonimo)

Si deve considerare la moda come un sintomo del gusto dell’ideale che affiora nel cervello umano sopra tutto ciò che la vita naturale vi accumula di volgare, di terrestre, di immondo.
(Charles Baudelaire)

Dopo essere stati cacciati, Adamo rimase fermo ai cancelli, afferrò un grosso bastone e urlò: “Dov’era quel paradiso?” Nel frattempo, Eva si coprì con una nuova foglia di fico e disse: “Come ti sembra il mio nuovo vestito?”.
(Wiet Van Broeckhoven)

La moda deve essere una protesta.
(Wolfang Jopp)

La moda è l’autoritratto di una società e l’oroscopo che essa stessa fa del suo destino.
(Ennio Flaiano)

L’autorità della moda è tale, che ci obbliga ad essere ridicoli per non sembrarlo.
(Joseph Sanial-Dubay)

Così la moda non è altro che una delle tante forme di vita con le quali la tendenza all’uguaglianza sociale e quella alla differenziazione individuale e alla variazione si congiungono in un fare unitario
(George Simmel)

Per quanto riguarda le mode, le persone ragionevoli devono cambiare per ultime, ma non devono farsi aspettare.
(Montesquieu)

Questa era la mia passione: creare abiti, per tutto il resto sono un disastro!
(Valentino)

L’incuria nel vestire è un suicidio morale.
(Honoré de Balzac )

Sentivo dei passi che provenivano dell’armadio,
erano i vestiti che passavano di moda.
(Anonimo)

Si ripete spesso che la più grande prova d’affetto che una donna possa dare a un uomo è di sacrificargli la propria civetteria, di rinunciare alla moda. Nulla di più falso. Al contrario, la donna che ama si guarda bene dal lasciarsi distanziare da rivali. Segue fedelmente, rigorosamente le mode più di ogni altra cosa. Perché? Perché, innanzitutto, si tratta di rimanere la più bella, la più seducente, e perché, quando ci si trascura, s’invecchia, s’imbruttisce.
(Francis de Miomandre)

Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per virtù.
(Molière)

La moda è di tutti, lo stile è di tanti, la classe è di pochi.
(Anonimo)

Il moderno invecchia; il vecchio ritorna di moda.
(Leo Longanesi)

I giovani esprimono la loro rivolta conformandosi in modo rigoroso alla moda.
(Umar Timol)

Cose che non passeranno mai di moda: il nero (che va con tutto), un sorriso e l’educazione
(Egyzia, Twitter)

Niente passa tanto di moda come la moda.
(Bruno Munari)

Finita la settimana della moda.
E il settimo giorno Dior si riposò

(matteograndi, Twitter)

Sotto la tenda del circo

E oggi, tutti al circo! Si accendono le luci sulla pista, un’orchestra al completo e pronta sull’apposito palco per accompagnare fin dall’inizio lo spettacolo; il direttore, nel suo tradizionale abito, dà il via alla parata, una specie di sfilata in costume di tutti gli artisti che prenderanno parte alla rappresentazione e di un gruppo di animali (quelli docili, gli altri sono ancora nelle gabbie, e usciranno al momento opportuno).

Già gli spettatori, grandi e piccoli, avvertono il fascino di questo mondo tutto speciale, di uno spettacolo che esalta la forza e il coraggio e anche la fratellanza, e che come pochi altri sa darci tante profonde emozioni.

Sarà ancora il direttore del circo, ad annunciare, di volta in volta, i vari “numeri” che compongono la serata, che si svolgerà in un atmosferica di suoni, di luci e di colori.

Ecco gli equilibristi, nei loro spericolati esercizi; i giocolieri, che maneggiano con estrema disinvoltura decine di palle e bastoni colorati in movimento; la danzatrice-contorsionista, che ci ricorda, col suo difficile esercizio, le sinuose movenze del serpente; i formidabili trapezisti, che come angeli volano da un lato all’altro della pista; i simpaticissimi clown, nei loro sgargianti costumi, ci daranno una pausa di puro divertimento; ed ancora i numeri di brivido con la motocicletta che sembra librarsi nell’aria, come fosse un oggetto senza peso; ed in fine tutti i numeri con gli animali, compreso quello che porta sulla pista una decina di enormi elefanti!

Al successo del circo contribuisce la partecipazione spesso spettacolare degli animali.

Cavalli addestrati, capaci di eleganti evoluzioni o di perfetti passi di danza; cani, uccelli, orsi, foche, alle prese con tanti esercizi divertenti, animali feroci in numeri sensazionali, eseguiti entro speciali gabbie. 

Gli ammaestratori, che si occupano degli animali docili, e i domatori, che hanno invece il compito di preparare le belve, sono capaci di ottenere risultati sorprendenti, perché questi artisti oltre alla loro bravura e al loro impegno professionale mettono al servizio del circo due doti importantissime per raggiungere una perfetta intesa tra uomo e animale: una sensibilità particolare e una grande pazienza.
Al circo, anche stasera, tante risate e tanti applausi premieranno la fatica di questi straordinari artisti.

AFORISMI CITAZIONI SHOW

Frasi, citazioni e aforismi sullo spettacolo

C’è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo, c’è uno spettacolo più grandioso del cielo, ed è l’interno di un’anima.
(Victor Hugo)

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.
(Charles Bukowski)

Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi… io e te.
(Jovanotti)

Non c’è spettacolo sulla terra più attraente di quello di una bella donna in atto di cucinare la cena per una persona che ama.
(Tom Wolfe)

Uno spettacolo per gli dei la vita di due innamorati.
(Goethe)

La cosa incredibile non è il fatto che tu sia uno spettacolo, ma che sia io ad avere l’unico biglietto.
(GuidoFruscoloni, Twitter)

La mescolanza di bontà e intelligenza è lo spettacolo più interessante che si conosca. Non deve sorprendere che sia il meno frequente.
(Manuel Neila)

Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo tutti messi su un palcoscenico, e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.
(Charles Bukowski)

La Vita non è uno spettacolo muto o in bianco e nero. È un arcobaleno inesauribile di colori, un concerto interminabile di rumori, un caos fantasmagorico di voci e di volti, di creature le cui azioni si intrecciano o si sovrappongono per tessere la catena di eventi che determinano il nostro personale destino.
(Oriana Fallaci)

Un bel viso è il più bello di tutti gli spettacoli.
(Jean de La Bruyère)

Lo spettacolo del cielo mi sconvolge. Mi sconvolge vedere, in un cielo immenso, la falce della luna o il sole.
(Joan Miró)

Quando fai qualcosa di nobile e bello e nessuno lo nota, non essere triste.
Il sole ogni mattina è uno spettacolo bellissimo e tuttavia la maggior parte del pubblico dorme ancora.
(John Lennon)

Sapete, è geniale questa cosa che i giorni finiscono. E’ un sistema geniale. I giorni e poi le notti. E di nuovo i giorni. Sembra scontato, ma c’è del genio. E là dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo. I tramonti.
(Alessandro Baricco)

E’ nel cuore dell’uomo che la vita dello spettacolo della natura esiste; per riuscire a vederlo, bisogna sentirlo.
(Jean-Jacques Rousseau)

Lo spettacolo è nello spettatore.
(Alphonse de Lamartine)

Senza l’immaginazione, la realtà è uno spettacolo noioso che l’intelligenza esamina e classifica.
(Nicolás Gómez Dávila)

Lo spettacolo deve continuare – The Show Must Go On.
(Anonimo)

Ogni tanto, nelle giornate di vento, scendeva fino al lago e passava ore e guardarlo, giacché, disegnato sull’acqua, gli pareva di vedere l’inspiegabile spettacolo, lieve, che era stata la sua vita.
(Alessandro Baricco)

Lo sport è l’unico spettacolo che, per quante volte tu lo veda, non sai mai come andrà a finire.
(Neil Simon)

Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro.
(Pier Paolo Pasolini).

Uno spettacolo magnifico: balletto, opera e all’improvviso il sangue di un delitto.
(Richard Burton, parlando del rugby)

Ci sono tre date significative nella vita di uno spettacolo: il primo giorno di prove, il debutto e l’ultima sera.
(Dalla serie tv Ai confini della realtà)

Il mio ultimo spettacolo ha avuto tanto successo che la gente faceva a pugni per uscire.
(Walter Fontana)

Col mio spettacolo teatrale feci ben due anni di repliche, aspettando che qualcuno venisse a vederlo.
(MixMic76, Twitter)

Il mio spettacolo è stato un grande successo. Gli spettatori un fallimento.
(George Bernard Shaw)

Il cinema deve essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito.
(Sergio Leone)

L’umanità è una mandria di esseri che devono essere governati con la frode, l’inganno, e con lo spettacolo.
(Edmund Burke)

E’ il narcisismo autoreferenziale della società dello spettacolo ad aver prosciugato i pozzi della vergogna. Non soltanto nelle nostre società non esistono più interdetti generali, ma gli atti di cui un tempo ci si vergognava, piuttosto che celati, sono addirittura esibiti
(Roberto Esposito)

Quando sono in mutande sul divano, guardando la TV, penso: “Non sto guardando un bello spettacolo”. Per onestà intellettuale devo ammettere però che anche il mio televisore può dire la stessa cosa.
(Flavio Oreglio)

Il più grande comico vivente è Richard Nixon. Sono quasi due anni che, replicando lo stesso spettacolo, Watergate, riesce a far ridere mezzo mondo.
(Woody Allen)

Uno scrittore che si dà in spettacolo non dà lo spettacolo di uno scrittore.
(Robert Sabatier)

Lo spettacolo è il sole che non tramonta mai sull’impero della passività moderna. Esso ricopre tutta la superficie del mondo ed è immerso per l’eternità nella propria gloria
(Guy Debord)

La società dello spettacolo elimina la distanza geografica solo per la produzione di una nuova separazione interna.
(Guy Debord)

Tutta la vita delle società in cui regnano le moderne condi­zioni di produzione si presenta come un’immensa accumu­lazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione.
(Guy Debord)

Credo che lo spettacolo aspiri a diventare arte, e potrebbe riuscirci, ma se pensi che ciò accada realmente, sei un vero idiota.
(Steve Martin)

Nel mondo dello spettacolo non importa a nessuno quello che fai se fai guadagnare loro dei soldi.
(Joel Schumacher)

Ogni volta che pensi che i signori dell’intrattenimento abbiano raggiunto il livello più basso possibile, questi prendono il martello pneumatico e ra-ta-ta-ta, scendono ancora più in basso.
(Ellen Goodman)

È pericolosissimo quando l’informazione si traveste da spettacolo.
(Paolo Bonolis)

Credo che il mondo dello spettacolo abbia un modo tutto suo di essere brutalmente onesto rispetto a tanti altri ambienti di lavoro.
(Donal Logue)

Nello spettacolo, immagine dell’economia regnante, il fine non è niente, lo sviluppo è tutto. Lo spettacolo non vuole giungere a nient’altro che a sé stesso.
(Guy Debord)

Il passeggio, gli spettacoli, e le Chiese sono le principali occasioni di società che hanno gl’italiani, e in essi consiste, si può dir, tutta la loro società.”
(Giacomo Leopardi)

Ogni cosa nella mia vita è musica, perché ogni cosa nella vita è spettacolo. Ora che sto parlando con te sto facendo uno spettacolo per te. Quando uno ascolta un mio disco, sto facendo uno spettacolo per lui, a casa sua.
(Frank Zappa)

Un uomo, se possiede la vera sapienza, sa godere dell’intero spettacolo del mondo da una sedia, senza saper leggere, senza parlare con nessuno, solo con l’uso dei sensi e con l’anima che non sappia essere triste.
(Fernando Pessoa)

Il mondo è pieno di cose tragiche o comiche, eroiche o bizzarre o sorprendenti, e coloro che non sanno interessarsi allo spettacolo che offre perdono uno dei privilegi offerti dalla vita.
(Bertrand Russell)

La vita è solo un’interminabile replica di uno spettacolo che non avrà mai luogo.
(Dal film Il favoloso mondo di Amélie)

Non sempre la vita è uno spettacolo. Possiamo almeno evitare che diventi un circo.
(ChiaraNonEsiste, Twitter)

La vita non è uno spettacolo o una festa: è una situazione difficile.
(George Santayana)

Un uomo che vuol lavorare e non trova lavoro è forse lo spettacolo più triste che l’ineguaglianza della fortuna possa offrire sulla terra.
(Thomas Carlyle)

Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra persone, mediato da immagini.
(Guy Debord)

Lo spettacolo, grazie alla soppressione della scena, si estenderà alla sala intera del teatro e, partito dal suolo, si arrampicherà sui muri mediante leggere passerelle, avvolgerà fisicamente lo spettatore, lo terrà in una atmosfera ininterrotta di luce, di immagini e di rumori.
(Antonin Artaud)

Il mondo non è uno spettacolo ma un campo di battaglia.
(Giuseppe Mazzini)

Uno spettacolo si può preparare in un mese. Improvvisare, invece, richiede una vita.
(Pino Caruso)

Qual è il credo di ogni attore? Lo spettacolo anzi tutto! Con pioggia, neve, sole o vento. lo spettacolo anzi tutto!
(dal film Cantando sotto la pioggia)

Lo spettacolo è finito – Acta est fabula.

(Detto latino)

AFORISMI CITAZIONI ART

Aforismi sull’arte, sugli artisti e sulla critica d’arte

Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale.
(Marcel Proust)

Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima.
(George Bernard Shaw)

Esistono due modi per non apprezzare l’Arte.
Il primo consiste nel non apprezzarla. Il secondo nell’apprezzarla con razionalità.
(Oscar Wilde)

Se il mondo fosse chiaro, l’arte non esisterebbe.
(Albert Camus)

L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.
(Pablo Picasso)

Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.
(George Bernard Shaw)

Dio in realtà non è che un altro artista. Egli ha inventato la giraffa, l’elefante e il gatto. Non ha un vero stile: non fa altro che provare cose diverse.
(Pablo Picasso)

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.
(Paul Klee)

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano.
(Fabrizio Caramagna)

L’arte ci consente di trovare noi stessi e di perdere noi stessi nello stesso momento.
(Thomas Merton)

L’artista è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma di passaggio, da una tela di ragno.
(Pablo Picasso)

La vita abbatte e schiaccia l’anima e l’arte ti ricorda che ne hai una.
(Stella Adler)

Ogni bambino è un’artista. Il problema è poi come rimanere un’artista quando si cresce.
(Pablo Picasso)

Il tocco supremo dell’artista, sapere quando fermarsi.
(Arthur Conan Doyle)

L’artista dopo che ha lavorato deve sentirsi stanco, eccitato, qualche volta felice e quasi sempre insoddisfatto.
(Giacomo Balla)

La dignità dell’artista sta nel suo dovere di tener vivo il senso di meraviglia nel mondo.
(Gilbert K. Chesterton)

L’arte è l’unica cosa seria al mondo. E l’artista è l’unica persona che non è mai seria.
(Oscar Wilde)

Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno.
(Vincent Van Gogh)

Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista.
(San Francesco d’Assisi)

Arte è quando la mano, la testa, e il cuore dell’uomo vanno insieme.
(John Ruskin)

L’arte è una collaborazione tra l’uomo e Dio, e meno l’uomo fa, meglio è.
(André Gide)

L’arte rende tangibile la materia di cui sono fatti i sogni.
(Anonimo)

Un bravo artista è destinato ad essere infelice nella vita: ogni volta che ha fame e apre il suo sacco, vi trova dentro solo perle.
(Hermann Hesse)

Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.
(Pablo Picasso)

Ogni artista intinge il pennello nella sua anima, e dipinge la sua stessa natura nelle sue immagini.
(Henry Ward Beecher)

Mandare luce dentro le tenebre dei cuori degli uomini. Tale è il dovere dell’artista
(Schumann)

Per me l’arte viene prima della democrazia.
(Alfred Hitchcock)

L’arte è in incidente dal quale non si esce mai illesi.
(Leo Longanesi)

La scienza è ciò che comprendiamo abbastanza bene da spiegarla a un computer. L’arte è tutto quanto il resto.
(Donald Knuth)

L’arte è o plagio o rivoluzione.
(Paul Gauguin)

Ama l’arte; fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno.
(Gustave Flaubert)

L’arte è una menzogna che ci consente di riconoscere la verità.
(Pablo Picasso)

Arte è ciò di cui non si capisce il significato, ma si capisce avere un significato.
(Anonimo)

L’arte deve confortare il disturbato e disturbare il comodo.
(Banksy)

Nessuno può spiegare come le note di una melodia di Mozart, o le pieghe di un panneggio di Tiziano, producano i loro effetti essenziali. Se non lo senti, nessuno può fartelo sentire col ragionamento.
(John Ruskin)

Il compito attuale dell’arte è di introdurre caos nell’ordine.
(Theodor Adorno)

Dovete avere il Caos in voi per partorire una stella danzante.
(Friedrich Nietzsche)

L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità.
(Theodor Adorno)

L’oggetto dell’arte non è riprodurre la realtà, ma creare una realtà della stessa intensità.
(Alberto Giacometti)

Le arti sono le foreste pluviali della società. Producono l’ossigeno della libertà, e sono il primo sistema d’allarme a scattare quando la libertà è in pericolo.
(June Wayne)

Se c’è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell’infinito e del vago che chiamano anima, questa è l’arte.
(Gustave Flaubert)

Nessuno ha mai scritto, dipinto, scolpito, modellato, costruito o inventato se non per uscire letteralmente dall’inferno.
(Antonin Artaud)

Le più belle opere degli uomini sono ostinatamente dolorose.
(André Gide)

Le opere, come nei pozzi artesiani, salgono tanto più alte quanto più a fondo la sofferenza ha scavato il cuore.
(Marcel Proust)

Le opere d’arte sono sempre il frutto dell’essere stati in pericolo, dell’essersi spinti, in un’esperienza, fino al limite estremo oltre il quale nessuno può andare.
(Rainer Maria Rilke)

Gli artisti possono colorare il cielo di rosso perché sanno che è blu. Quelli di noi che non sono artisti devono colorare le cose come realmente sono o la gente penserebbe che sono stupidi.
(Jules Feiffer)

Per lavorare, per creare serenamente un’opera, una grande opera, bisognerebbe non vedere nessuno, non interessarsi a nessuno, non amare nessuno, ma allora per quale ragione fare un’opera?
(Georges Duhamel)

Ciò che l’arte tenta di distruggere è la monotonia del tipo, la schiavitù della moda, la tirannia delle abitudini, e l’abbassamento dell’uomo al livello della macchina.
(Oscar Wilde)

Il progresso di un artista è un continuo sacrificio di sé, una continua estinzione della personalità.
(Thomas Stearns Eliot)

Tutta la grande arte nasce da un senso di indignazione.
(Glenn Close)

Ci sono due tipi di artisti: quelli che vogliono passare alla storia e quelli che si accontentano di passare alla cassa.
(Giorgio Gaber)

Artista è soltanto chi sa fare della soluzione un enigma.
(Karl Kraus)

Benché si legga con la mente, la sede del piacere artistico è tra le scapole; è quel piccolo brivido che sentiamo là dietro.
(Vladimir Nabokov)

Un’opera d’arte per divenire immortale deve sempre superare i limiti dell’umano senza preoccuparsi né del buon senso né della logica.
(Giorgio De Chirico)

L’Arte ha parlato molte più lingue di quelle che l’uomo stesso abbia mai creato.
(Davide Sallustio)

I capolavori non sono fatti per sbalordire. Sono fatti per persuadere, per convincere, per entrare in noi attraverso i pori.
(Jean Auguste Dominique Ingres)

Chi ha arte o scienza
quegli ha anche religione;
Chi non ha arte o scienza
quegli abbia religione.
(Goethe)

Ogni grande opera d’arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità.
(Daniel Barenboim)

Arte è ciò che il mondo diventerà, non ciò che il mondo è.
(Karl Kraus)

Quando un’opera d’arte sembra in anticipo sul suo tempo, è vero invece che il tempo è in ritardo rispetto all’opera.
(Jean Cocteau)

Non è vero che gli artisti debbano esprimere il contenuto di un’epoca, essi devono dare a un’epoca un contenuto.
(Konrad Fiedler)

Uno dei compiti principali dell’arte è sempre stato quello di creare esigenze che al momento non è in grado di soddisfare.
(Walter Benjamin)

Si può esistere senza arte, ma senza di essa non si può Vivere.
(Oscar Wilde)

L’arte non insegna niente, tranne il senso della vita.
(Henry Miller)

Con un’opera d’arte bisogna avere il comportamento che si ha con un gran signore: mettervisi di fronte e aspettare che ci dica qualcosa.
(Arthur Schopenhauer)

Si può conquistare il mondo non solo come capitano, sottomettendolo, ma anche come filosofo, penetrandolo, e come artista, accogliendolo in sé e rigenerandolo.
(Christian Friedrich Hebbel)

Lo scienziato non porta niente di nuovo. Inventa soltanto ciò che serve. L’artista scopre ciò che non serve. Porta il nuovo.
(Karl Kraus)

Un artista è uno che produce cose di cui la gente non ha alcun bisogno ma che lui – per qualche ragione – pensa sia una buona idea darle.
(Andy Warhol)

I glutei sono la parte più esteticamente gradevole del corpo perché non sono funzionali. Anche se nascondono un orifizio essenziale, queste inutili rotondità sono, tra le forme umane, le più vicine a quella che è l’astrazione dell’arte.
(Kenneth Tynan)

Nessun grande artista vede mai le cose come veramente sono. Altrimenti non sarebbe più un artista.
(Oscar Wilde)

L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri.
(Edgar Degas)

Non vi è alcun metodo più sicuro per evadere dal mondo che seguendo l’arte, e nessun metodo più sicuro di unirsi al mondo che tramite l’arte.
(Goethe)

I tre criteri di un’opera d’arte: armonia, intensità, continuità.
(Arthur Schnitzler)

Impara le regole come un professionista, affinché tu possa infrangerle come un artista.
(Pablo Picasso)

Bisogna rifare dieci volte, cento volte lo stesso soggetto. Niente, in arte, deve sembrare dovuto al caso.
(Edgar Degas)

La natura imita ciò che l’opera d’arte le propone. Avete notato come, da qualche tempo, la natura si è messa a somigliare ai paesaggi di Corot?
(Oscar Wilde)

La vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita.
(Oscar Wilde)

La vita è così orribile che la si può sopportare soltanto fuggendola. E lo si fa vivendo nell’arte.
(Gustave Flaubert)

La sola arte di cui mi accontento è quella che, elevandosi dall’inquietudine, tende alla serenità.
(André Gide)

La realtà produce una parte dell’arte, il sentimento la completa.
(Jean-Baptiste Camille Corot)

L’opera d’arte è un messaggio fondamentalmente ambiguo, una pluralità di significati che convivono in un solo significante.
(Umberto Eco)

La buona arte è quella che ti lascia entrare da tante angolazioni diverse e uscire con tante prospettive diverse.
(Mary Schmich)

Farci sentire piccoli nel modo giusto è una funzione dell’arte; gli uomini possono farci sentire piccoli solo nel modo sbagliato.
(Edward Morgan Forster)

Arte significa: dentro a ogni cosa mostrare Dio.
(Hermann Hesse)

La più bella esperienza che possiamo avere è il mistero – l’emozione fondamentale che sta alla base della vera arte e della vera scienza.
(Albert Einstein)

L’arte non deve mai tentare di farsi popolare. Il pubblico deve cercare di diventare artistico.
(Oscar Wilde)

Se è arte non può essere popolare e se è popolare non può essere arte.
(Arnold Schönberg)

Arte consiste di limitazione. La parte più bella di ogni quadro è la cornice.
(GK Chesterton)

Alla domanda: “Che cos’è l’arte?” Si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l’arte è ciò che tutti sanno che cosa (Benedetto Croce)

Lascia che ti chieda una cosa: che cosa non è arte?
(Anonimo)

L’arte non ha bisogno di alcuna risposta. E’ una domanda che vuole restare tale.
(Claudio Parmiggiani)

C’è soltanto una cosa che vale nell’opera d’arte ed è quella che non si riesce a spiegare.
(Georges Braque)

Un artista non può parlare della sua arte più di quanto una pianta possa discutere di orticoltura.
(Jean Cocteau)

La Natura è rivelazione di Dio; l’Arte, rivelazione dell’uomo.
(Henry Wadsworth Longfellow)

La grande arte riprende da dove finisce la natura.
(Marc Chagall)

La natura è una casa stregata, l’arte è una casa che cerca di essere stregata.
(Emily Dickinson).

L’arte non è uno specchio per riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo.
(Vladimir Majakovskij)

Che cosa è l’arte? Ciò per cui le forme diventano stile.
(André Malraux)

Chi dice che non si può vedere un pensiero semplicemente non conosce l’arte.
(Wynetka Ann Reynolds)

Perché è bella l’arte? Perché è inutile. Perché è brutta la vita? Perché è tutta fini e propositi e intenzioni.
(Fernando Pessoa)

L’arte e la religione sono, dopo tutto, due strade attraverso le quali gli uomini fuggono dalla realtà concreta nel desiderio dell’estasi.
(Clive Bell)

L’arte sconvolge, la scienza rassicura.
(Georges Braque)

La cultura è la regola; l’arte è l’eccezione.
(Jean-Luc Godard)

L’arte astratta non esiste. Devi sempre cominciare con qualcosa. Dopo puoi rimuovere tutte le tracce della realtà
(Pablo Picasso)

Nel mondo dell’arte c’è una guerra sola: quella tra Circe e Orfeo. Tra Circe che trasforma gli uomini in bestie e Orfeo che trasforma i bruti in uomini.
(Giovanni Papini)

L’arte, questo prolungamento della foresta delle vostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell’infinito dello spazio e del tempo.
(Filippo Tommaso Marinetti)

L’arte è una attività umana che possiede come propri scopi la trasmissione alle altre persone dei più alti e migliori sentimenti al quale l’uomo sia mai arrivato.
(Lev Tolstoj)

Scopo di ogni artista è arrestare il movimento, che è vita, con mezzi artificiali, e tenerlo fermo ma in tal modo che cent’anni dopo, quando un estraneo lo guarderà, torni a muoversi, perché è vita.
(William Faulkner)

Spesso siamo colpiti dal contrasto abissale fra la bellezza dell’opera d’arte e la vita disordinata, a volte meschina del suo artefice. Wagner, con le sue opere ci comunica sentimenti sublimi, mentre nella sua vita privata era disordinato e avido. Villon e Marlowe erano degli asociali, Michelangelo era cupo, avaro, collerico, quasi intrattabile. Perché dobbiamo allora valutare moralmente la persona che sta dietro il ruolo che svolge, al di fuori delle oggettivazioni in cui si è realizzata? Non ci basta il risultato del suo impegno, non ci basta la perfezione del suo lavoro?
(Francesco Alberoni)

Perché un’opera sia veramente bella, bisogna che l’autore vi dimentichi sé stesso, e mi permetta di dimenticarlo.
(François de Salignac de La Mothe-Fénelon)

La sincerità è un grande ostacolo che l’artista deve vincere.
(Fernando Pessoa)

Rivelare l’arte e nascondere l’artista è il fine dell’arte.
(Oscar Wilde)

Le opere d’arte sono di una solitudine infinita, e nulla può raggiungerle meno della critica.
(Rainer Maria Rilke)

L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati.
(Leo Longanesi)

Tutti gli artisti son disposti a soffrire per la propria arte. Ma perché così pochi artisti sono disposti a imparare a disegnare?
(Banski)

La critica è la vendetta dell’intellettuale sull’arte.
(Susan Sontag)

La cosa che sente più stupidaggini al mondo è probabilmente un quadro di museo.
(Edmond e Jules de Goncourt)

L’arte viene prodotta dal privo di talento e venduta dal privo di scrupoli al perplesso.
(Al Capp)

La pubblicità è l’unica forma d’arte che l’America ha inventato e sviluppato.
(Gore Vidal)

L’arte, come la teologia, è una frode ben confezionata.
(Philip K. Dick)

Ciò che fa il successo di un bel po’ di opere è il rapporto accertato tra la mediocrità delle idee dell’autore e la mediocrità delle idee del pubblico.
(Nicolas de Chamfort)

L’arte non esige dagli artisti talento, ma opere.
(Anonimo)

Se si vende, è arte.
(Frank Lloyd)

Artista. Un uomo che non prostituirà mai la sua arte, eccetto che per denaro.
(Henri Meyers)

Quando i banchieri si riuniscono per cena, discutono di arte. Quando gli artisti si riuniscono per cena, discutono di denaro.
(Oscar Wilde)

Un’opera d’arte si spegne, impallidisce nelle stanze dove ha un prezzo ma non un valore.
(Ernst Jünger)

Il temperamento artistico è una malattia che affligge i dilettanti.
(Gilbert Keith Chesterton)

L’arte sono tutte le opere d’arte, pubblicate nei libri di storia dell’arte.
(Achille Bonito Oliva)

Adesso posso dire che l’arte è una sciocchezza.
(Arthur Rimbaud)

Ma in defi­ni­tiva io non credo alla fun­zione crea­trice dell’artista. È un uomo come tutti gli altri, che fa certe cose, ma anche il busi­ness­man, ad esem­pio, fa certe cose
(Marcel Duchamp)

Io mi definisco “anar­ti­sta” invece di arti­sta, o meglio ancora, “respi­ra­tore”. La mia atti­vità con­si­ste, sem­pli­ce­mente, nel vivere.
(Marcel Duchamp)

In arte è difficile dire qualcosa che sia altrettanto buono del non dire niente.
(Ludwig Wittgenstein)

Se la mia affittcamere dice che un quadro è grazioso e io dico che è orrendo, non ci contraddiciamo.
(Ludwig Wittgenstein)

Quando il criterio dell’arte era la solida costruzione, l’attenta osservanza delle regole – pochi potevano tentare di essere artisti, e la maggior parte di costoro sono molto buoni. Ma quando si è iniziato a considerare l’arte da espressione di creazione a espressione di sentimenti, ognuno poteva essere artista, perché tutti hanno dei sentimenti.
(Fernando Pessoa)

L’uomo deve rendersi conto che occupa nel creato uno spazio infinitamente piccolo e che nessuna delle sue invenzioni estetiche può competere con un minerale, un insetto o un fiore. Un uccello, uno scarabeo o una farfalla meritano la stessa fervida attenzione di un quadro di Tiziano o del Tintoretto, ma noi abbiamo dimenticato come guardare.
(Claude Lévi-Strauss)

L’arte moderna è ciò che accade quando i pittori smettono di guardare alle ragazze e si persuadono di avere un’idea migliore.
(John Ciardi)

L’arte moderna si chiama così perché non ha nessuna probabilità di diventare antica.
(Nikita Chrušcëv)

I capolavori oggi hanno i minuti contati.
(Ennio Flaiano)

Un’arista che vuole avere successo non è più un’artista. E’ una persona che vuole avere successo.
(Piero Fornasetti)

Più frequentiamo le mostre d’arte moderna, più tutto sembra assomigliare a un’opera d’arte, compresi la sedia dell’addetto alla sorveglianza e l’estintore.
(Brian Sewell)

L’unico modo di valutare autenticamente un’opera d’arte è vedere se essa stimola davvero una revisione del nostro modo di essere al mondo.
(Gianni Vattimo)

L’arte è uno di quei pochi territori dove è ancora possibile cercare delle verità.
(Wolf Vostell)

Senza l’arte avremmo bisogno di troppe spiegazioni.
(Anonimo)

La vita è troppo breve per restare con “i piedi per terra”, quindi dipingi, scolpisci, scrivi, recita, danza… insomma sogna.
(Davide Sallustio)

L’autore nella sua opera dovrebbe essere come Dio nell’universo, presente ovunque e visibile da nessuna parte.
(Gustave Flaubert)

Ho pensato che l’argilla deve sentirsi felice nelle mani del vasaio.
(Janet Fitch)

La natura agisce secondo leggi che si è prescritta d’accordo col Creatore, l’arte secondi leggi sulle quali si è messa d’accordo con il Genio.
(Goethe)

Nessuno può aggiungere niente a un albero, a un fiore. Così una vera opera d’arte.
(Christian Friedrich Hebbel)

Senza arte, la crudezza della realtà renderebbe il mondo insopportabile.
(George Bernard Shaw)

AFORISMI CITAZIONI CULTURE

Frasi, citazioni e aforismi sulla cultura

La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande.
(Hans Georg Gadamer)

Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti.
(Karl Kraus)

La cultura è l’unica droga che crea indipendenza.
(Anonimo)

La cultura è un bene comune primario come l’acqua; i teatri le biblioteche i cinema sono come tanti acquedotti.
(Claudio Abbado)

Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze.
(Norberto Bobbio)

Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura.
(Pier Paolo Pasolini)

La società di massa non vuole cultura, ma svago.
(Hannah Arendt)

A sostenere il peso della cultura ormai c’è rimasto solo l’eroismo silenzioso delle mensole.
(niky_lista, Twitter)

La cultura, in tv, è come la pornografia: trova spazio solo di notte.
(Pino Caruso)

Chi è per lo sport ha le masse al suo fianco, chi è per la cultura ha le masse contro, e per questo tutti i governi sono sempre per lo sport e contro la cultura.
(Thomas Bernhard)

Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno.
(Karl Kraus)

Senza cultura e la relativa libertà che ne deriva, la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla. Ecco perché ogni autentica creazione è in realtà un regalo per il futuro.
(Albert Camus)

Le radici della cultura sono amare, ma i frutti sono dolci.
(Aristotele)

La cultura non è professione per pochi: è una condizione per tutti, che completa l’esistenza dell’uomo.
(Elio Vittorini)

Cultura: l’urlo degli uomini in faccia al loro destino.
(Albert Camus)

La cultura… ciò che fa sì che l’uomo non sia solo un incidente nell’universo.
(André Malraux)

La cultura serve a non servire.
(Anonimo)

Un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura, è come un albero senza radici.
(Marcus Garvey)

Credo che che la televisione abbia abbassato il livello culturale degli intellettuali.
(Ennio Flaiano)

La televisione favorisce la cultura, ogni volta che la accendo vado a leggere un libro nell’altra stanza.
(Groucho Marx)

La televisione dà la cultura a chi non ce l’ha e la toglie a chi ce l’ha.
(Umberto Eco)

La donna è stata bloccata per secoli. Quando ha accesso alla cultura è come un’affamata. E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è già saturo.
(Rita Levi Montalcini)

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri
(Antonio Gramsci)

La cultura è fatta per essere utilizzata, messa in pratica. Non è un oggetto da ammirare, contemplare. Non è uno strumento di potere, non deve servire a sottomettere, intimorire. Non deve servire ad accrescere i propri privilegi.
(Sabina Guzzanti)

Colto è l’uomo che non converte la cultura in professione.
(Nicolás Gómez Dávila)

Ci sono persone colte persino tra i professori!
(Benedetto Croce)

Le persone colte amano imparare, le persone ignoranti pretendono d’insegnare.
(Edmond Le Berquier)

Per me cultura significa creazione di vita.
(Cesare Zavattini)

Quando ero una bambina, quando ero un’adolescente, i libri mi hanno salvato dalla disperazione: ciò mi ha convinto che la cultura è il più alto dei valori.
(Simone de Beauvoir)

La droga è sempre un surrogato. E precisamente un surrogato della cultura.
(Pier Paolo Pasolini)

Per me l’uomo colto è colui che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve.
(Umberto Eco)

Il valore della cultura si rivela nel modo più chiaro quando una persona colta prende la parola a proposito di un problema che sta fuori dall’ambito della sua cultura.
(Karl Kraus)

Questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce. La cultura è una cosa ben diversa.
(Antonio Gramsci)

Cultura significa anzitutto creare una coscienza civile, fare in modo che chi studia sia consapevole della dignità. L’uomo di cultura deve reagire a tutto ciò che è offesa alla sua dignità, alla sua coscienza. Altrimenti la cultura non serve a nulla.
(Oriana Fallaci)

La cultura è ciò che rimane quando si sono dimenticate tutte le nozioni.
(Anonimo)

La cultura: trattenere molto poco dal molto, cosi come a quelle squisite feste cinesi in cui è consentito di assaggiare una porzione modesta da oltre un centinaio di piatti.
(Gheorghe Gricurcu)

Cultura non è leggere molto, né sapere molto: è conoscere molto.
(Fernando Pessoa)

La cultura ha guadagnato soprattutto da quei libri con cui gli editori hanno perso.
(Thomas Fuller)

Fare dono della cultura è fare dono della sete. Il resto sarà una conseguenza.
(Antoine de Saint-Exupery)

Non sembrare mai più istruito delle persone che stai frequentando. Indossa la tua cultura come un orologio da tasca, e tienila nascosta. Non tirarlo fuori per vedere l’ora, ma dai l’orario quando ti viene chiesto.
(Conte di Chesterfield)

Ogni nuovo libro che leggo entra a far parte di quel libro complessivo e unitario che è la somma delle mie letture.
(Italo Calvino)

Gli uomini colti sono superiori agli incolti nella stessa misura in cui i vivi sono superiori ai morti.
(Aristotele)

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa
(Blaise Pascal)

Solo l’uomo colto è libero
(Epitteto)

Nel tempio della cultura entriamo per imparare a non inginocchiarci
(Nicolae Petrescu Redi)

La cultura è un ornamento nella buona sorte, un rifugio nell’avversa.
(Aristotele)

Un analfabeta ha sempre una certa grazia, che poi va perduta attraverso la cultura. Poi si ritrova a un altissimo grado di cultura, ma la cultura media è sempre corruttrice.
(Pier Paolo Pasolini)

La cultura consiste di connessioni, non di separazioni: specializzarsi è isolare.
(Carlos Fuentes)

Nessuna cultura può vivere se cerca di essere esclusiva.
(Mahatma Gandhi)

L’uomo molto ricco deve parlare sempre di poesia o di musica ed esprimere pensieri elevati, cercando di mettere a disagio le persone che vorrebbero ammirarlo per la sua ricchezza soltanto.
(Ennio Flaiano)

Una vasta cultura è una farmacia ben fornita: ma non c’è modo di avere la sicurezza che non ci venga porto del cianuro per curare un raffreddore.
(Karl Kraus)

Il più istruito di tutti è colui che conosce meglio tutto ciò che vi è di più lontano dalla vita quotidiana, dall’osservazione immediata, che non è di alcuna utilità pratica, che non può essere provato dall’esperienza e che, dopo esser passato attraverso un gran numero di stadi intermedi, resta ancora pieno di incertezza, di difficoltà e di contraddizioni. È vedere e ascoltare con occhi e orecchie altrui, è credere ciecamente al giudizio degli altri. La persona istruita è fiera della sua conoscenza di nomi e di date, non di quella di uomini e cose. Non pensa e non s’interessa ai suoi vicini di casa, ma è al corrente degli usi e costumi delle tribù e delle caste degli indù e dei tartari calmucchi.
(William Hazlitt)

Ciò che si chiama cultura consiste, per una parte degli intellettuali, nel perseguitare l’altra parte.
(Jean-François Revel)

L’ignoranza è il punto di vista che manca agli uomini di cultura.
(Pino Caruso)

Grave errore pensare che le persone colte siano sempre intelligenti.
(saraepunto, Twitter)

Il guaio di farsi una cultura è che il processo richiede molto tempo, ti brucia la parte migliore della vita, e quando hai finito l’unica cosa che sai è che ti sarebbe convenuto di più fare il banchiere.
(Philip K. Dick)

Il principale svantaggio di sapere di più, e di vedere più lontano degli altri, in genere è di non essere compresi. Chi è intellettualmente dotato tende a esprimersi per paradossi, e questo lo colloca subito fuori la portata del lettore comune. […] La grande felicità della vita è di non essere né migliore né peggiore della media di quelli che incontri. Se sei al di sotto, ti calpestano, se sei al di sopra degli altri trovi subito che il loro livello è inaccettabilmente basso, perché rimangono indifferenti davanti a ciò che t’interessa di più. A che serve essere virtuosi in un locale notturno, o saggi in un manicomio?
(William Hazlitt)

La cultura non sostenuta dal buon senso è raddoppiata follia.
(Baltasar Gracián)

È meglio non sapere né leggere né scrivere, che non saper fare altro che questo.
(William Hazlitt)

La parola Cultura mi appare gigantesca, enorme, degna di non essere scomodata di continuo.
(Giangiacomo Feltrinelli)

Senza istruzione corriamo il rischio di prendere sul serio le persone istruite.
(GK Chesterton)

La cultura è come la marmellata: meno se ne ha e più la si spalma.
(Françoise Sagan)

E poi che importa della cultura? Quando scrisse l’Amleto, Molière aveva forse letto Rostand? No.
(Pierre Desproges)

La cultura è soprattutto una unità di stile che si manifesta in tutte le attività di una nazione.
(Friedrich Nietzsche)

La cultura, presa nel suo significato etnografico più ampio, è quell’insieme che include conoscenze, credenze, arte, morale, legge, costume e ogni altra capacità e usanza acquisita dall’uomo come appartenente a una società.
(Marco Aime)

A un certo punto non fu più la biologia a dominare il destino dell’uomo, ma il prodotto del suo cervello: la cultura.
(James Clerk Maxwell)

La guerra è il sistema più spiccio per trasmettere una cultura.
(Anthony Burgess)

Il principale compito della cultura, la sua vera ragione d’essere, è di difenderci contro la natura.
(Sigmund Freud)

La cultura è tutto ciò che noi facciamo e le scimmie non fanno.
(Lord Raglan)

Non c’è bisogno di bruciare i libri per distruggere una cultura. Basta convincere la gente a smettere di leggere.
(Ray Bradbury)

Non sono interessato a vivere in una città dove non c’è un’opera teatrale di Samuel Beckett in programmazione.
(Edward Albee)

Siamo un Paese di persone colte. Sul fatto.
(Anonimo)

Hanno ucciso la cultura. Sapeva troppo.
(Nicola Farina)

Cultura. Facile da definire. Tutto quello che non pensiamo sia cultura è cultura.
(Giuseppe Pontiggia)

La chitarra

La chitarra è uno strumento musicale cordofono a pizzico, che può essere suonato con i polpastrelli, con le unghie o con un plettro.

La chitarra moderna ha origine dalla chitarra barocca che a sua volta deriva dallo strumento medievale a cinque corde chiamato quinterna (dal latino “quinque” = cinque e dal persiano “tar” = corda).

Le prime chitarre medievali avevano quattro corde come pure il liuto: I primi liuti arabi erano montati con sole 4 corde di fili di seta da qui la parola “Chahar” quattro e “Tar” corde da cui la parola araba Qîtâra dalla quale derivano anche le parole: kithára, la quinterna guiterne Gittern, citola e chitarra in Italia.

Lo strumento più antico ritrovato simile ad una chitarra ha 3500 anni ed è stato scoperto nella tomba egizia di Har-Mose Sen-Mut[1]. A sua volta le radici vanno trovate nelsetar persiano (Iran) e nella la citara.

Dalla seconda metà del XVII secolo fino alla metà del XIX secolo, con i progetti e le innovazioni apportate in Spagna da Antonio de Torres, si ha la nascita del prototipo della chitarra classica moderna[2]

La conseguente diminuzione della sonorità, data dal fatto che si passa a sei corde semplici dalle dieci (cioè 5 corde doppie chiamate cori) o dodici corde (6 corde doppie) in uso sulla chitarra barocca, fu compensata dall’allargamento della cassa e dall’apertura completa della buca in mezzo alla tavola armonica[3]

La chitarra a sei corde sostituì la chitarra barocca perché più facile da maneggiare e suonare e con una struttura più robusta. Questo passaggio dalla chitarra barocca a quella moderna può essere paragonato alla sostituzione della viola da gamba con il violoncello[4]


Le prime chitarre a sei corde

Alla fine del XVIII secolo i liutai napoletani furono i primi a produrre chitarre a sei corde: erano di dimensioni piuttosto ridotte, costruite in acero o legni da frutto. La chitarra napoletana più antica che conosciamo è del 1764 di Antonio Vinaccia. Lo strumento è interessante perché presenta quasi tutte le caratteristiche della chitarra moderna.[Nota 1]

« Nell’Ottocento, l’arte della liuteria chitarristica aveva raggiunto, in Italia, un altissimo grado di raffinatezza: i Fabricatore[Nota 2] avevano autorevolmente guidato a Napoli la transizione tra gli strumenti settecenteschi e quelli nuovi, a sei corde semplici, e i Guadagnini avevano acquisito, con la loro dinastia, in quel di Torino, un meritato prestigio[5] »
(Angelo Gilardino)

Subito dopo anche in Spagna la chitarra a 6 corde cominciò ad affermarsi soprattutto a Malaga e Siviglia.[Nota 3] Anche in Francia, verso il 1820, fiorisce questa caratteristica grazie al liutaio Renѐ François Lacôte molto apprezzato da famosi chitarristi del suo tempo: Fernando Sor e Ferdinando Carulli. A Cremona, Carlo Bergonzi, attivo dal 1780-1820, costruisce alcune interessanti chitarre a 6 corde.[6][Nota 4]

Ritratto di Antonio de Torres


L’innovazione di Antonio de Torres Jurado

I primi strumenti costruiti da Antonio de Torres arrivati a noi sono del 1854 e hanno già tutte le caratteristiche della chitarra classica moderna.
De Torres fu il primo a concentrare la propria attenzione sulla tavola armonica, aumentandone la superficie e disponendo il ponticello nel punto di massima larghezza. Dispose tre catene trasversali, due sopra e una sotto la buca; nella parte sotto il ponte si trovano sette raggi simmetrici disposti a ventaglio. Nel 1862 costruì una chitarra con fasce e fondo di cartone per dimostrare le sue tesi sull’importanza della tavola armonica e dall’incatenatura. Torres fissò le misure moderne del manico e della tastiera e la forma del ponte[7]


Christian Frederik Martin e la Chitarra Folk

 Una chitarra Martin in stile Staufer(c.1838), New York

Christian Frederik Martin, liutaio tedesco, dopo aver imparato l’arte della liuteria presso la bottega della grande famiglia di liutai Staufer a Vienna, nel 1833 si trasferì a New York da Mark Neukirchen e affitta un negozio (precisamente a Hudson Street 196) per la sua attività di rivenditore, grossista e importatore di strumenti[8] Qui si dedica alla riparazione di vari strumenti in legno e alla creazione di sue chitarre acustiche, strutturate secondo il modello Legnani di Staufer e con corde di budello[9]

Nel 1920 la liuteria Martin (con la nuova aziende a Nazareth, Pennsylvania nel 1838) cominciò a costruire chitarre con corde in acciaio, grazie alla forte richiesta dei musicisti Country. Questo aumento di tensione, dato dalle corde in acciaio, portò forti adeguamenti alla struttura della cassa, adattando la speciale incatenatura della tavola ad “X” (già sviluppata verso il 1850). Questa incatenatura è ancora utilizzata nella maggior parte delle chitarre folk adesso in uso[10]


La nascita della chitarra elettrica

Gibson L-5

La storia della chitarra elettrica inizia quando si avvertì l’esigenza di uno strumento che avesse alcune caratteristiche proprie della chitarra (specialmente per quanto attiene alle modalità di esecuzione), ma che potesse suonare insieme agli altri senza esserne sovrastato dal volume di suono.Orville Gibson(Chateaugay, New York, 1856) era un abile liutaio specializzato in mandolini e chitarre. Sperimentò dei mandolini basandosi sulle progettazioni dei violini e dal 1890 applicó questa tecnica anche sulle chitarre, producendo strumenti a cassa arcuata e a buca ovale utilizzando corde d’acciaio al posto di quelle di budello per ottenere una maggiore potenza sonora, così che la chitarra non venisse sovrastata dagli altri strumenti nei complessi masse blues. Creò così l’odierna chitarra archtop.

Lloyd Loar, progettista alla Gibson dal 1920 al 1924, condusse i primi esperimenti mediante l’adozione di rilevatori in prossimità delle corde. Il concetto di chitarra elettrica deve però molto alle intuizioni di Adolph Rickenbacker, che nel 1931 realizzò il primo pick-up elettromagnetico (un dispositivo elettronico in grado di trasformare le vibrazioni delle corde in impulsi di tipo elettrico) e iniziò ad applicarlo ai normali strumenti acustici, creando una chitarra lap steel chiamata frying pan guitar, in due modelli (A22 e A25)[11]

Nel 1935 la Gibson iniziò la produzione del modello ES 150, una chitarra semiacustica con cassa di risonanza, aperture a “f” sulla tavola e un unico pick-up. Il modello riscosse un grande successo. Finalmente la chitarra, grazie all’amplificazione, poteva inserirsi meglio nelle formazioni del tempo, senza essere sovrastata dal volume degli altri strumenti.

Molti si cimentarono nella costruzione di chitarre elettriche, limitandosi di fatto ad amplificare il suono di strumenti acustici. Se da una parte la presenza di una cassa armonica combinata ad un pick-up produceva un suono pastoso e ricco di armoniche, dall’altra presentava una serie di svantaggi, tra cui il più fastidioso era l’effetto noto come feedbackacustico. La cassa dello strumento entrava in risonanza (effetto Larsen) con il suono emesso dall’amplificatore, creando echi, armonici e fischi di difficile gestione, col risultato di un suono sgradevole di difficile definizione.

Nel 1941 Les Paul, chitarrista e inventore, crea nei laboratori Epiphone un prototipo, detto The Log, ideato per ovviare al problema del feedback. Esso consisteva in un manico di chitarra acustica attaccato a un blocco di legno massiccio su cui erano installate le parti elettriche, e ai cui lati erano fissati le due “ali” di una chitarra acustica a forma di otto. Les Paul la propose l’idea alla Gibson che la rifiutò.

Nel 1948 Leo Fender, tecnico progettista di amplificatori, dà una svolta definitiva e crea la Broadcaster, una chitarra con due pick-up single coil miscelabili e con il corpo pieno in legno massiccio che annulla completamente le risonanze indesiderate e aumenta il sustain delle corde, sviluppando il concetto di chitarra solid body. Inoltre lo strumento di Leo Fender presenta un vantaggio fondamentale: le fasi di costruzione e assemblaggio delle parti che compongono lo strumento sono molto semplificate. Questo si traduce nella possibilità di automatizzare il processo di produzione e di conseguenza produrre gli strumenti in serie, con costi notevolmente più contenuti. Il successo è enorme, tanto che la Broadcaster, divenuta poi Telecaster, viene prodotta dalla Fender ancor oggi.


La struttura e le sue parti

Fondo chitarra Taylor in Ovangkol dell’Africa tropicale

Nella chitarra ci sono due sistemi che concorrono al funzionamento dello strumento: un sistema di produzione e amplificazione del suono e un sistema del sostegno. Una buona chitarra deve avere un ottimo equilibrio fra questi due sistemi, deve essere elastica e deformarsi in modo controllato e nelle sezioni utili[12] Descriveremo le varie parti partendo dall’alto:


Paletta

La paletta è la parte finale del manico e sostiene la meccanica dell’accordatura. Si unisce al manico in diversi modi: incollata con incastro a V o con giuntura obliqua invertita oppure, la paletta e il manico sono ricavate da un solo pezzo di legno (questo ultimo metodo è ormai poco utilizzato perché rende molto fragile il manico nel punto attacco con la paletta, dove le fibre sono inclinate).Nelle chitarre fino all’inizio del XIX secolo le corde della chitarra venivano accordate tramite Piroli conici inseriti verticalmente nella paletta poi sostituiti con meccaniche a chiavi, che consentono un’accordatura più agevole e stabile[12].


Manico

Il manico supporta la tastiera e termina con un tacco fissato alla cassa armonica. I legni utilizzati nel manico e nella paletta sono gli stessi: Cedro di Cuba (Cederla Odorata con peso specifico 0,45 – 0,55), il Mogano dell’Honduras (Swietenia macrophilla con peso specifico 0,58 – 0,75) e più’ raramente di acero[13]


Capotasto

Si trova nella parte estrema della tastiera e rappresenta il punto iniziale della parte vibrante della corda. Nelle chitarre più’ pregiate il materiale del capotasto è di avorio oppure di osso, nelle chitarre più’ economiche solitamente è di plastica[14]


Tastiera

Vari modelli di tastiere di palissandro e ebano

La Tastiera è il supporto dei tasti e solitamente di legno duro come palissandro o ebano per sopportare lo strofinamento continuo delle dita e delle corde.
Dopo che il manico è stato unito a livello della cassa, il liutaio incolla la tastiera che percorre la parte del manico e parte della tavola armonica fino alla buca. La larghezza della tastiera varia da chitarra a chitarra. Generalmente nella chitarra classica si ha una tastiera molto larga e si stringe nelle chitarra folk ed elettriche[15]


Tasti

I tasti sono composti da una lamina inserita nel legno e la parte esterna con la sezione a semicerchio. Il materiale dei tasti è L’Alpacca (una lega costituita da rame,zinco e nichel) molto resistente alla corrosione[13].La posizione dei tasti si può’ ottenere matematicamente con la “Regola del diciotto” (più’ precisamente 17,835). Questa formula si applica nel seguente modo: Si divide la lunghezza del diapason della chitarra per 17.835, in questo modo troviamo la larghezza del primo tasto cioè, la distanza tra il capotasto e la prima lamina inserita nel manico. Per calcolare la distanza tra il primo tasto e il secondo, si divide la lunghezza rimasta (dall’osso al primo tasto) e la si divide per 17,835. Si continua così per ogni tasto, ottenendo tasti in proporzione sempre più’ piccoli[16]

Qui sotto una tabella che rappresenta la tastiera e le note che possiamo trovare su ogni singola corda, come possiamo notare su ogni corda troviamo tutte le note della scala cromatica:

Corda1° tasto2° tasto3° tasto4° tasto5° tasto6° tasto7° tasto8° tasto9° tasto10° tasto11° tasto12° tasto
1 MiFaFa#SolSol#LaLa#SiDoDo#ReRe#Mi
2 SiDoDo#ReRe#MiFaFa#SolSol#LaLa#Si
3 SolSol#LaLa#SiDoDo#ReRe#MiFaFa#Sol
4 ReRe#MiFaFa#SolSol#LaLa#SiDoDo#Re
5 LaLa#SiDoDo#ReRe#MiFaFa#SolSol#La
6 MiFaFa#SolSol#LaLa#SiDoDo#ReRe#Mi

Corde

Corde della chitarra

Nel passato le corde erano di Minugia (budella di ovini) o di metallo. Nella seconda metà degli anni 40 con l’avvento del nylon la minugia è stata quasi interamente sostituita anche perché, con il nylon, si poteva aumentare la tensione e quindi potenziare il suono della chitarra[17] Questa ricerca di maggior volume ha riguardato tutti gli strumenti alla fine del XVIII secolo in poi, e ha portato alla nascita della chitarra classica in Europa, della chitarra folk in America (grazie a Christian F.Martin) con le corde in acciaio, fino a dare origine alla chitarra elettrica.[18]

Nella chitarra classica si hanno le prime tre corde (MI, SI, SOL) in plastica e le altre tre (RE, LA, MI) hanno un’anima in nylon multifilamento o seta, avvolta da un filo di rame argentato.


Cassa armonica

Particolare vista interno della cassa armonica con incatenatura a “X” della tavola armonica

La cassa armonica è la parte della chitarra che ha la funzione di sostenere e amplificare il suono delle corde. È composta dalle fasce dal fondo e dalla tavola armonica.


Fasce e fondo

Le fasce e il fondo sostengono la tavola armonica e riflettono il suono. Sono composte da due asticelle di legno dallo spessore di circa 2 mm e piegate a caldo per seguire la forma della tavola armonica. Le fasce sono incollate al manico e dalla parte opposta a un blocchetto di legno. Il fondo è costituito da due assicelle di legno dallo spessore di circa 3 mm aperte a libro e incollate tra di loro. È rinforzato da 3 o 4 catene di abete trasversali. I legni utilizzati per queste parti sono generalmente duri: Palissandro Brasiliano o indiano, Mogano, Ovangkol, Koa, Sapele, Acero e Ebano tra i più’ utilizzati.


Tavola armonica

La tavola armonica è composta da due assicelle di legno morbido dalla spessore di circa 2,5 mm aperte a libro e incollate tra di loro. Il suono della chitarra dipende soprattutto dalla qualità del legno utilizzato per la tavola: abete maschiato il più’ utilizzato delle chitarre da concerto e il Cedro rosso[19] Nella parte che sta all’interno della cassa vi sono applicate delle catene, formate da listelli di abete intagliati, che hanno la funzione di sostenere strutturalmente la sottile e fragile tavola armonica e di distribuire l’energia trasmessa dal ponte a tutta la parte inferiore della tavola stessa. L’incatenatura, cioè la disposizione delle catena, influisce in modo importante sulla qualità del suono e ogni costruttore, secondo la propria esperienza e gusto, sceglie il proprio disegno e disposizione[20]


Ponte

Ponte e osso di una chitarra classica

Il ponte, o ponticello, è incollato sulla tavola armonica; la sua funzione è di trasmettere le vibrazioni delle corde alla cassa armonica. il diapason e l’altezza delle corde sulla tastiera dipendono da dove è posizionato il ponte[20]. Il materiale migliore per il ponte è l’ebano perché’ con la sua densità prolunga il suono dato dalle vibrazioni della corda. Altri legni utilizzati sono: Palissandro e mogano[16].


Osso

L’osso è una sbarretta, solitamente di colore bianco, e può essere di diversi materiali: avorio, osso o plastica. Incastrato nella parte anteriore del ponte, è mobile ed è tenuto fermo dalla pressione delle corde. Permette di regolare facilmente l’altezza delle corde sulla tastiera[21]


Accordatura

Suono corde a vuoto (dalla prima alla sesta e viceversa)

La chitarra di tipo spagnolo o andaluso ha sei corde, ma spesso esistono delle variazioni; ad esempio in Brasile è diffuso un tipo di chitarra a sette corde. Un’altra variazione comune è la chitarra a dodici corde, che però porta la medesima accordatura replicata in ottava da corde accoppiate più sottili.

L’accordatura più comune, nota come accordatura spagnola o accordatura standard, è Mi-Si-Sol-Re-La-Mi, dalla corda più acuta alla più grave o, nell’uso anglosassone,E-B-G-D-A-E.[Nota 5]

Questa accordatura, in cui l’intervallo tra due corde adiacenti è di una quarta giusta (tranne che tra seconda e terza corda, che distano di una terza maggiore), si è imposta per ragioni storiche e perché forniva un buon compromesso nelle posizioni per formare accordi. Esistono anche accordature aperte, ad esempio l’accordatura sarda, in cui le corde a vuoto suonano un Do maggiore, e le accordature alternative. Queste accordature vengono usate in alcuni particolari generi musicali e sono spesso prescritte dai compositori per l’esecuzione di singoli brani.


Diapason

Diapason 645 mm della chitarra Martin 00-15

Chitarre 1/2, 3/4, 4/4.

Il diapason è la lunghezza totale della corda vibrante a vuoto e si misura dal lato interno del capotasto al punto in cui la prima corda (Mi cantino) entra in contatto con l’osso del ponte[16].

Una prima divisione tra le chitarre riguarda proprio il diapason [Nota 6], vi sono infatti tipi di chitarre dette 1/2, 3/4, 4/4, baritono, tenore, ecc.

Va, in ogni caso, tenuto presente che anche tra le chitarre di taglia normale (4/4) il diapason presenta una certa variabilità: ad esempio, nell’ambito delle chitarre classiche di attuale produzione il diapason standard misura 650 mm, ma spesso i modelli di livello medio-alto o alto si possono ottenere, in alternativa, con diapason più lungo o più corto: 664 mm[Nota 7]; 660, 640, 630 mm[Nota 8]; 660 o 640[Nota 9]; 655 mm.

Nelle chitarre acustiche il diapason varia da 610 mm a 660 mm. La tensione aumenta proporzionalmente rispetto alla lunghezza dalla corda[16].

Le chitarre possono essere suddivise innanzitutto in due grandi categorie, a seconda del modo in cui viene amplificato il suono delle corde in vibrazione: tramite la cassa armonica(chitarre acustiche; oppure tramite microfoni o pickup magnetici che convertono le vibrazioni delle corde in segnali trasmessi a un amplificatore (chitarre elettriche):


Tipi di chitarre


Chitarre acustiche

Le chitarre acustiche presentano un corpo vuoto chiamato cassa armonica. L’energia delle corde viene trasmessa dal ponte alla cassa. La tavola armonica vibra per simpatia con le vibrazioni delle corde e la cassa armonica ne amplifica il suono.[22]

Qui di seguito vedremo le varie tipologie di chitarre acustiche:


Chitarra classica

Una chitarra classica

Si possono anche trovare chitarre classiche a spalla mancante per facilitare lo spostamento nelle zone più alte della tastiera, e amplificate. Le chitarre flamenco sono molto simili per costruzione; hanno una protezione di plastica trasparente sopra e sotto la buca (detta golpero) per garantire l’integrità del sottile legno della tavola armonica dai colpi con le dita caratteristici di questo stile (vedi golpe e rasgueado).Le tre corde più sottili sono in plastica; le tre più grosse sono di nylon rivestito di metallo, o talvolta di seta rivestita di metallo. In passato, le corde erano di budello di agnello. L’amplificazione è ottenuta per risonanza dal corpo vuoto a forma di otto (la cassa armonica), mentre la tavola superiore è responsabile dello spostamento d’aria. Il cavigliere (o paletta) è leggermente inclinato all’indietro. Secondo la posizione tradizionale usata per la musica classica, questo tipo di chitarra si suona da seduti, con le dita, poggiando lo strumento sulla gamba sinistra, leggermente rialzata tramite un apposito poggiapiede.


Chitarra folk

Una chitarra folk con spalla mancante

Le chitarre folk o chitarre acustiche hanno solitamente sei corde. A volte sono “a spalla mancante” (in inglese cutaway), cioè è presente una rientranza sul margine inferiore della cassa armonica, per consentire di raggiungere i tasti più alti. Possono essere amplificate o elettrificate, ovvero munite di un sistema per amplificarne fedelmente il suono che comprende generalmente pickup solitamente piezoelettrici o magnetici ed eventualmente microfoni, con attaccojack per collegare direttamente lo strumento a un impianto PA o a un amplificatore.

La chitarra folk ha vari formati di cassa armonica: dai modelli piccoli detti “parlor” ai più grandi come la “Dreadnought”. Ha un manico rinforzato con un’asta di ferro all’interno (detta truss rod) per resistere alla maggiore tensione dovuta alle corde metalliche; essa è di solito regolabile e consente così di modificare la curvatura del manico a seconda delle preferenze di chi suona. La si può trovare in tutti i generi moderni, come il folk, il blues, il rock, la fusion, nei balli tradizionali (es.: country), eccetera.

Le corde metalliche conferiscono un suono brillante e pulito e vengono suonate con il plettro, con le dita (fingerstyle), o anche con dita e plettro contemporaneamente. Esistono versioni con spalla mancante (cutaway) per consentire un migliore accesso ai tasti delle note più alte, e versioni elettrificate per amplificare il suono direttamente senza l’ausilio di microfono esterno.
Appartiene a questo tipo la chitarra battente (o chitarra italiana)[23] La Gibson cominciò a produrre chitarre folk dagli anni trenta, con cassa grande detta “Jumbo” in concorrenza alle famose Martin Dreadnought[11] I maggiori costruttori di chitarre folk sono Martin, Taylor, Gibson, Ovation ecc.

Vari modelli e formati di chitarre Folk



Chitarre multicorde

Chitarra a 10 corde

Una delle prime chitarre a 10 corde fu pensata dal chitarrista Ferdinando Carulli assieme al liutaio francese René Lacôte nei primi del’Ottocento. Le cinque corde più acute avevano la possibilità di essere tastate, mentre le altre cinque venivano usate come corde a vuoto per i bassi. Con l’aiuto di una macchinetta applicata sulla paletta si poteva alterare di un semitono l’accordatura di alcune corde a vuoto (precisamente DO, FA e SOL; decima, settima e sesta corda) avendo la possibilità di più bassi[24]

 

Accordatura della chitarra decacorde di Carulli e Lacôte

Fra le possibili variazioni vi è il violão 7 cordas brasiliano, dove la settima corda, più grave del mi basso, si accorda Si oppure Do. Esistono le chitarre a otto corde utilizzate negli anni quaranta, usate in ambito jazz e, in tempi più recenti, utilizzate massicciamente da chitarristi di generi più aggressivi come hard rock e metal. Vi sono chitarre classiche a dieci, undici, dodici o quattordici corde (corde non doppie).


Chitarra a 12 corde

La chitarra a 12 corde (da non confondersi con la chitarra multicorde a dodici corde singole), ha sei coppie di corde montate a due a due, con le corde di ogni coppia molto vicine. Viene usata molto nel folk (es. nel fado), nel rock and roll, nella fusion, ma anche in tutti gli altri generi moderni, poiché il suo suono è molto intenso.

Le due coppie di corde più acute vengono accordate all’unisono, le restanti con un’ottava di intervallo. Si suona come una normale chitarra a sei corde, con la differenza che si premono due corde alla volta con un dito; data l’intensità del suono si presta molto bene all’accompagnamento ma un po’ meno all’uso solista.

Può essere di tipo folk o elettrico, esclusivamente a corde metalliche; come nei corrispondenti modelli a sei corde è provvista di truss rod, spesso doppio per sopportare la maggiore tensione delle corde.


Chitarra resofonica

Queste chitarre hanno un suono molto forte dall’inconfondibile timbro tagliente e metallico. Le vibrazioni delle corde sono trasmesse dal ponte a un piatto di metallo che si comparta da risonatore e amplifica il suono. Possono essere con la cassa armonica interamente di metallo con il risonatore a cono, come le prime chitarre National, oppure come le prime chitarre Dobro con la cassa in legno e il risonatore a forma di ciotola in metallo.[25]Le chitarre a risonatore metallico, conosciute anche come National o Dobro, furono costruite negli anni venti dai fratelli Dopyera, fondatori della National Guitar Company e successivamente della Dobro Company (nel 1934 avvenne la fusione di queste due società) .


Chitarra elettrica

Una chitarra elettrica Solid Body

È un tipo di chitarra in cui la vibrazione delle corde viene rilevata da uno o più pick-up magnetici che la trasformano in un segnale che viene convogliato in un amplificatore acustico, il quale rende udibile il suono dello strumento. La tipologia delle chitarre elettriche vede quelle a corpo solido (solid body), senza cassa acustica, e le semiacustiche hollow body (corpo cavo), o semi-hollow body.


Solid body

il suono è prodotto da pickup magnetici che convertono le vibrazioni delle corde in segnali trasmessi a un amplificatore che funziona a corrente elettrica. La cassa armonica non è quindi necessaria e infatti le chitarre elettriche hanno nella maggioranza dei casi un corpo pieno e rigido; il suono acustico in questo caso è molto debole e poco percepibile. Le corde sono necessariamente metalliche e il manico è quindi rinforzato da truss rod. È usata massicciamente nel blues, nel rock and roll, nel country, nel jazz, nel jazz-rock, nella fusion e nel metal.

chitarre “semiacustiche”

chitarra Semiacustica Gibson CS-336

sono chitarre elettriche, amplificate quindi tramite pick-up magnetici, ma con cassa di risonanza e con due buche laterali a “f”, simili a quelle degli strumenti ad arco: il suono è principalmente elettrico, ma con dinamiche che ricordano quelle di una chitarra acustica; storicamente è il primo tipo di chitarra elettrica, derivata dalle archtopacustiche degli anni venti; è il tipo di chitarra elettrica di solito preferita nel jazz e nel rhythm and blues.


chitarre acustiche elettrificate

Sono chitarre acustiche che montano sistemi elettronici (di solito trasduttori piezoelettrici e/o microfoni) per riprodurre il loro suono, generato acusticamente, anche attraverso un impianto audio o un amplificatore e consentire quindi di rendere il suono chiaro e udibile anche in grandi ambienti occupati da molte persone.


chitarre elettriche “a piezo”

sono chitarre elettriche che oltre ai pickup magnetici, o al posto di questi, hanno anche trasduttori piezoelettrici per riprodurre un suono che assuma certe caratteristiche tipiche della chitarra folk.


Le tecniche

Di solito, la mano destra pizzica le corde, in corrispondenza della buca, facendole vibrare, mentre la sinistra preme le corde sul manico. Fra i chitarristi mancini, alcuni usano uno strumento che è l’immagine speculare di un corrispondente destrorso (e quindi con le corde ribaltate rispetto a un destrorso), altri usano uno strumento destrorso ma rovesciato (e quindi senza mutare l’ordine delle corde), altri ancora usano uno strumento destrorso rovesciato ma con le corde ribaltate; ma vi è anche chi usa strumenti destrorsi al modo dei destrorsi.

Esistono diversi modi o tecniche per suonare la chitarra. Un breve excursus fra le più famose e utilizzate vede le seguenti. Per una trattazione più vasta e approfondita si può consultare la categoria tecnica chitarristica.


Slide Guitar

Con slide guitar si intende in primo luogo un modo di suonare la chitarra, vale a dire l’utilizzo di un pezzo di materiale sufficientemente pesante e liscio (ai tempi del blues delle origini, spesso un collo di bottiglia, in inglese bottleneck, o il manico di un coltello a serramanico) che viene fatto strisciare sulle corde senza premerle contro i tasti per ottenere un suono glissato. Il collo di bottiglia viene infilato su un dito della mano sinistra (anulare o mignolo) e fatto scorrere sulle corde, le dita rimaste libere suonano sui tasti nel modo usuale, anche se con minore libertà di movimento.

A causa di questo fatto, spesso per questa tecnica sono preferite le accordature aperte, che evitano corde vuote accordate su note non appartenenti all’accordo di tonica e facilitano il modo di suonare, specialmente se si tratta di musica modale come fondamentalmente è il blues stesso.

Un’altra tecnica consiste nell’appoggiare la chitarra in grembo (lap style), con la tavola armonica verso l’alto, e usare la mano sinistra unicamente con la tecnica slide: le dita afferrano l’oggetto liscio e pesante e non premono più sui tasti. In questo caso l’accordatura aperta è quasi obbligatoria. Sono quindi state realizzate chitarre apposite per essere suonate con questa tecnica: prive di tasti metallici e con le corde più rialzate rispetto ad una normale chitarra, usate ad esempio nel blues e nel country.

Un importante sviluppo di questo tipo di chitarra è la chitarra indiana, usata in India e ricavata da una chitarra occidentale suonata in lap style, ma con un diverso tipo di accordatura: le corde per la melodia(fondamentalmente non si usano accordi) sono tre o quattro (accordate su tonica-quinta-ottava o tonica-quinta-ottava-quarta), e vengono affiancate da una dozzina di sottili corde di risonanza accordate sulle note della scala usata. Ci sono poi due corde di bordone accordate sulla tonica, suonate spesso per ribadire il punto di riferimento fondamentale (la tonica stessa). Questa chitarra è usata esclusivamente per la musica modale.


Fingerstyle

Il fingerstyle (letteralmente “stile delle dita”), fingerpicking (lett. “pizzicare con le dita”) o diteggiato è una tecnica usata per suonare, oltre alla chitarra, il basso e altri strumenti a corda. Viene eseguita usando le punte delle dita e le unghie al posto del plettro.

Ciò che nello specifico lo differenzia dallo stile classico è l’uso del pollice della mano destra che suona il “basso alternato”. Il pollice marca cioè ogni quarto della battuta suonando una nota bassa sulle due/tre corde più gravi, mentre le altre dita (indice, eventualmente accompagnato dal medio e anche dall’anulare) suonano le altre corde e sviluppano quindi, a seconda dell’arrangiamento, sia l’armonia sia la melodia. È caratteristico dei generi folk, country-jazz e blues. Viene anche usato da esponenti noti del rock and roll, come Mark Knopfler e Jeff Beck, sebbene resti una pratica poco diffusa sulla chitarra elettrica. In Italia un esponente noto di questo stile è Alex Britti.


Flatpicking

Il flatpicking è la tecnica di suonare la chitarra con l’utilizzo di una penna (o anche plettro). Questo è sicuramente il sistema più comunemente utilizzato da tutti, anche se comunque presenta una grande diversità di approcci.

Esistono tanti modelli di plettro, differenti principalmente per dimensioni e durezza. Comunemente si utilizzano plettri morbidi per la chitarra folk e plettri duri per la chitarra elettrica, ma questa regola è naturalmente piena di eccezioni.

Fra le eccezioni più note si cita il chitarrista dei Queen, Brian May, che ha trovato il suo suono ideale suonando con l’ausilio di una monetina da sei pence britannici.


Shred

Lo shred è una tecnica mista che privilegia la velocità di esecuzione per mezzo di tecniche come legato, alternate picking, sweep-picking ed economy picking. Prevalentemente utilizzata nella musica metal, è legata a chitarristi quali John Petrucci, Yngwie Malmsteen, Steve Vai, Joe Satriani, Michael Angelo Batio, Kee Marcello, Paul Gilbert e Jeff Loomis.


Altre tecniche utilizzate

  • Bending
  • Chicken picking
  • Hammer-on
  • Palm mute
  • Pennata alternata
  • Pizzicato
  • Pull-off
  • Rasgueado
  • Sweep-picking
  • Tapping
  • Tecnica della tambora
  • Tocco appoggiato
  • Tremolo

Museo della Musica di Barcellona


Chitarra ritmica

La chitarra ritmica (o chitarra di accompagnamento), specialmente nel rock, è la chitarra che si suona per accompagnare armonicamente e dare ritmo a un brano: in questo senso il suono non risalta in maniera particolare.

Più in generale, la chitarra ritmica viene contrapposta alla chitarra solista, ma può indicare anche solo la funzione ricoperta da uno strumento: spesso infatti, in realtà, i due ruoli all’interno di un gruppo vengono ricoperti da una sola. Nel caso che nel gruppo ci siano invece due chitarristi, spesso uno dei due esegue solamente la sezione ritmica, mentre l’altro si concentra sia su quest’ultima sia sugli assolo.

Molte band presentano una sola chitarra, quali Led Zeppelin, Nirvana, U2, Bon Jovi, Queen, Pink Floyd, Red Hot Chili Peppers, Blink-182 solo per citarne alcuni. Presentano (o presentavano) invece nella formazione più di una chitarra gruppi come Scorpions, Aerosmith, The Beatles, AC/DC, Guns N’ Roses, Slipknot, Linkin Park, Litfiba, Avenged Sevenfold, Kiss, The Clash o The Rolling Stones e gli Iron Maiden, che presentano addirittura tre chitarre simultanee.

Va inoltre sottolineato che, il più delle volte, il ritmo della chitarra differisce sia da quello della melodia sia da quello dato dalle percussioni.


Chitarra solista

La chitarra solista è invece la chitarra che ha la funzione di sostituire, anziché accompagnare, la voce per la durata di una strofa (il cosiddetto assolo); potendo andare oltre l’estensione vocale viene utilizzata quindi per variarne e arricchirne la melodia.

È utilizzata in alcuni gruppi in aggiunta alla chitarra di accompagnamento: infatti se la chitarra d’accompagnamento dovesse interrompere un giro di accordi per iniziare un assolo, sarebbe difficile non notare un istante di stacco; tuttavia in alcuni gruppi con molta esperienza ciò non accade, ovvero il chitarrista di accompagnamento esegue anche assoli, lasciando temporaneamente la parte ritmica al basso e/o alpianoforte.

Capita sovente (soprattutto nell’hard rock e nell’heavy metal) che i chitarristi, quando ve ne sia più di uno, non abbiano un ruolo fisso e che si alternino suonando ciascuno le proprie parti ritmiche e il proprio assolo durante l’esecuzione di un brano. In alcuni casi, entrambe le chitarre possono eseguire un assolo in contemporanea (suonando insieme le stesse note e accordi simili), lasciando al solo basso la parte ritmica.


Note esplicative

  1. ^ In questa pagina si può vedere la Chitarra di Vinaccia: http://www.gettyimages.it/detail/foto/transitional-guitar-by-antonio-vinaccia-italy-18th-fotografie-stock/556422705.
  2. ^ In questa pagina possiamo vedere uno degli strumenti più antichi di questo autore e uno dei primi esempi di chitarra a sei corde semplici. http://www.frignanilorenzo.com/strumenti-a-pizzico/strumenti-antichi/chitarra-g.b.fabricatore-1794-1f015-22.html.
  3. ^ In questa pagina si può vedere una Chitarra Spagnola del 1804: http://www.gettyimages.it/detail/foto/spanish-six-course-guitar-made-by-pages-c-1804-front-fotografie-stock/87854320.
  4. ^ In questa pagina si può vedere la Chitarra di Bergonzi: http://www.gettyimages.it/detail/foto/guitar-attributed-to-carlo-bergonzi-italy-18th-fotografie-stock/162279397.
  5. ^ Dette note, nella loro denominazione completa (cioè con gli indici di ottava italiani e inglesi), sono: mi3, si2, sol2, re2, la1, mi1; e secondo il citato uso anglosassone: E4, B3, G3, D3, A2, E2.
  6. ^ In spagnolo: tiro o escala (e, commercialmente, perfino distancia entre huesos), in ingl.: scale. Va tenuto presente che il termine spagnolo diapasón designa, invece, la tastiera della chitarra.
  7. ^ per esempio come questa José Ramirez “la C664” http://www.guitarsalon.com/store/p4083-2010-jose-ramirez-quot1a-c664quot-cdin.html; detta a tiro largo, in opposizione a tiro corto che corrisponde al diapason standard di 650 mm.
  8. ^ per esempio come Manuel Contreras II.
  9. ^ per esempio come Kohno/Sakurai.

Note bibliografiche

  1. ^ Har-Mose e Sen-Mut
  2. ^ Allorto 1990, pag. 5.
  3. ^ Radole 1997, pag. 127.
  4. ^ Sachs 1996, pag. 445.
  5. ^ Gilardino Grimaldi 2013, p. 9.
  6. ^ Allorto 1990, p. 10.
  7. ^ Allorto 1990, pag 11.
  8. ^ Osborne 2012, p. 204.
  9. ^ Allorto 1990, p. 9.
  10. ^ Carta 2011, p. 20.
  11. ^ a b Denyer 2000, pp. 46-47.
  12. ^ a b Denyer 2000, p. 18.
  13. ^ a b Denyer 2000, p. 19.
  14. ^ Denyer 2000, p. 38.
  15. ^ Denyer 2000, p. 39.
  16. ^ a b c d Denyer 2000, p. 40.
  17. ^ Denyer 2000, p. 162.
  18. ^ Allorto 1990, p. 15.
  19. ^ Allorto 1990, p. 20.
  20. ^ a b Denyer 2000, p. 21.
  21. ^ Allorto 1990, p. 22.
  22. ^ Denyer 2000, p.34.
  23. ^ Denyer 2000.
  24. ^ Allorto 1990.
  25. ^ Denyer 2000,  p. 48.

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Cinema, prima proiezione pubblica a Parigi nel 1895

Il 28 dicembre 1895 le “immagini in movimento” dei fratelli Lumière, Louis e Auguste, vennero proiettate in un locale pubblico, ricavato nel sotterraneo del Grand Cafè del Boulevard des Capucines, a Parigi.

Immediatamente il Cinématographe Lumière suscitò un’enorme sensazione. Lì il pubblico poté assistere, per la prima volta, a brevi  riprese della vita quotidiana, storie vere, fatti di cronaca che mostravano persone impegnate nelle azioni di tutti i giorni. per esempio, una folla di operai all’uscita da una fabbrica, la famiglia Lumière riunita a tavola, un ginnasta in azione, un carpentiere al lavoro, le strade cittadine.

Per quanto semplici e brevi fossero –  10 bobine, ognuno della durata di un minuto circa –  i film dei Lumière riscossero entusiastici commenti sulla Stampa francese. il quotidiano parigino La Poste così commentò quelle pellicole, divenute ormai famose: “E’ la vita per la vita. Il Movimento stesso del vivere quotidiano”.
Da allora i teatri cominciarono a inserire brevi filmati nei loro cartelloni. alondra Verano parecchi Caratteristici i teatri-cinema. Come l’ Alhambra Music Hall, Deve essere presentato un filmato sull’edizione 1896 del Derby, la classica corsa inglese di galoppo. Ol?Empire, che nel 1897 proiettò i film dei Lumière e le riprese dei festeggiamenti per il 60° anniversario dell’incoronazione della Regina Vittoria. A partire dal 1905, negli Stati Uniti si diffusero locali cinematografici detti Nickel Odeons, che offrivano programmi vari per, appunto, pochi centesimi (un “nichelino”).

Crowdfunding

Il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) o finanziamento collettivo in italiano è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse.DefinizioneIl termine crowdfunding trae la propria origine dallo crowdsourcing o sviluppo collettivo di un prodotto. Il finanziamento collettivo si può riferire a iniziative di qualsiasi genere, dall’aiuto in occasione di tragedie umanitarie al sostegno all’arte e ai beni culturali, al giornalismo partecipativo, fino all’imprenditoria innovativa e alla ricerca scientifica. Il finanziamento collettivo è spesso utilizzato per promuovere l’innovazione e il cambiamento sociale, abbattendo le barriere tradizionali dell’investimento finanziario. Negli ultimi anni sempre più spesso è stato invocato come una sorta di panacea per tutti i mali e un’ancora di salvezza per le economie colpite dalla crisi finanziaria.Il web è solitamente la piattaforma che permette l’incontro e la collaborazione dei soggetti coinvolti in un progetto di crowdfunding. Secondo il Framework for European Crowdfunding, «l’ascesa del crowdfunding negli ultimi dieci anni deriva dal proliferare e dall’affermarsi di applicazioni web e di servizi mobile, condizioni che consentono a imprenditori, imprese e creativi di ogni genere di poter dialogare con la crowd per ottenere idee, raccogliere soldi e sollecitare input sul prodotto o servizio che hanno intenzione di proporre». Il crowdfunding è una importante fonte di finanziamento ogni anno per circa mezzo milione di progetti europei che altrimenti non riceverebbero mai i fondi per vedere la luce. Nel 2013 in Europa sono stati raccolti fondi pari a circa un miliardo di euro. Si stimano aumenti esponenziali nel prossimo futuro, milioni di miliardi entro il 2020, grazie al crowdfunding, che trova tutti gli elementi per poter sprigionare al meglio le sue potenzialità nel web 2.0.Le iniziative di finanziamento collettivo si possono distinguere in iniziative autonome, sviluppate ad hoc per sostenere cause o progetti singoli, e piattaforme di crowdfunding. Colui che ha portato alla notorietà il crowdfunding oltreoceano è Barack Obama, pagando parte della sua campagna elettorale per la presidenza con i soldi donati dai suoi elettori, che erano i primi portatori di interesse.Un esempio di iniziativa autonoma di crowdfunding è la campagna Tous mécènes («tutti mecenati») del Louvre. Il progetto prevedeva di raccogliere 1 milione di euro attraverso le donazioni delle web community per acquistare da un collezionista privato il capolavoro rinascimentale Le tre grazie di Cranach. In Italia la campagna di crowdfunding che ha raccolto più adesioni è stata quella per la ricostruzione della Città della Scienza, il polo scientifico di Napoli distrutto da un incendio doloso a marzo 2013, che ha raccolto oltre un milione di euro.Wikipedia

Giornalista freelance

Il giornalista freelance è un libero professionista che senza essere assunto da un editore, propone i propri articoli a testate diverse.

Chiunque può scrivere su un giornale, e quindi se effettivamente lavora bene è un giornalista freelance.

Essere iscritti all’ordine professionale dei giornalisti non è obbligatorio.

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Valle Maira

La Valle Maira, detta anche Valle Macra (Val Màira in piemontese), è una valle alpina in Provincia di Cuneo e prende il nome dal torrente Maira che la percorre nella sua lunghezza.

Alta valle Maira
Stati Italia
Regioni Piemonte
Province Cuneo
Località principali Busca, Villar San Costanzo, Dronero, Roccabruna, Cartignano, San Damiano Macra, Macra, Celle di Macra, Stroppo, Elva, Canosio, Marmora, Prazzo, AcceglioComunità montana
Comunità montana Valle MairaFiume Maira

 

Geografia

La valle confina a nord con la valle Varaita, che corre parallela; a sud confina nella bassa valle con la valle Grana e nell’alta valle con la valle Stura di Demonte; ad ovest confina con la Francia e ad est ha il suo sbocco sulla pianura padana.

È lunga circa 45 km ed è tagliata a metà dal torrente che le dà il nome: il Maira.

L’intera valle presenta un orientamento pressoché costante lungo la direttrice di Est-Ovest ed è delimitata da due massicce catene montuose che si originano a partire dal compatto rilievo del Brec de Chambeyron formando dei definiti spartiacque con le valli dell’Ubayette (in territorio francese) a ovest, della Stura di Demonte e Grana a sud e Varaita a nord.

 

Valli secondarie

 Schema morfologico della valle Maira: le linee arancione rappresentano le creste, quelle violetto il fondo-valle e i punti in nero i centri abitati

Nella parte bassa la valle è abbastanza continua, e dirama solo valloni di piccola dimensione. Nell’alta valle invece si trovano alcune valli laterali di dimensioni piuttosto considerevoli:

  • Vallone d’Elva: si stacca in sinistra orografica poco sotto Ponte Marmora e risale verso Nord dapprima in una caratteristica gola, per poi allargarsi più in alto. La strada che la percorre conduce al Colle di Sampeyre, valico carrozzabile per la Valle Varaita
  • Vallone di Marmora: ha il suo sbocco in destra orografica, all’altezza di Ponte Marmora; prosegue rettilineo verso Sud, per poi dividersi ulteriormente poco sotto Canosio
    • il Vallone di Marmora propriamente detto prosegue verso Sud, in direzione del Colle del Mulo e del Colle d’Esischie
    • il Vallone del Preit, che si sviluppa in direzione Sud-Ovest verso Canosio ed il Colle del Preit
  • Vallone di Unerzio: da Acceglio, sale in destra orografica in direzione Sud, arrestandosi contro la cresta spartiacque principale Italia-Francia. Dirama in sinistra orografica il Vallonetto ed il vallone di Enchiausa, chiuso a monte dal monte Oronaye
  • Vallone di Traversiera: ha origine poco a monte di Acceglio, in sinistra orografica, e sale dolcemente in direzione NNO verso ilMonte Bellino e la Valle Varaita
  • Valle del Maurin: da Saretto di Acceglio, sale in direzione NO, occupando l’alta valle.

Testata della valle

A monte di Acceglio la valle vera e propria ha termine in frazione Saretto, in corrispondenza della sorgente del Maira sul versante Sud. Il vallone che si origina da qui e risale in direzione Nord-Ovest prende il nome di “Valle del Maurin”, e risale fino al Colle Maurin; a quota 2000 m circa il vallone si biforca ulteriormente, distaccando in destra orografica il Vallone dell’Infernetto, che risale verso la cresta della Aiguille de Chambeyron. Un ulteriore vallone secondario è il Vallone dell’Autaret, che diramandosi dalla parte alta del vallone di Maurin a monte della biforcazione per l’Infernetto prosegue verso il colle di Bellino e la valle Varaita.

Un caso particolare è il Vallonasso di Stroppia, un vallone sospeso in destra orografica della Valle del Maurin e del Vallone dell’Infernetto, ai piedi del Brec de Chambeyron, che si chiude a valle a quota 2300 m circa con un’alta parete rocciosa che scende quasi verticale a monte della frazione Chiappera, solcata, durante il disgelo e dopo le piogge, da una spettacolare cascata alta centinaia di metri. La sua testata è delimitata dal Col di Gippiera.

Altro interessante vallone sospeso è la Valle di Ciabrera, alla sinistra orografica dell’alta Valle del Maurin, tra quest’ultima ed il colle di Bellino.

Poco a valle di Chiappera dirama in destra orografica il Vallonasso, chiuso a monte dal monte Sautron; a sud di questo, si trova la valle di Apzoi, altra valle sospesa, chiusa in testata dal colle di Enchiausa.

 

Altopiano della Gardetta

L’Altopiano della Gardetta è un vasto altopiano calcareo, posizionato in prossimità dello spartiacque con la valle Stura di Demonte a sud, e con la valle Grana ad est. È una conca chiusa, ricca di saliscendi, idealmente delimitato dal passo della Gardetta, dal colle del Preit, dal colle d’Ancoccia, dal colle Margherina, dal colle di Salsas Blancias, dal colle di Servagno e dal passo di Rocca Brancia. L’altopiano è dominato ad est-nord-est dall’isolata Rocca la Meja.

 

Geologia

 La pianura tra Dronero e Busca

I territori e le cime della valle attraversano un gran numero di differenti formazioni geologiche, identificate da caratteristiche geologiche e petrologiche facilmente distinguibili, la cui conformazione risulta spesso alterata e complicata dalla presenza di fenomeni quali linee di faglia, sovrapposizione di strati rocciosi e altri (dovuti allo spostamento delle bancate rocciose in seguito a fenomeni sismici e orogenetici).

La zona compresa fra i comuni di Dronero e Stroppo risulta letteralmente scavata, verso Nord, nelle propaggini più meridionali del cosiddetto “Massiccio cristallino Dora-Maira”, un banco roccioso composto prevalentemente da rocce metamorfiche (di origine ignea o sedimentaria) quali gneiss, micascisti, graniti ed altre formazioni ricche di silice. In questa fascia risultano completamente incluse le vette dei monti San Bernardo (1610 m), Santa Margherita (1640) e Roccerè (1829), la cui particolare costituzione di rocce “dure” e sfaldabili dona profili erti e notevolmente rocciosi.

A Sud prevalgono invece più fragili rocce di natura dolomitica (formatesi in epoca triassica e norica) che lasciano il posto, più in alto nella valle, a fasce di calcescisti. Comuni inclusioni risultano le ofioliti, rocce metamorfiche femiche derivate dalla subduzione della placca oceanica della Tetide durante la formazione della catena montuosa alpina.

Altra presenza considerevole sono gli scisti feldspatici che, formatisi nel permiano, si sono distribuiti all’interno di una lunga fascia disposta fra la Maddalena ed Acceglio e vari terreni di natura sedimentaria disposti variegatamente lungo la valle.[1]

 

Flora

Il diverso orientamento dei versanti ha permesso la formazione di ambienti contenenti una flora nettamente diversificata che può essere così esemplificata:

  • Versante Sud: caratterizzato da una vegetazione particolarmente fitta in cui si identificano castagneti e faggeti (posti però a quota più elevata dei precedenti) con un sottobosco vario e spesso umido (specialmente nei valloni del rio Piossasco, Moschieres ed altri) ospitante numerose varietà di bosso e ottima flora micotica (di cui fra gli esemplari commestibili i Boletus edulis, Boletus aereus, Boletus aestivalis, Boletus pinophilus e Boletus luridus), che lasciano il posto, a quote più elevate, a boschi misti di latifoglie, pinete e vasti lariceti con un sottobosco di rododendri e varietà di mirtillo selvatico.
  • Versante Nord: più solatio e secco del precedente, caratterizzato da castagneti e faggeti più rari ed una maggiore presenza di lariceti, pinete, abetaie (di cui una secolare nei pressi della borgata di Sant’Anna nel comune di Roccabruna) ed un sottobosco più vario in cui non mancano rare felci, rododendri e mirtilli.

Monti

I monti principali che contornano la valle sono:

In alta valle e sullo spartiacque, con la Francia:

  • Monte Oronaye – 3100 m
  • Auto Vallonasso – 2885 m
  • Cima delle Manse – 2727 m
  • Monte Soubeyran – 2701 m
  • Monte Vallonasso – 3034 m
  • Monte Sautron – 3166 m
  • Rocca Bianca – 3021 m
  • Rocca Blancia – 3193 m
  • Monte Baueria – 2960 m
  • Buc de Nubiera – 3215 m
  • Brec de Chambeyron – 3389 m
  • Tête de la Frema – 3143 m
  • Tête de l’Homme – 3202 m
  • Tête du Vallonet – 2822 m
  • Tête de Cialancion – 3019 m
  • Rocca Provenzale, con le punte:
    • Croce Provenzale, 2402 m
    • Monte Castello, 2452 m

Sullo spartiacque Maira-Varaita:

  • Monte san Bernardo – 1612 m
  • Monte santa Margherita – 1640 m
  • Monte Roccerè – 1829 m
  • Monte della Ciabra – 1824 m
  • Monte Cornet – 1939 m
  • Monte Birrone – 2131 m
  • Monte Longia – 2041 m
  • Monte Ciarm – 2052 m
  • Monte Rastcias – 2404 m
  • Cima Lubin – 2431 m
  • Monte Cugulet – 2494 m
  • Monte Nebin – 2510 m
  • Monte Cialmassa – 2393 m
  • Monte Morfreid – 2495
  • Monte Chersogno – 3.026 m
  • Pelvo d’Elva – 3.064 m
  • Monte Camoscere – 2984 m
  • Rocca la Marchisa – 3072 m
  • Cima Sebolet – 3023 m
  • Monte Reghetta – 2965 m
  • Monte Faraut – 3046 m
  • Monte Bellino – 2942 m
  • Monte Albrage – 2999 m
  • Monte Freide – 2967 m
  • Monte Maniglia – 3177 m

Sullo spartiacque Maira-Grana e Maira-Stura di Demonte:

  • Rocca Serviana – 1364 m
  • Monte Chialmo – 2021 m
  • Rocca Cernauda – 2284 m
  • Monte Tibert – 2647 m
  • Monte Pelvo – 2555 m
  • Monte Giordano – 2766
  • Monte Servagno – 2752 m
  • Rocca la Meja – 2831 m
  • Monte Oserot – 2861 m
 Il monte Oronaye visto dal Vallone Enchiausa in alta Valle Maira.
 

Valichi

Non possiede collegamenti agevoli con le valli confinanti e con la Francia. I principali passi carrozzabili sono:

  • in collegamento con la valle Varaita
    • Colletta di Rossana – 617 m
    • Colle della Liretta – 1.105 m
    • Colle di Valmala – 1.541 m
    • Colle Birrone – 1.700 m
    • Colle di Sampeyre – 2.284 m
  • in collegamento con la valle Grana
    • Colle d’Esischie – 2.370 m, che attraverso il vicino colle Fauniera conduce anche alla valle Stura di Demonte.

Vi sono poi alcuni valichi in passato percorsi da strade militari, ma oggi difficilmente percorribili con mezzi a motore. Tra di essi, particolarmente notevoli il Colle del Mulo (2.527 m), che attraverso il non lontanoCol di Valcavera (2416 m) conduce al Vallone dell’Arma che scende nella valle Stura di Demonte, ed i passi della Gardetta (2437 m) e del Preit (2083 m), che davano accesso all’altopiano della Gardetta e da qui alle valli limitrofe, nonché, verso la valle Varaita, la Colletta (2840 m), tra il vallone di Traversiera e l’alta valle di Bellino.

Verso la Valle dell’Ubaye (Francia) esistono solo valichi non carrozzabili, tra cui:

  • Colle del Maurin – 2.637 m (IGM) – 2.641 m (IGN)
  • Colle della Gippiera – 2.948 m
  • Col de Nubiera – 2.865 m

Geografia antropica

La valle si presenta integra nel suo splendore naturale; l’impatto del progresso e delle moderne tecnologie è stato molto limitato.

I comuni della valle appartengono alla Comunità montana Valle Maira. Questa comunità è un comprensorio montano formato dai comuni di Busca, Villar San Costanzo, Dronero, Roccabruna, Cartignano, San Damiano Macra, Macra, Celle di Macra, Stroppo, Elva, Canosio, Marmora, Prazzo, Acceglio.

 

Storia e cultura

Panorama del vallone di Stroppo e della piana

Ritrovamenti archeologici risalenti all’età del Bronzo, sono documentati sul monte RocceRé, dove attualmente la Soprintendenza Archeologica del Piemonte a rivolto il proprio interesse, con studi e approfondimenti che presto inizieranno il loro corso. Il sito del RocceRè è stato scoperto nel 1991 da Riccardo Baldi e certificato sulla carta archeologica del Piemonte nel 1993. Dell’epoca romana, sono stati trovati oggetti che implicano appunto che i Romani furono presenti in valle.

Il primo riferimento esplicito alla Valle Maira in un documento si trova nella carta di fondazione dell’Abbazia di Santa Maria di Caramagna, risalente al 1028. Da questo documento si evince che la valle era retta da un Marchese locale.

Nel 1209 la valle entra a far parte del Marchesato di Saluzzo, sotto il quale mantenne comunque sempre una certa autonomia. In particolare, l’alta valle faceva parte dell’Unione dei Comuni, una struttura politica parzialmente autonoma anche se sempre tributaria del Marchese di Saluzzo[2].

Quando nel 1548 il Marchesato passò sotto il controllo della Francia, la Valle Maira ne seguì le sorti. In questo periodo sorgono conflitti religiosi: la valle infatti è percorsa dal movimento calvinista, avversato dal regno di Francia, che tenta diverse repressioni. La necessità di porre termine all’eresia calvinista fu il pretesto con il quale, nel 1588, il Duca Carlo Emanuele I di Savoia invase e conquistò il territorio. Nonostante qualche tentativo di opposizione, da qui in avanti la valle rimase sotto il controllo della dinastia sabauda.

Nel XVII e XVIII secolo la valle fu interessata dalle vicende di diverse guerre, in particolar modo dalla guerra di successione spagnola e dalla guerra di successione austriaca, che videro i possedimenti dei Savoia in conflitto col Regno di Francia. Con il termine delle guerre, la valle ebbe una notevole ripresa demografica ed economica, che garantì un relativo benessere.

In seguito alle campagne napoleoniche, la Valle Maira fu temporaneamente assegnata al Dipartimento della Stura, ma dopo la Restaurazione del 1815 tornò sotto il controllo dei Savoia. Nel 1859, con l’istituzione della Provincia di Cuneo, entrò a far parte di quest’ultima.

A partire da fine ‘800, a causa delle condizioni economiche sfavorevoli, la valle conobbe in maniera sensibile il fenomeno dell’emigrazione, soprattutto verso la Francia, che portò ad un suo progressivo spopolamento nel corso del XX secolo. Attualmente, la situazione demografica è relativamente stabilizzata, con gli abitanti rimasti che vivono soprattutto di agricoltura, allevamento, artigianato e turismo[3].

La Valle Maira appartiene alle Vallate occitane italiane. Vi si parla correntemente la lingua occitana; in bassa valle, è diffuso anche il piemontese.

È, insieme alla vicina val Varaita, una delle principali zone piemontesi di diffusione della danza occitana.

 

Luoghi di interesse

Le numerose architetture e opere d’arte medievale conservate nella valle testimoniano il benessere economico e la vivacità culturale raggiunti in questi luoghi tra XII e XV secolo. Vanno ricordati: il santuario di San Costanzo al Monte (sculture di epoca longobarda e romanica) e la Parrocchiale dei SS. Pietro e Costanzo (cripta di XII secolo, affreschi quattrocenteschi di Pietro da Saluzzo) entrambi a Villar San Costanzo; la Parrocchiale di S. Maria Assunta a Elva (ciclo di affreschi di Hans Clemer di fine Quattrocento); la cappella di San Salvatore a Macra (affreschi tardoromanici e quattrocenteschi).

Di notevole interesse naturalistico e ambientale è la Riserva naturale speciale dei Ciciu del Villar, sempre a Villar San Costanzo.

Il territorio dell’alta valle (Cascate di Stroppia – Rocca Provenzale – Chiappera) è stato riconosciuto “zona di notevole interesse pubblico”.

 

Turismo

L’offerta turistica della valle è incentrata sulle sue ricchezze naturali. Notevoli sono le opportunità per la pratica di escursionismo ed alpinismo.

 

Escursionismo

Oltre alla rete sentieristica della Provincia di Cuneo, vi sono diversi sentieri e percorsi escursionistici curati da altri Enti. Tra di essi sono da notare[4]:

  • i Percorsi Occitani, un anello di tappe a copertura dell’intera Valle Maira, da Villar San Costanzo ad Acceglio. Tale percorso risponde ad una doppia finalità: da una parte offre agli appassionati diescursionismo a piedi, ma anche con MTB o cavallo, la possibilità di una salubre attività sportiva in un ambiente naturale alpino fra i più belli e meglio preservati del Piemonte, dall’altro l’opportunità di conoscere un territorio particolarmente ricco di cultura, arte, storia e tradizioni
  • il sentiero Roberto Cavallero, un percorso per escursionisti esperti in 5 tappe, che si sviluppa in alta valle
  • il sentiero Dino Icardi, percorso ad anello di un giorno che porta l’escursionista ai piedi del Brec de Chambeyron attraverso le zone più selvagge dell’alta valle

Anche alcuni Comuni hanno organizzato delle reti sentieristiche proprie. In Comune di Acceglio, notevole è il “Sentiero storico del Vallo Alpino”, che permette di raggiungere numerose opere del Vallo Alpino del Littorio realizzate nella zona del Vallone di Unerzio a partire dalla frazione Chialvetta[5]. Altra rete interessante è quella organizzata dal comune di Macra[6].

Per favorire l’escursionismo di alta quota e l’accesso alle montagne della valle, sono presenti alcuni rifugi e bivacchi:

  • Rifugio della Gardetta – 2.335 m
  • Rifugio Brec dal Vern – 1.390 m
  • Rifugio Campo Base – 1.640 m
  • Rifugio Stroppia – 2.259 m
  • Bivacco Barenghi – 2.815 m
  • Bivacco Enrico e Mario – 2.650 m
  • Bivacco Bonfante

Note

  1. ^Appendice di Gian Carlo Soldati in: Boggia, Piera & Boggia, Giorgio. 1989. Le Valli Maira e Grana, pagine 32-34 .
  2. ^Provincia di Cuneo – scheda della Valle Maira
  3. ^vallemaira.cn.it – storia della valle
  4. ^Comunità montana Valle Maira – escursionismo
  5. ^Sentiero storico del Vallo Alpino
  6. ^Sentieri in Comune di Macra

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Tecnica di memorizzazione dei loci

La tecnica dei loci (plurale del termine latino locus, che significa “luogo”), anche chiamata “palazzo della memoria“, è una tecnica mnemonica introdotta in antichi trattati di retorica greci e romani (Rhetorica ad Herennium, De oratore, e Institutio oratoria).

In questa tecnica mnemonica gli elementi da ricordare vengono associati a specifici luoghi fisici.[1] Per rammentare in un certo ordine vari contenuti si ricorre alla memorizzazione di relazioni spaziali. Il termine viene utilizzato principalmente in scritti specializzati di psicologia, neurobiologia e memoria, anche se tracce del suo uso generico possono essere rinvenute già in scritti di retorica, logica e filosofia risalenti alla prima metà del XIX secolo.[2]

Descrizione

La tecnica dei loci viene anche chiamata Journey Method (ovvero “metodo del viaggio”), in cui vengono immagazzinate liste di elementi, oppure tecnica della Roman Room (ovvero “della stanza romana”), che risulta più efficace per una memorizzazione di informazioni prive di relazione tra loro.[3] In pratica, si tratta di un metodo di miglioramento della memoria che utilizza la visualizzazione di elementi per ricordare e organizzare le informazioni. Svariati campioni di concorsi di memoria affermano di utilizzare questa tecnica per poter ricordare visi, numeri e liste di parole; il loro successo ha poco a che fare con la struttura del cervello o l’intelligenza, piuttosto il merito è da attribuire all’uso di parti del cervello che controllano l’apprendimento spaziale. Le regioni del cervello utilizzate includono il Lobo parietale, la corteccia retrospleniale e l’ippocampo posteriore destro.

« La tecnica dei loci, una tecnica immaginativa conosciuta dagli antichi Greci e Romani e descritta da Yates (1966) nel suo libro The Art of Memory e da Lurija (1969). Tramite questa tecnica il soggetto memorizza la struttura di un edificio, oppure la distribuzione di negozi in una via o una qualsiasi zona geografica composta da un numero di loci. Durante il tentativo di ricordare un numero di elementi il soggetto si fa strada tra i loci e associa ad ogni elemento un locus, creando un’immagine che mette in relazione l’elemento e una caratteristica precisa del corrispondente locus. Il recupero delle informazioni si ottiene “camminando” tra i loci e permettendo a questi ultimi di attivare gli elementi desiderati. »
(John O’Keefe e Lynn Nadel, The Hippocampus as a Cognitive Map)

Uso contemporaneo

Molti memorizzatori capaci utilizzano la tecnica dei loci. Le competizioni mnemoniche hanno avuto inizio nel 1991[4] e sono state introdotte negli USA nel 1997. Parte della competizione consiste nel memorizzare e ricordare sequenze di cifre, numeri a due cifre, lettere dell’alfabeto o carte da gioco. I contendenti utilizzano varie strategie prima della competizione e utilizzando la memoria a lungo termineassociano un’immagine vivida ad ogni elemento da ricordare. Inoltre creano una via precisa e familiare, da poter seguire, stabilendovi dei punti definiti detti loci. Successivamente l’unico compito da svolgere nella competizione sarà quello di recuperare l’immagine, associata all’elemento desiderato, da ogni locus. Per ricordare ciò che serve ripercorrono la via creata, si fermano nel locus interessato e osservano l’immagine che li condurrà all’elemento associatovi. I campioni di memorizzazione elaborano la tecnica in modo da combinare diverse immagini. Dominic O’Brien[5] vincitore per otto volte della World Memory Championship utilizza questa tecnica chiamandola The Journey Method (metodo del viaggio). Il tedesco Clemens Mayer, nel 2006 vincitore della sopracitata competizione, utilizzò un “viaggio” composto da 300 punti di riferimento collocati in casa sua, per realizzare il record del mondo nella “number half marathon”, riuscendo a memorizzare 1040 cifre casuali in mezz’ora. In un esperimento, utilizzando la tecnica dei loci, un soggetto è addirittura riuscito a memorizzare 65.536 cifre del Pi Greco.[6]

Utilizzando questa tecnica un individuo con capacità mnemoniche nella media, dopo aver creato una via, stabiliti dei punti di fermo e impresso le immagini di riferimento nella memoria a lungo termine, può riuscire a ricordare l’ordine delle carte di un mazzo mescolato in meno di mezz’ora di pratica. Il record del mondo in questa disciplina è di Simon Reinhard che ha memorizzato un intero mazzo di carte mescolato in 21.19 secondi.[7]

Questa tecnica viene insegnata come tecnica metacognitiva e solitamente viene utilizzata per codificare le idee chiave di un soggetto. I due approcci sono:

  1. Individuare le idee chiave di un soggetto e poi impararle ponendole in relazione tra loro;
  2. Pensare profondamente alle idee chiave di un soggetto e arrangiarle in relazione ad un argomento per poi ordinarle ed associarle a dei loci.

Il Rhetorica ad Herennium, e gran parte delle altre risorse riguardo alla tecnica dei loci, consigliano l’integrazione di un’elaborazione codificata, che comprenda immagini o suoni, per migliorare il processo di memorizzazione. Tuttavia, data l’efficacia della memoria spaziale, anche solo posizionare mentalmente degli elementi da ricordare in luoghi veri o immaginari, in vari casi funziona.

Una recente versione della tecnica ha integrato la creazione di luoghi immaginari (case, palazzi, strade) a cui viene applicato lo stesso metodo mnemonico, che funziona come la tecnica dei loci standard nonostante l’iniziale impegno maggiore richiesto nella realizzazione del luogo. Il vantaggio di questo metodo è quello di poter creare città che rappresentano vari argomenti o aree di studio, il che consente di poter organizzare le informazioni in modo ordinato e facilmente accessibile tramite un percorso, quest’ultimo inoltre porterà i ricordi verso l’immagazzinamento nella memoria a lungo termine.[8]

Un esempio della sopravvivenza della tecnica dei loci nella lingua italiana sono le espressioni “in primo luogo”, “in secondo luogo” e altre simili.

Applicabilità del termine

Il termine “tecnica dei loci” viene in certi casi utilizzato rispetto a ciò che è conosciuta come mnemotecnica le cui origini, secondo la tradizione risalgono alla storia di Simonide e del banchetto distrutto dal terremoto.[9] Simonide fu capace di ricordare i posti in cui erano seduti i commensali e poté in questo modo riconoscere i defunti. Secondo lo psicologo e neuroscienziato Steven M. Kosslyn questo racconto portò allo sviluppo della tecnica mnemonica che i Greci chiamarono “tecnica dei loci”[10] Secondo John Skoyles, neuroscienziato e Dorion Sagan, giornalista scientifico “si tratta di un’antica tecnica di memorizzazione chiamata “tecnica dei loci” in cui i ricordi vengono associati a luoghi mentali, la quale dal racconto di Simonide”[11] Linda Verlee Williams asserisce che “Una tecnica valida è quella detta “dei loci”, creata da Simonide, un poeta greco del V secolo a.C.”[12] La psicologa Elizabeth Loftus cita la storia di Simonide e descrive gli aspetti basilari dell’uso dello spazio nella mnemotecnica, inoltre commenta “Questo tipo di tecnica mnemonica viene ora chiamata tecnica dei loci”.[13] L’utilizzo di luoghi e posizioni fisiche era particolarmente presente nelle tecniche mnemoniche antiche, tuttavia il termine “tecnica dei loci” non venne utilizzato esclusivamente in riferimento a schemi di memorizzazione basati sull’organizzazione spaziale. Ad esempio, Aristotele parla di topoi (luoghi) in cui i ricordi vengono riuniti. Mentre ilRhetorica ad Herennium tratta l’uso di immagini oltre che di luoghi. Nelle risorse classiche e medievali le tecniche mnemoniche vengono chiamate “arte (o arti) della memoria” (ars memorativa or artes memorativae) invece che “tecnica dei loci”. Questa locuzione non viene utilizzata sempre nemmeno negli studi specializzati sull’argomento, ad esempio Mary Carruthers, professoressa esperta di tecniche mnemoniche chiama questa tecnica “architettura mnemonica”.

In altri casi l’uso del termine è più specifico: “La tecnica dei loci è uno strumento mnemonico che comprende la creazione di una mappa visiva della propria abitazione”[14]

Il nome della tecnica può risultare fuorviante in quanto gli antichi principi della mnemotecnica sopracitati si basano in modo equivalente sia su immagini che su luoghi. L’allenamento mnemonico nell’antichità era molto più comprensivo e specifico riguardo l’importanza degli elementi utilizzati.

Memoria spaziale e attivazione selettiva del cervello

I campioni di memorizzazione, il cui 90% utilizza la tecnica dei loci, si sono sottoposti a risonanze magnetiche al cervello, i test hanno dimostrato che durante l’utilizzo di questo metodo le regioni del cervello attive sono quelle che regolano la percezione spaziale; queste ultime includono il Lobo parietale, la corteccia retrospleniale e l’ippocampo posteriore destro.[15] Il Lobo parietale è responsabile della codifica e del recupero delle informazioni. Gli individui che riscontrano problemi clinici al Lobo parietale hanno difficoltà ad associare punti di riferimento fisici ai luoghi corrispondenti; inoltre molti di questi pazienti, ricevute indicazioni su un percorso non sono capaci di seguirle e finiscono con il perdersi. La corteccia retrospleniale è, invece, una zona collegata alla memoria di navigamento; durante lo studio di Pothuzien HH, sugli effetti di specifiche lesioni granulari della corteccia retrospleniale nei ratti, i ricercatori hanno riscontrato una relazione stabile tra le suddette lesioni e il peggioramento delle abilità di comprensione spaziale. I ratti malati, sotto esperimento, non riescono a ricordare in quale parte del labirinto sono già stati, non esplorano quasi mai parti nuove e spesso dimenticano il percorso durante gli esperimenti successivi; per queste ragioni impiegano molto più tempo per completare il percorso ed uscire dal labirinto rispetto ai ratti con una corteccia retrospleniale sana.

In uno studio classico di neuroscienza cognitiva O’Keefe e Nadel sostengono la seguente tesi “L’Ippocampo è il centro del sistema della memoria neuronale e fornisce un quadro oggettivo in cui gli elementi e gli eventi, facenti parte dell’esperienza di un organismo, sono localizzati e correlati tra loro.”[16] Questa teoria è fonte di grandi dibattiti infatti è stato fatto presente tramite esperimenti che “ L’Ippocampo convalida la nostra capacità di navigazione, la creazione e il recupero dei ricordi e l’abilità di immaginare esperienze future. Il modo in cui si svolgano tali attività tra milioni di neuroni ippocampali è tuttora un’incognita notevole della Neuroscienza, inoltre è aperto il dibattito su dimensioni e organizzazione dei neuroni ippocampali.”:[17]

“Tramite tecniche di diagnostica per immagini di tipo neuropsicologico, strutturale e funzionale abbiamo scoperto che la cosiddetta “super memoria” non è dovuta ad eccezionali capacità intellettuali o differenze nella conformazione del cervello. È stato piuttosto accertato che i memorizzatori più capaci utilizzano un metodo di apprendimento spaziale (“la tecnica dei loci”; Yates, 1966) nel quale le parti attive del cervello sono infatti quelle responsabili della memoria spaziale, tra queste vi è l’Ippocampo.”[18]

La “tecnica dei loci”, descritta per la prima volta da Simonide è esplicitamente spaziale. In questo tipo di tecnica i soggetti migliorano le proprie capacità mnemoniche mettendo gli elementi da ricordare in un luogo. Il recupero viene effettuato semplicemente dirigendosi nel posto mentale corrispondente all’elemento desiderato […] Gli eventi che si manifestano in contesti differenti vengono ricordati solo in quei contesti e nonostante possano essere molto simili vengono raramente confusi tra loro. Le mappe mentali di casa nostra, del nostro quartiere o città che conserviamo sono esempi del tipo di contesto spaziale in cui gli eventi avvengono e in cui possono venire codificati e successivamente ricordati. Studi effettuati da Smith, Glenberg, e Bjork (1978) e da Bellezza e Reddy (1978) indicano che il potere della “tecnica dei loci” è il trarre vantaggio dallo stato delle cose attuale.[19]

Cultura di massa

Letteratura

  • Nel libro del 1981 Little, Big di John Crowley, il personaggio Ariel Hawksquill utilizza questa tecnica.
  • Nel libro Hannibal (1999), terzo capitolo della saga dello scrittore Thomas Harris, la tecnica dei loci viene impiegata dal personaggio di fantasia Hannibal Lecter. In svariati paragrafi del libro vi sono descrizioni del Dr. Lecter che si appresta ad attraversare un complesso Palazzo della memoria per poter recuperare dei ricordi.[20]
  • Nel libro L’esercito dei mercenari di Matthew Reilly, il protagonista Shane Schofield utilizza la tecnica per preservare i buoni ricordi e proteggersi da abusi psicologici.
  • Nel libro Wolf Hall di Hilary Mantel il protagonista Thomas Cromwell utilizza questa tecnica.
  • È inoltre l’argomento principale del libro Moonwalking with Einstein: The Art and Science of Remembering Everything di Joshua Foer

Televisione

  • Nell’episodio “I mastini di Baskerville” della serie tv Sherlock, Sherlock Holmes utilizza il suo palazzo della mente per recuperare ricordi utili alla risoluzione del caso. Nella medesima serie, la tecnica viene nuovamente citata nel primo episodio della terza stagione, “La casa vuota”; Sherlock Holmes utilizza il palazzo mentale anche nelle puntate successive della stessa serie, e la tecnica assume particolare rilievo nell’episodio “L’ultimo giuramento”.
  • Nell’episodio “The Long Fuse” della serie tv Elementary, Sherlock Holmes utilizza la tecnica per ricordare una frase.
  • Il Palazzo della memoria viene inoltre utilizzato in molti episodi della serie tv The Mentalist dal protagonista Patrick Jane per aiutare testimoni e colleghi.

Note

  1. ^ Neil R. Carlson, Psychology the science of behaviour, Pearson Canada Inc., 2010, p. 245, ISBN 9780205645244.
  2. ^ e.g. In una discussion della memoria topica Alexander Jamieson afferma che delle “linee memoriali”, o versi, si rivelano più utili della tecnica dei loci.; A Grammar of Logic and Intellectual Philosophy, A. H. Maltby, 1835, p112
  3. ^ Academictips.org – Memory Techniques, Memorization Tips – The Roman Room Technique
  4. ^ Foer, Joshua. “Forget Me Not: How to win the U.S. memory championship,” Slate (March 16, 2005).
  5. ^ https://www.fazland.com/articoli/rassegne-stampa/memory-world-championship-1997 Memory World Championship 1997
  6. ^ Raz A, Packard MG, Alexander GM, Buhle JT, Zhu H, Yu S, Peterson BS. (2009). “A slice of pi: An exploratory neuroimaging study of digit encoding and retrieval in a superior memorist.”Neurocase. 6:1-12. DOI: 10.1080/13554790902776896 PMID 19585350
  7. ^ Awesome Memory: German Speed Cards Record on Vimeo
  8. ^ Bremer, Rod. The Manual – A guide to the Ultimate Study Method (USM) (Amazon Digital Services).
  9. ^ Frances Yates, The Art of Memory, University of Chicago, 1966, p1-2
  10. ^ Steven M. Kosslyn, “Imagery in Learning” in: Michael S. Gazzaniga (Ed.), Perspectives in Memory Research, MIT Press, 1988, p245; è importante fare presente che Kosslyn non riporta alcun esempio dell’utilizzo del termine nei periodi greco e romano.
  11. ^ John Robert Skoyles, Dorion Sagan, Up From Dragons: The Evolution of Human Intelligence, McGraw-Hill, 2002, p150
  12. ^ Linda Verlee Williams, Teaching For The Two-Sided Mind: A Guide to Right Brain/Left Brain Education, Simon & Schuster, 1986, p110
  13. ^ Elizabeth F. Loftus, Human Memory: The Processing of Information, Lawrence Erlbaum Associates, 1976, p65
  14. ^ Sharon A. Gutman, Quick Reference Neuroscience For Rehabilitation Professionals, SLACK Incorporated, 2001, p216
  15. ^ Routes to remembering: the brains behind superior memory Maguire, E. et al Nature Neuroscience vol 6 95 (2003)
  16. ^ John O’Keefe e Lynn Nadel, The Hippocampus as a Cognitive Map, Oxford University Press, 1978, p1
  17. ^ Hassabis et al., Decoding Neuronal Ensembles in the Human Hippocampus, Current Biology (2009)
  18. ^ R. Parasuraman, Matthew Rizzo, Neuroergonomics, Oxford University Press, 2007, p139
  19. ^ Donald Olding Hebb, Peter W. Jusczyk, Raymond M. Klein, The Nature of Thought, Lawrence Erlbaum Associates, 1980, p217-218
  20. ^ Thomas Harris, Hannibal, Delacorte Press, 1999, ISBN 0-385-29929-X.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Home – Storia di un viaggio

Mi sono commosso guardando questo film documentario sulla nostra terra.

Home (film 2009)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Home è un documentario su ambiente e cambiamento climatico di Yann Arthus-Bertrand, prodotto da Luc Besson, diffuso contemporaneamente il 5 giugno2009 nelle sale cinematografiche di 50 paesi, in concomitanza con la giornata mondiale dell’ambiente. Concepito come un reportage di viaggio, è realizzato quasi interamente con immagini aeree.

Il film è stato prodotto in due versioni: una più breve (90 min) per televisione, DVD e Internet, e una più lunga (120 minuti) per il cinema.

Home – Storia di un viaggio 1

Home – Storia di un viaggio 2

Trama

Home denuncia lo stato attuale della Terra, il suo clima e le ripercussioni a lungo termine sul suo futuro. Un tema che viene continuamente espresso lungo tutto il documentario è quello del delicato e fondamentale collegamento che esiste tra tutti gli organismi che vi fanno parte.

Il documentario inizia con le riprese di grandi paesaggi vulcanici spiegando la connessione che esiste tra le alghe monocellulari e la nascita della vita sul nostro pianeta.

Successivamente, il documentario approfondisce tematiche riguardanti le attività dell’uomo e sui nefasti effetti che queste stesse attività producono sull’ecosistema. Partendo dalla rivoluzione agricola e il suo impatto sulla natura, vengono affrontate le questioni riguardanti il petrolio, l’industrializzazione, le città e le disuguaglianze sociali, che non sono mai state così grandi quanto nel nostro tempo. L’attuale situazione degli allevamenti di bovini, la deforestazione in Amazzonia e in altre parti del mondo, la carenza di prodotti alimentari e di acqua pulita, l’eccessiva estrazione di materie prime e la sempre maggiore richiesta di energia elettrica sono alcuni dei temi trattati. Città come New York, Las Vegas, Los Angeles, Mumbai, Tokyo e Dubai sono mostrate come esempio di pessima gestione con i loro ingenti sprechi di energia, acqua e cibo. Lo scioglimento dei ghiacciai e l’essiccamento delle paludi e dei grandi fiumi vengono mostrati attraverso le riprese aeree effettuate in Antartide, al Polo Nord e in Africa, denunciando l’aumento della emigrazione di massa e dei rifugiati nel caso in cui non vengano subito prese le adeguate contromisure.

A questo punto del documentario viene posta l’attenzione sul riscaldamento globale e il buco dell’ozono. Home ci spiega come lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare e il cambiamento meteorologico non hanno solo a che fare con il terzo mondo ma che, continuando di questo passo, molto presto interesseranno anche le regioni più sviluppate. Per circa tre minuti del film vengono forniti i dati sulla situazione attuale che vengono visualizzati mediante grandi scritte bianche su sfondo nero.

La conclusione del film cerca di essere al tempo stesso positiva e propositiva. Il documentario, dopo aver mostrato le terribili conseguenze di alcune attività umane sul nostro pianeta e sul suo ecosistema, fornisce indicazioni riguardo alle energie rinnovabili, la creazione di parchi nazionali, la cooperazione internazionale tra le varie nazioni in merito alle questioni ambientali come risposta agli attuali problemi che affliggono la terra.

Produzione

Home è stato girato in varie fasi a causa della vastità delle aree riprese. Ci sono voluti oltre diciotto mesi di tempo per completarlo. Il regista, Yann Arthus-Bertrand, un cameraman, un ingegnere di macchina e un pilota hanno volato su di un piccolo elicottero attraverso varie regioni in oltre cinquanta paesi. Le riprese sono state effettuate in alta definizione Cineflex con le telecamere sospese a un giroscopio stabilizzato da una sfera fissata su una rotaia posta sulla dell’elicottero stesso. Queste telecamere, originariamente progettate per scopi bellici, sono automaticamente in grado di ridurre le vibrazioni contribuendo in questo modo a catturare immagini molto stabili e pulite tanto da far sembrare che le riprese siano state effettuate con metodi tradizionali quali le gru o i carrelli. Dopo praticamente ogni volo, le registrazioni venivano immediatamente controllate assicurandosi in questo modo che fossero di altissima qualità.[1] Quando tutte le riprese sono state completate, Besson e il suo staff hanno impiegato oltre 488 ore per editarlo e montarlo.[2]

Distribuzione

Per promuovere il documentario, sono stati creati quattro canali ufficiali su YouTube, homeproject in lingua inglese che contiene anche le versioni in russo, arabo e italiano, homeprojectfr in lingua francese,homeprojectes per la versione in spagnolo e homeprojectde per la versione in tedesco. Inizialmente sono state caricate brevi clip che mostravano alcuni spezzoni delle riprese effettuate in tutto il mondo.

Il 9 marzo 2009, una conferenza stampa si è tenuta a Parigi, in Francia, dove Yann Arthus-Bertrand e vari produttori hanno spiegato ai media le questioni sollevate nel film, e che Home sarebbe stato il primo film a essere distribuito contemporaneamente nei teatri, in televisione, su DVD e su Internet in tutti e cinque i continenti.[3]

Il 5 maggio 2009, una seconda conferenza stampa si è svolta sempre a Parigi, dove gli stessi membri dello staff hanno annunciato che la data di uscita del film sarebbe stata il 5 giugno 2009 in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Ambiente. In questa stessa occasione, hanno anche annunciato che Home sarebbe stato totalmente gratuito proprio per dare la possibilità a tutti di vederlo. Il regista ha tenuto a precisare che “i vantaggi di questo film non dovevano essere conteggiati in denaro, ma in ascolti”. Durante la conferenza stampa è stato anche rivelato che PPR aveva l’intenzione di sponsorizzare il film, al fine di rendere sostenibili gli alti costi, tanto di realizzazione e produzione quanto di distribuzione.[1]

Il film, che è attualmente disponibile gratuitamente fino al 14 giugno su YouTube, è stato tradotto in 14 lingue. L’edizione in DVD, in formato Blu-ray, è stata prodotta dalla 20th Century Fox e contiene le versioni in inglese e in francese. È stato stimato che saranno vendute più di 100 mila copie del DVD. Quando i costi di produzione saranno stati completamente coperti, tutti gli ulteriori proventi verranno devoluti alla Good Planet Company.[4]

Accoglienza

Il film, sin dal primo giorno di pubblicazione, ha ricevuto una eccellente accoglienza ed è stato visualizzato oltre 400 mila volte, combinando le varie versioni realizzate nelle differenti lingue, nelle sole prime ventiquattro ore dalla sua pubblicazione su YouTube. Nello stesso giorno è stato inoltre trasmesso su moltissimi canali televisivi e teatri di tutto il mondo. Al suo debutto sulla emittente televisiva franceseFrance 2 è stato visto da oltre 8,3 milioni di spettatori. In India è stato trasmesso attraverso la emittente via cavo STAR World.[5]

Note

  1. ^ a b  Home – Press Conference May 5th 2009, youtube.com. URL consultato il 24 ottobre 2015.
  2. ^ AFP: Worldwide release of ‘greatest green event ever’, entertainment.malaysia.msn.com. URL consultato il 7 aprile 2014.
  3. ^  Home – Press conference March 9th 2009, youtube.com. URL consultato il 24 ottobre 2015.
  4. ^ Home Documentary Gets Wide Release Today, blu-ray.com, 5 giugno 2009. URL consultato il 7 aprile 2014.
  5. ^ Don’t miss your date with the planet, entertainment.oneindia.in, 3 giugno 2009. URL consultato il 7 aprile 2014.

Collegamenti esterni

  • (EN) Sito ufficiale, home-2009.com.
  • (DEFRENES) La pagina di YouTube.
  • (EN) Home, su Internet Movie Database, IMDb.com.
 

Lavorare online

Lavorare online

 

Le strategie per il
lavoro online.

Lavorare sul web è
possibile proprio grazie a internet.

I veri metodi e
tecniche per far si che tu possa realizzare il tuo sogno di guadagno
mensile lavorando dove e quando vuoi li trovi qui.

Le indicazioni per
iniziare a progettare la tua nuova vita.

La prima indicazione
mai da dimenticare e che se ti metti di impegno e non ti fai
scoraggiare dai primi ostacoli c’è la puoi fare.

Su internet si
trovano consigli e informazioni di tutti i tipi su come lavorare sul
web, certi sono utili e validi altri sono perdite di tempo o truffe.

Non certo per
scoraggiare ma purtroppo ci sono molte più info svianti che utili,
quindi se non si trova la via giusta ci si può perdere nel vero
senso della parola, e l’unica alternativa che ci rimane è
rinunciare.Spesso le notizie in rete sono imprecise o sbagliate e chi
prova a testarle rimane deluso e convinto che in rete non si possa
fare nulla per guadagnarsi da vivere, eppure e pieno di storie di
quelli che c’è l’hanno fatta.

 

Ricercare le
opportunità usando saggezza.

 

Non pensi anche tu
che se qualcuno ti promette guadagni da capogiro in pochissimo tempo
forse c’è qualcosa di strano.

Da qui potrai capire
come cercare saggiamente le opportunità che internet ti offre per
guadagnare sul web, guadagni reali, concentrandoci su attività e
competenze concrete.

L’esperienza di
chi è riuscito a raggiungere l’obbiettivo di lavorare online, o
come si sente dire spesso lavorare da casa ,e dei metodi che a usato
va senz’altro presa in considerazione.

Non è possibile
spiegare tutto in poche e semplici righe di testo, ma ammetto che
sarebbe bello.

Ci sono molti
argomenti da trattare è conviene approfondirli almeno quanto basta
perché siano efficaci.

Le opportunità sono
molte e di vario genere, bisogna trovare quella che meglio si adatta
alle nostre capacità, competenze e esperienze.

Internet e veramente
molto potente e pieno di opportunità per chi ci si mette di impegno
col proprio talento, fantasia e creatività.

E’ importante
considerare tutte le opportunità riportate in questo post e poi
mettere giù un piano di azione concreto, studiato bene e con calma,
e poi partire decisi con impegno e amore per quanto stiamo facendo.

 

Alcuni punti
principali per realizzare reddito online:

 

° Le affiliazioni:
promozione di prodotti o servizi di terzi.

° Offrire servizi

° Usare Instagram e
altri social

° Gestire un blog

° Compravendita di
domini e altri servizi inerenti

° Data entry:
sondaggi, concorsi, recensioni, piattaforme di gig jobs.

° Finanza e
investimenti: trading online, risparmio gestito, social trading.

° Vendita articoli
su ebay e piattaforme simili

° Attività di
vendita: oggetti, appunti, articoli, tesi, manuali.

° Lavori online e
Professioni digitali: SEO, Adwords, designer, speaker, social media.

° Sharing economy:
affittare accessori di marca, case, barche, utensili.

° Avviare un
business: artigianato, ordinazioni su misura, gioielli, quadri, foto.

° Abilità
personali: scrittura, creazione di video, insegnamento, ecc.

° Ma queste sono
solo alcune delle possibilità.

 

Partiamo da come
gestire un blog.

 

Dall’analisi dei
blog di successo, ti accorgerai che sono tutti ben curati e di alta
qualità nonché sempre aggiornati.

Le grandi idee sono
redditizie solo se ben sviluppate; l’impostazione, il testo, le
immagini, i contenuti, e la continuità, sono tutti elementi da non
trascurare in un blog.La concorrenza non manca, neppure quella al top
quindi dobbiamo lavorare bene.

 

E meglio poco ma ben
fatto che tanta spazzatura.

 

Lavorare con amore
vuol dire contenuti di qualità, poi arriveranno le visite sul blog e
i guadagni.Cosa sono le visite sul blog?

Quante ce ne
vogliono per realizzare guadagni?

Una risposta molto
vaga in quanto i fattori da considerare in merito alle visite sono
molti, e che bisognerebbe almeno raggiungere le 500 visite
giornaliere, per capitalizzare gli accessi.

 

Blogger da prendere
d’esempio.

 

Un blogger di
successo che potete trovare facilmente sul web è Dario Vignali,
affermato esperto del settore marketer, anche lui da consigli e
suggerimenti pratici per chi desidera lavorare e guadagnare dalle
proprie passioni.

Guadagna
principalmente dagli info-prodotti e dalle affiliazioni (Internet
marketing).

Anche Chiara Maci e
una blogger di successo legato alla sua passione per la cucina e le
ricette più varie.

Il termine Food
blogging e legato a una vera e propria professione da non
sottovalutare visti gli interessi che ci sono intorno.

Il suo guadagno
deriva dalle affiliazioni, dalla pubblicità.

C’è un mondo di
prodotti intorno ai piatti ben cucinati e alla cucina, e facile
immaginare le molteplici collaborazioni che si possono ottenere.

Una blogger e
Barbara Damiani, semplicemente, per cosi dire parla di se come mamma
sul web, grazie alla sua esperienza, da consigli e quant’altro tutto
dedicato alle mamme e alle loro famiglie.

Ha raggiunto un
notevole successo e guadagna tramite la pubblicità derivante dai
banner di Google Adsense e da altre collaborazioni.

Un sito web dedicato
alle mamme e i loro bimbi, che raggiunge un alto livello di visite,
far gola a molte aziende del settore infanzia, prema-man, giocattoli,
vacanze per la famiglia e tanto ancora.

Di esperienze c’è
ne sono proprio tante, e facile trovarle online e possono anche
esserci di aiuto e di incoraggiamento, qui ovviamente non si può
riportarle tutte, a voi il compito di riportarcene alcune scrivendole
nei commenti, magari proprio la vostra.

 

Un consiglio:

 

Non sottovalutiamo
mai un commento, ne capirete l’importanza quando avrete messo in
piedi il vostro blog.

Ad accomunare questi
blogger di successo e l’amore per il proprio lavoro, la passione e
la costanza che ci mettono per portarlo avanti nel tempo.

Il loro lavoro e
basato essenzialmente, per dirlo con parole semplici, da ciò che
amano fare come nel caso delle ricette, o di un esigenza nata con
l’esperienza, come nel caso della mamma, ho qualche cosa di più
tecnico come nel caso dell’Internet marketing.

Quello che è
importante, oltre al buon lavoro e trovare una fascia di interesse
che possa darci un guadagno.

Dobbiamo capire se
c’è bisogno del nostro operato.In alcuni casi il compenso può
arrivare direttamente dall’interessato, come nell’offerta di
info-prodotti e in altri casi e semplicemente un numero o visita che
sommata alla altre fa si che le aziende interessate a quel tipo di
nicchia ci paghi per lo sponsor o pubblicità dei loro prodotti sul
nostro blog.

Da quanto detto
sopra comprendiamo bene quanto è importante pianificare con calma il
lavoro che andremmo a fare col blog sul web, scegliendo accuratamente
la nostra fascia di interesse.

Bisogna anche
controllare a fondo quella che sia nel presente che in futuro è la
nostra concorrenza, ci sono fasce di interesse molto remunerative ma
proprio per questo la concorrenza è spietata.

E molto difficile e
spesso anche costoso cercare di inserirsi in grosse fasce di mercato
o di interesse.

Se hai già preso il
tuo tempo e messo in pratica quanto hai letto fino ad ora sei pronto
per creare il tuo BLOG e lavorare dove vuoi, con i tuoi ritmi
gestendo al meglio il tuo tempo.

 

Una regola
matematica valida soprattutto all’inizio del tuo nuovo lavoro come
blogger è:

Tempo + impegno +
passione = Guadagno

 

Ora insieme vediamo
come progettare un blog con potenzialità di guadagno.

 

Il passaggio più
semplice;

1) quale è il tuo
interesse?

2) hai conoscenza e
esperienza da poter consigliare ho insegnare a chi è interessato?

3) ti appassiona, è
una cosa che durerà?

 

Ora vediamo se parti
già un po’ avvantaggiato, oppure se bisogna partire da zero.

 

Tramite i motori di
ricerca sul web balza abbastanza all’occhio quanto interesse c’è
intorno ad un argomento.

 

Questa è una base
di partenza.

 

Se intorno
all’argomento in cui siamo ferrati non dovesse esserci interesse il
consiglio è partire da zero.

Certo sarà uno
sforzo maggiore, ma noi vogliamo cambiare la nostra vita e non sarà
questo a fermarci.

Navighiamo in cerca
delle esigenze degli internauti, cosa cercano, cosa vogliono.

Osserviamo la
pubblicità, quali sono gli articoli o prodotti più pubblicizzati.

Nei social la gente
cosa cerca, cosa chiede.Individuate le categorie escludiamo quelle
che hanno un business fuori dalla nostra portata, nicchie con troppo
interesse intorno; la concorrenza potrebbe schiacciarci.

Escludiamo anche
tutto ciò che a noi non interessa, e vero che mettendosi di impegno
si può raggiungere un grande risultato ma è meglio impegnarsi su
qualcosa che piace.

 

Per scegliere o
escludere una fascia a grandi linee facciamo un indagine tipo:

Il profilo
potenziale del mercato e dell’utente.

 

Le parole più
cercate.

 

La dimensione della
fascia di interesse, se troppo piccola o troppo grande.

Se è in crescita o
diminuisce.

La moda o tendenza.

La competizione.

Il posizionamento
della concorrenza sui motori di ricerca.

Per una buona
partenza e continuità quanto devo investire.

(Una spesa
solitamente da affrontare per un progetto come il nostro, a lungo
termine e l’acquisto d’un dominio con posta elettronica e MySQL
dedicato, ma di questo parleremo più avanti).

Non complichiamoci
troppo la vita in fondo il mercato e volubile, ma certe passioni
restano.

Da qui bisognerebbe
intraprendere un lunghissimo discorso su cosa faremo sul blog,
venderemo prodotti o info-prodotti, pubblicizzeremo aziende e i loro
articoli, guadagneremo sui CPC (Costo per clic), dico questo perché
è da qui che arrivano i guadagni, e da qui sorgono spontanee le
domande:Venderò i miei prodotti?

Mi contatteranno le
ditte per pubblicizzare i loro articoli?

Quanto guadagnerò
al mese?

Sarà un guadagno
continuativo?

Aumenteranno i
guadagni?

 

E’ più facile dire
che è tutto vago, tutto un forse.

 

Alcuni punti però
hanno una loro logica.

Nel caso che io
venda gemme preziose, per ipotesi 50 mila EURO a gemma, anche se la
nicchia di interesse comprendesse un numero limitato di interessati
le possibilità di forti guadagni sarebbero alte

anche nel caso di
poche vendite, ma se vendo articoli da 5 EURO 100 vendite non fanno
uno stipendio.

Ci sono innumerevoli
calcoli e ipotesi che si possono fare e sul web è pieno di consigli
e consiglieri, di equazioni e quant’altro, che possono stimare a
grandi linee il tuo nuovo business ma ti consiglio vivamente di
lasciare perdere tutto ciò almeno che tu non voglia partire fin da
subito con investimenti da capogiro.

Ora vediamo, in base
alla fascia che hai deciso una forma di guadagno o compenso che ti
permetta di mantenere attiva la tua nuova attività online.

Non sappiamo ancora
quale è la quantità e la qualità delle visite che otterrai dal
blog, è troppo presto per avere dati precisi e concreti, quindi
anche qui in parte si ipotizza e in parte seguiamo delle regole o
formule ben precise legate alla tipologia di attività.

 

Metodi per
realizzare reddito online con un blog:

° Le affiliazioni:
promozione di prodotti o servizi di terzi.

° Google AdSense:
programma pubblicitario di Google che consente di guadagnare
esponendo annunci testuali, banner pubblicitari ed altre forme di
advertising nei propri siti.

° Offerta di
servizi ° Vendita di prodotti

° Vendita di
info-prodotti quali: Manuali, foto, immagini, articoli, istruzioni,
progetti, e tanto altro ancora.

° Corsi online

° Traduzioni di
documenti, articoli ecc.

° Traduzioni
online.

° Professioni
digitali: WordPress, SEO, Adwords, designer, speaker, social media,
ecc.Premessa.

 

Buone visite =
Guadagni Quindi fin da subito bisogna dare o dire qualcosa di
attraente al visitatore, dobbiamo fargli capire quanto è valido il
nostro operato, e quanto per lui è utile.

Gli esempi più
tangibili li abbiamo sotto agli occhi tutti i giorni con ogni tipo di
pubblicità che ci viene proposta, dall’ultimo accessorio
elettronico, il profumo che ci rende più attraenti o il viaggio che
abbiamo sempre desiderato di poter fare.

Le frasi, le
immagini persino i suoni, usano tutto per attirare l’attenzione del
pubblico.

Noi essenzialmente
usiamo testo, e immagini (buone immagini possono essere un problema,
ma anche a questo si può porre rimedio, ne parleremo).

Scrivere testi ben
compilati è essenziale ma più importante è dire sempre le cose
come effettivamente sono.

Anche se siamo
forbiti e sempre meglio scrivere in modo semplice e comprensibile per
tutti, perché tutti sono probabili “acquirenti”.

Attività di dropshipping

Il dropshipping ti permette di vendere i prodotti direttamente ai tuoi clienti senza dover avere un magazzino. Non richiede alcun investimento. Il fornitore si occupa dell’inventario e spedirà i prodotti al cliente, tu ti concentrarti sul marketing e sui clienti.

LAVORARE ONLINE

Scrittore freelance

Lavorare come scrittore freelance ti permetterebbe di guadagnare lavorando dovo vuoi.

LAVORARE ONLINE

Marketing di affiliazione

Ci sono aziende che sono disposte a pagare davvero bene gli affiliati che portano loro nuovi clienti.

LAVORARE ONLINE

Essere liberi di lavorare e vivere ovunque nel mondo.

Essere liberi di lavorare e vivere ovunque nel mondo.


Grazie a internet si può essere indipendenti da i soliti canoni di lavoro con i suoi orari ritmi e luoghi.

Ovviamente bisogna sfruttare il web in base alle nostre competenze o acquisirne di nuove.

Molti sono i servizi e le opportunità per poter vivere e lavorare in internet.


Leggi l’articolo Lavorare online

La cravatta

L’accessori maschile preferito dagli uomini e dalle donne. La cravatta per molti uomini è una passione alla quale non riescono a resistere. E’ diventata nel tempo l’accessorio maschile per eccellenza, simbolo di raffinatezza ed eleganza. Ogni uomo che si rispetti la indossa con fierezza, proprio come ogni donna indossa un paio di scarpe. La cravatta non ha mai subito cambiamenti, rimanendo sempre un classico e ciò che ne contraddistingue una rispetto all’altra sono solo le diverse fantasie. Ma non è solo l’uomo a volerla indossare, in quanto la moda continua ad andare verso un percorso unisex.
Adesso la cravatta viene infatti proposta da Gucci come accessorio femminile già nella collezione primavera\estate 2016, così che possa donare a tutte le donne l’eleganza maschile.
A Hollywood la cravatta è l’accessorio più amato dalle star.
Infatti si dà il caso che attori come Leonardo Di Caprio, Bradley Cooper, George Clooney ma anche il più sportivo David Beckham non riescano proprio a farne a meno, sfoggiandone sempre una nuova ad ogni red carpet. È anche l’accessorio preferito di tutti gli uomini in carriera, nessuno di questi infatti si reca in ufficio senza averla annodata al collo alla perfezione. La cravatta nasce nel 1618 durante la Guerra dei Trent’anni.
La portano i croati, come piccoli foulard annodati al collo, e i parigini la copiano. Alla fine degli anni Novanta, due ricercatori, Thomas Fink e Yong Mao dell’Università di Cambridge, dimostrano attraverso modelli matematici che una cravatta convenzionale ha esattamente 85 nodi possibili. Non solo. Per i veri amanti c’è persino una giornata dedicata a questo accessorio, la Giornata Internazionale della Cravatta che si festeggia il 18 ottobre.

Cos’è una newsletter?

Tra le diverse forme di comunicazione offerte dal Web, le newsletter e le DEM sono certamente tra le più apprezzate essendosi dimostrate ottimi veicoli promozionali ad elevata capacità di migliorare il brand di un marchio.

Ma andiamo per gradi.

In questo nostro breve corso sull’email marketing prenderemo in considerazione i diversi aspetti di questa potente forma di comunicazione ma, come è buona regola, è sempre meglio partire con qualche definizione di base.

Iniziamo quindi con il vedere cos’è una Newsletter.

Si definisce con il termine newsletter un messaggio di posta elettronica (email) inviato periodicamente e gratuitamente ad una pluralità di persone che ne abbiano fatto richiesta, contenente informazioni aggiornate su determinati argomenti e materie.

La potenzialità dello strumento è evidente in quanto con essa è possibile raggiungere in modo diretto una pluralità di persone che riceveranno direttamente nella loro casella email le news e gli aggiornamenti sui vostri prodotti o sulle vostre attività (commerciali o editoriali che siano).

Pensate, per fare un esempio, ad un negozio online che venda prodotti di informatica: con lo strumento della newsletter il titolare del negozio potrebbe informare con pochi click tutti i propri clienti delle novità del mese o di eventuali attività promozionali con (sicuri) benefici sulle vendite.

Ma come è possibile realizzare una newsletter? Beh, la risposta è molto semplice: con il consenso dei destinatari.

Molti siti utilizzano degli appositi moduli online nei quali l’utente viene invitato ad inserire il proprio indirizzo email affinché possa essere ricontattato in futuro per aggiornamenti, news o quant’altro relativamente ai contenuti (prodotti, servizi, articoli, video, ecc.) oggetto del sito stesso.

Attualmente il mercato delle newsletter sembra aver abbandonato le precedenti forme di iscrizione implicite che tanto andavano di moda agli inizi, spostandosi nettamente verso le modalità opt-in odouble opt-in certamente più rispettose della privacy e dei diritti (informatici) dell’utente.
Vediamo brevemente in cosa consistono queste due diverse modalità:

  • Opt-InLa modalità Opt-In prevede che l’interessato fornisca in prima persona il proprio indirizzo email manifestando così il proprio consenso a ricevere i futuri messaggi della newsletter;
  • Double Opt-InColui che si iscrive (rilasciando in prima persona il prorio indirizzo email) riceve un messaggio di posta elettronica al quale deve obbligatoriamente rispondere al fine di perfezionare l’iscrizione.Questa modalità sembra oggi la più rispettosa delle norme in materia di privacy in quanto garantisce una reale e verificabile volontà del destinario di ricevere le comunicazioni via email.

La cintura / The belt

 La cintura


La cintura è un accessorio sia maschile che femminile indispensabile e si adatta ad un’infinità di capi d’abbigliamento, può coprire una doppia funzione, utilità e estetica.

La storia della cintura è antica le sue origini si perdono nel tempo.

Già nel lontano passato la cintura oltre che avere una funzione pratica era usata per distinguersi; un diverso ceto sociale o di appartenenza etc.

Cinture puramente decorative vengono usate con moti capi di abbigliamento, in particolar modo nella moda femminile.

La cintura oggi è un accessorio, un simbolo di stile ed eleganza, nel mondo della moda non se ne può proprio fare a meno.

E’ realizzata mediante strisce di materiale tipo tessuto, cuoio, metallo, corda, materiali sintetici etc, i primi esemplari erano solo semplici cordoni per sorreggere vesti ma anche oggetti e armi, assunse anche un significato spesso ornamentale e distintivo, ricopriva anche significati simbolici.

Oggi le cinture le usiamo come accessorio con pantaloni, gonne e altri capi di abbigliamento.

Un’azienda che abbiamo avuto l’occasione di conoscere ha dato il suo contributo alla cintura sia maschile che femminile e usisex, realizzando modelli unici realizzati in cuoio sul retro e pelle di altissima qualità decorata con grafica astratta sul fronte, dalla lavorazione ai materiali usati tutto è scrupolosamente made in italy e la lavorazione è artigianale.

Stiamo parlando di Sil Dan moda italiana.


The belt


The belt is an essential accessory for both men and women and is suitable for an infinite number of items of clothing. It can cover a double function, utility and aesthetics.

The history of the belt is ancient, its origins are lost in time.

Already in the distant past the belt as well as having a practical function was used to distinguish itself; a different social class or belonging, etc.

Purely decorative belts are used with motifs of clothing, especially in women’s fashion.

The belt today is an accessory, a symbol of style and elegance, in the fashion world you can not do without it. It is made of strips of material such as fabric, leather, metal, rope, synthetic materials, etc, the first examples were just simple cords to hold clothes but also objects and weapons, also assumed a meaning often ornamental and distinctive, also covered symbolic meanings.

We now use the belts as accessories with trousers, skirts and other items of clothing.

A company that we had the opportunity to meet has made its contribution to the belt both male and female and usisex, making unique models made of leather on the back and leather of the highest quality decorated with abstract graphics on the front, from the processing to the materials used everything is scrupulously made in Italy and the processing is handmade.

We are talking about Sil Dan fashion made in italy.

Posizionamento SEO o Google Ads

Posizionamento SEO (organico) o Google Ads, quale scegliere?


Quale è la differenza tra SEO e Google Ads. Quando e meglio il posizionamento organico e quando la pubblicità su Google o Pay-per-Click?


Cosa è il posizionamento organico e i risultati organici?

I risultati organici sono i risultati di ricerca non a pagamento. E’ il risultato con maggiore risposta nella lista di ricerca online. I motori di ricerca come Google o Bing usano algoritmi in grado di valutare innumerevoli fattori prima di rispondere ad una ricerca online o query.


Posizionamento organico

Il posizionamento organico non è alla portata di tutti. L’ottimizzazione di un sito web, richiede necessariamente l’intervento di un professionista, un consulente o una web agency.
I punto di forza del posizionamento SEO sono risultati duraturi, la visibilità ottenuta è continua nel lungo periodo. Questo non significa che si manterrà per sempre, tra aggiornamenti dei motori di ricerca e il lavoro di altri  competitor, il lavoro sul posizionamento organico non va mai interrotto.
Se si fa un buon lavoro di ottimizzazione SEO, le visite saranno quelle in target con i tuoi prodotti o servizi, il traffico sarà continuo e durevole.
I risultati (e il ROI) si vedono sul medio/lungo periodo, ma sono molto affidabili e sicuri.
Il posizionamento organico non è sempre fattibile e in alcuni casi può risultare troppo costoso e con tempistiche molto lunghe. Un esperto prima di affrontare il lavoro del SEO deve fare una serie di valutazioni e di attività che richiedono del tempo, si può incorrere in penalizzazioni SEO e dei motori di ricerca con rischio di penalizzazione sui risultati di ricerca.


Pay-Per-Click (Campagne PPC)

Gli annunci Pay-Per-Click (PPC) sono campagne Google a pagamento visibili nei risultati dei motori ricerca. Google Ads è lo strumento più utilizzato, Bing Ads negli ultimi tempi ha incrementato sistema di promozione online.
Entrambi i servizi a fronte di un pagamento ti permettono di arrivare velocemente in vetta ai risultati di ricerca, ma ovviamente ci sono parole chiave molto più ricercate di altre e quindi con costi decisamente più elevati, questi annunci Pay-Per-Click non alla portata di tutti.
Gli annunci ti permettono di ottieni risultati immediati scegliendo liberamente come spendere il tuo budget.
Gli annunci PPC non danno un risultato certo per via della concorrenza, se si sceglie un budget troppo basso, si rischia di non comparire tra i primi annunci, la visibilità e quindi legata al budget, finito il budget finisce la visibilità.
Un’altro fattore da tenere in considerazione è che raggiunto il budget giornaliero, gli annunci non saranno più visualizzati fino al giorno successivo, penalizzante se si decide di lavorare su mercati altamente competitivi.


SEO e Campagne Pay-Per-Click, una non esclude l’altra.

Un buon piano marketing prende in esame più strumenti per ottenere i risultati sul web. Il SEO o posizionamento organico e le campagne PPC si possono utilizzare insieme per rendere contemporaneamente più veloce e durevole il posizionamento sui motori di ricerca.

Scraping

Che cos’è lo Scraping

Lo Scraping è una tecnica informatica che consiste nell’estrazione di dati in modo automatizzato attraverso strumenti in grado di scandagliare risorse web e collezionare informazioni.

Lo stesso Google attraverso i suoi parser utilizza metodi di scraping per analizzare i siti web ed estrarne i contenuti che utilizzerà poi per la propria catalogazione.

Il metodo di estrazione dei dati tramite sistemi di scraping si basa sull’analisi del codice di un sito per riconoscerne  strutture logiche simili ed essere quindi in grado di selezionare solo i dati di proprio interesse.

Immaginiamo di volere fare una ricerca dei migliori film usciti nel 2017. Andiamo su Google e cerchiamo “migliori film 2017” e scegliamo un sito web.

Il sito in questione ha al suo interno una lista di tutti i film usciti nel 2017 con informazioni su genere, anno di uscita, nazionalità, etc…

Se volessi utilizzare questa lista dovrei fare un copia ed incolla della pagina rischiando però di portarmi dietro informazioni di cui non ho bisogno (es: formattazione, immagini, etc.). Per fare un’estrazione pulita dei dati ci viene in aiuto proprio lo scraping che grazie al riconoscimento dell’architettura del sito ci permette di estrarre solo i dati di nostro interesse.

Grazie allo scraping posso identificare queste informazioni ed estrarle in maniera automatizzata. L’identificazione di queste informazioni può avvenire tramite diverse modalità che sfruttano la selezione di dati html o css (es: selettori jquery, nodi xml, selettori css, etc…).

 

Strumenti di Scraping

Lo Scraping è una tecnica che viene utilizzata ormai da molti anni e nel tempo sono cambiate le tecnologie per effettuare analisi automatizzate anche se la logica alla base dell’estrazione è rimasta sempre la stessa. In questo articolo vi indico 5 strumenti gratuiti (con possibilità di passare a versione premium per alcuni) che possono essere utilizzati per fare scraping.

La tecnologia che abilita lo Smart Working

La tecnologia che abilita lo Smart Working

Lo Smart Working è possibile grazie alle innumerevoli tecniche digitali che ci danno piena libertà di lavorare, agire e interagire quasi ovunque e in qualsiasi momento della giornata.
Il Politecnico di Milano in merito allo Smart Working ha rilevato che le soluzioni con maggior crescita e sviluppo sono quelle a supporto della sicurezza e dell’accessibilità dei dati da remoto e device, poi iniziative Mobility e dei Social.

In Italia dal 2011 ad oggi c’è stata una crescita esponenziale di smartphone, tablet e pc. Gli italiani come il resto del mondo si sono avvantaggiati e adeguati alle tecnologie legate al mondo del web.
Un tempo usato in azienda, il Bring Your Own Device (BYOD), è diventato il driver principale del Smart Working. Lo smart-working è Enterprise Mobility Management.
Gestire la mobility è fondamentale per le aziende che vogliono fare Smart Working.
Secondo studi approfonditi sull’argomento rispetto ai dipendenti presenti in ufficio chi lavora in libertà con orari flessibili è mediamente più produttivo (+35-45%), essenzialmente il lavoro agile promuove la produttività individuale (+63%).

Perché lo Smart Working conviene alle imprese e non solo

Perché lo Smart Working conviene alle imprese (e non solo)

Lo smartworking, in estrema sintesi, è una nuova dimensione del lavoro che – sfruttando la Mobility, la Unified Communication & Collaboration e il social computing – da un lato favorisce la produttività individuale e la continuità operativa dell’utente (e quindi del business), e, dall’altro, permette una significativa flessibilità rispetto al posto di lavoro. La chiave di volta? Cambiare i concetti di fruizione del tempo e dello spazio per favorire nuovi modelli di lavoro più efficaci ed efficienti.

Come si è accennato in precedenza, una della principali caratteristiche dello Smart Working è il forte cambiamento culturale. Secondo Madini: «Lo Smart Working presuppone un profondo cambiamento organizzativo e culturale necessario per superare modelli di organizzazione del lavoro tradizionali. Restituire alle persone una maggiore flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari di lavoro e degli strumenti da utilizzare per svolgere le proprie attività lavorative significa creare organizzazioni più flessibili, introdurre approcci di empowerment, delega e responsabilizzazione delle persone sui risultati, favorire la crescita dei talenti e l’innovazione diffusa».

Le persone sono oggi pronte al cambiamento, complice anche la diffusione dello smartphone che consente di comunicare, lavorare, rimanere connessi in mobilità. Il livello di disponibilità all’interazione digitale ha innescato una nuova curva di apprendimento spontanea delle persone, che oggi arrivano in azienda con un livello di preparazione e disponibilità all’innovazione un tempo inimmaginabili.

Entrando più in dettaglio, l’adozione di un modello “maturo” di Smart Working può produrre un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, secondo le più recenti rilevazioni dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Volendo proiettare l’impatto a livello di Sistema Paese, considerando che il lavoratori che potrebbero fare Smart Working sono almeno 5 milioni (circa il 22% del totale degli occupati) e che gli Smart Worker ad oggi sono 305mila, l’effetto dell’incremento della produttività media in Italia si può stimare intorno ai 13,7 miliardi di euro, ipotizzando che la pervasività dello Smart Working possa arrivare al 70% dei lavoratori potenziali.

Ma i benefici non sono solo per le imprese: per i lavoratori, anche una sola giornata a settimana di remote working può far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti e per l’ambiente, invece, determina una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno, considerando che in media le persone percorrono circa 40 chilometri per recarsi al lavoro e ipotizzando che facciano un giorno a casa di lavoro da remoto.

I dati dell’Osservatorio Smart Working del Polimi

I dati dell’Osservatorio Smart Working del Polimi

Non si può parlare di Smart Working se non si capisce meglio il contesto. Secondo l’Osservatorio Smart Working 2019, in Italia oggi ci sono 570mila smart worker (20% in più al 2018). Continua quindi il trend di crescita registrato negli anni passati. Secondo i dati 2019, il 76% degli smart worker è soddisfatto del proprio lavoro, contro il 55% degli altri dipendenti. Uno su tre è pienamente coinvolto nella realtà in cui opera, rispetto al 21% di chi lavora in modalità tradizionale. Inoltre, secondo le organizzazioni coinvolte nella ricerca, i principali benefici che scaturiscono dall’adozione dello Smart Working sono il miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata (46%) e la crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti (35%). È interessante notare che ancora la gestione degli smart worker presenta secondo i manager anche alcune criticità, in particolare le difficoltà nel gestire le urgenze (per il 34% dei responsabili), nell’utilizzare le tecnologie (32%) e nel pianificare le attività (26%); tuttavia è confortante che il 46% dei manager abbia dichiarato di non aver riscontrato alcuna criticità. La ricerca ha poi interrogato anche gli smart worker, che invece hanno indicato come prima difficoltà la percezione di isolamento (35%), seguita dalle distrazioni esterne (21%), dai problemi di comunicazione e collaborazione virtuale (11%) e dalla barriera tecnologica (11%).

Per capire come sta evolvendo il fenomeno è utile confrontare i dati 2019 rispetto a quanto riscontrato dall’Osservatorio Smart Working nel 2018. Innanzitutto, era stata stimata una presenza di circa 480mila smart worker, con un aumento del 20% rispetto al 2017, e un’incidenza del 12,6% del totale degli occupati che, in base alla tipologia di attività di lavoro che svolgono, potrebbero fare Smart Working. Il trend di crescita del 2018 era lo specchio della crescente consapevolezza che le aziende stavano acquisendo, alla luce dei benefici che lo smartworking apporta alle aziende che lo implementano (l’Osservatorio stima un 15% di crescita della produttività), ai lavoratori (miglior equilibrio vita privata-lavoro) e alla collettività, in termini di minore inquinamento dell’aria in virtù della riduzione degli spostamenti. Per quanto riguardava le PMI, l’Osservatorio aveva rilevato una percentuale di progetti strutturati di Smart Working stabile all’8%: si trattava di iniziative basate su almeno due delle leve di progettazione dello Smart Working, ovvero flessibilità di luogo, di orario, ripensamento degli spazi, cultura orientata ai risultati e dotazione tecnologica adeguata per lavorare da remoto. Era emersa, poi, la presenza di un altro 16% che, pur non avendo iniziative strutturate, di fatto aveva implementato informalmente concetti di Smart Working.

Smart Working, il punto di vista della persona

Smart Working, il punto di vista dell’individuo

  • Per essere produttivi e lavorare in modo organizzato e preciso nella libertà dello Smart Working è moto importante pianificare tutto, l’ambiente, l’orario e i compiti.
  • Porsi degli obiettivi o seguire un tracciato di ciò che vogliamo ottenere è fondamentale.
  • Bisogna aiutare la nostra mente a connettersi e disconnettersi dal lavoro.
    Alcuni semplici metodi, l’utilizzo di una lampada che accendiamo solo in orario di lavoro, o una stanza usata come ufficio. La nostra mente assocerà tali configurazioni al lavoro.
  • Il nostro stile di vita ci impone dei ritmi, ed è importante seguirli, definire dei rituali di inizio e fine serve per impostare la giornata, perdere la cognizione del tempo non è produttivo soprattutto a lungo termine. Bisogna determinare delle pause mattiniere e pomeridiane, seguire gli orari dei pasti etc.
  • Dobbiamo imparare ad usare bene gli strumenti, soprattutto tecnologici che adoperiamo nel lavoro, per fare un esempio, l’uso della fotocamera durante le video-chiamate, gli accessi a servizi online, l’utilizzo di soffiature adatti al nostro lavori etc.
  • È anche importante non farsi distrarre o interrompere, qui lo spazio di lavoro è fondamentale. Se ad esempio lavoriamo in casa alla presenza di famigliari è importante definire le modalità con cui possono interagire con noi.
  • Lavorando da soli è importante tenere traccia del nostro operato per non perderci nulla soprattutto la cose impostanti come date di scadenza o appuntamenti.
  • Essere obbiettivi con il tempo a disposizione, non vorremmo passare tutta la giornata al telefono o in video-chiamate etc.
  • Se lavoriamo in team e buona norma rimanere in contatto e scambiarsi quante più informazioni possibile, in pratica socializzare col gruppo per rafforzare i rapporti e rendere più piacevole il lavoro.

Lavoro da remoto: ecco come impostare velocemente una strategia a distanza

Lavoro da remoto: ecco come impostare velocemente una strategia a distanza

Da un po’ di tempo, complice anche la pandemia di Coronavirus (COVID-19) e il lockdown previsto dal Governo per ridurre il rischio di contagio, molte aziende hanno dovuto in poco tempo attivare tutte le leve necessarie per permettere alle persone di lavorare da casa. Il problema è che il remote working non si può improvvisare, diventare un’azienda “full remote” richiede tempo: ecco perché oggi che invece sono richieste risposte veloci, economiche e stabili, è fondamentale aver ben presenti alcuni capisaldi per non trovarsi nella condizione di sperimentare solo i lati peggiori del lavoro a distanza. Nel farlo è importante pensare di mettersi sia nei panni dell’azienda che decide di adottare l’approccio “full remote” (anche solo in alcuni uffici o paesi, per alcune settimane o più, ndr), sia nei panni degli individui, come suggerisce un articolo uscito qualche giorno fa.

Lo Smart Working regolato per legge in Italia

Lo Smart Working regolato per legge in Italia

Anche le istituzioni sono ormai consapevoli dell’importanza che ha oggi dare la possibilità ai dipendenti di lavorare in modo flessibile rispetto al luogo e all’orario attraverso l’uso delle tecnologie digitali, proprio in virtù degli effetti positivi riscontrati in termine di qualità di lavoro in smart working e di work-life balance. Lo testimonia l’entrata in vigore, nel giugno 2017, della legge 81/2017, il Jobs Act sul lavoro autonomo recante «Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato», che disciplina il lavoro agile in Italia.

Su tutto questo, nel nostro Paese, si è innestato anche un importante cambiamento di tipo legislativo: il 10 maggio 2017, il Senato della Repubblica ha infatti approvato in via definitiva il testo del Disegno di legge AC. N. 2233B che disciplina  lo Smart Working, definito, “l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”. È vero, il legislatore ha affrontato il tema dello Smart Working dal punto di vista dei luoghi e degli spazi deputati allo svolgimento delle proprie mansioni, ma non vi è dubbio che anche in ragione del nuovo quadro normativo si stanno aprendo nuove prospettive in termini di gestione dei dipendenti e dei flussi di lavoro, delle comunicazioni e delle filiere.

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, a un anno dall’entrata in vigore della legge sul Lavoro Agile, nella PA, tra chi ha avviato progetti strutturati di Smart Working, ben il 60% lo ha fatto su stimolo della normativa, mentre solo il 23% degli enti pubblici aveva già pianificato di introdurre il Lavoro Agile prima dell’evoluzione della normativa e il 17% lo aveva introdotto prima dell’entrata in vigore. Tra le imprese invece la situazione è ben diversa: appena il 17% di chi fa Smart Working ritiene la normativa uno stimolo, mentre l’82% delle grandi imprese e il 76% delle PMI lo aveva già introdotto o pensato di farlo prima ancora della legge.

Tra le grandi imprese solo il 6% trova positivo l’impatto della legge, il 49% lo ritiene nullo e il 45% addirittura negativo, principalmente per la complicazione dei processi di trasmissione delle comunicazioni e l’adeguamento degli accordi individuali e delle policy. Più divisa sul tema la PA: per il 27% l’impatto è positivo, per il 43% nullo e per il 30% negativo.

Con la legge di Bilancio 2019, n. 145 del 30 dicembre 2018, è stato modificato l’articolo 18 del c.d. Jobs Act, inserendo il comma 3-bis secondo cui il datore di lavoro che stipula accordi per l’esecuzione della prestazione di lavoro in modalità agile, deve dare priorità alle richieste di Smart Working formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo obbligatorio di maternità e a quelle dei lavoratori con figli in condizioni di disabilità. In tal modo opera un vincolo al potere datoriale non solo nell’ambito della stipula del singolo accordo di lavoro agile ma, più in generale, a livello del potere/diritto di organizzazione di impresa e della gestione del personale.

Smart Working: immaginare scenari e applicazioni ibride

Smart Working: immaginare scenari e applicazioni ibride

Il 4 maggio inizierà la Fase 2 e quasi 8 milioni di lavoratori attendono di rientrare a lavoro. Tuttavia non si tornerà a lavorare come un tempo. Si drovrà convivere ancora per parecchi mesi con il virus. In questo scenario in cui si prediligerà il distanziamento sociale per ridurre il rischio di diffusione del Coronavirus, lo Smart Working continuerà ad essere comunque la modalità più diffusa di lavorare, potenziato e reso ancora più efficace. Infatti, il DPCM del 26 aprile appena pubblicato dal governo raccomanda “il massimo utilizzo di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza”.

D’altronde lo Smart Working sembrerebbe essere al centro della strategia della task force guidata da Vittorio Colao (si tratta del team di esperti che affianca il comitato scientifico e il Governo nella gestione della emergenza Coronavirus, ndr.) diventando così il perno di questa fase successiva, rendendolo addirittura obbligatorio per alcune aziende.

In particolare a dover pensare a delle misure ad hoc sono le grandi aziende, in cui ogni giorno transita un numero cospicuo di dipendenti: è infatti necessario individuare il numero massimo di dipendenti che possono accedere contemporaneamente alla sede, valutando la possibilità di mantenere le distanze di sicurezza in funzione degli spazi a disposizione e gli ingressi scaglionati. Va da sé che la restante parte dei lavoratori lavorerà in Smart Working.

Per la Fase 2 sono previste però delle importanti novità che per esempio riguardano il diritto alla disconnessione, come ha sottolineato la ministra Fabiana Dadone lo scorso martedì 28 aprile in audizione alla Camera. Il diritto alla disconnessione era già stato stabilito dalla legge 81/2017 che norma il lavoro agile.

Smart Working: una misura da adottare in casi di emergenza, come il Coronavirus

Smart Working: una misura da adottare in casi di emergenza, come il Coronavirus

 

Dal 21 febbraio il Coronavirus ha varcato i confini del nostro paese e lo Smart Working nelle aree colpite dall’epidemia (Lombardia e Veneto) è diventata la misura adottata da moltissime realtà italiane per cercare di ridurre al minimo le possibilità di contagio con responsabilità sociale, pur portando avanti le proprie attività.

Come ha sottolineato Mariano CorsoResponsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, «lSmart Working non può essere la soluzione per “bloccare” l’epidemia ma, con l’impegno di tutti, può rappresentare una misura per ridurre rischi, attenuare disagi e contenere gli enormi danni economici e sociali che questa emergenza rischia di causare. lavoratori, e soprattutto coloro che sono già Smart Workers, devono restituire il credito di fiducia dimostrando autonomia, impegno e senso di responsabilità».

Dopo il maxi esperimento di Smart Working della Cina, adesso anche in Italia per arginare il dilagare del Corononavirus si ricorre quindi al lavoro agile, che grazie a un decreto attuativo approvato d’urgenza applicabile da subito, anche senza un accordo preventivo con i dipendenti (così come richiede invece la Legge sul lavoro Agile del 2017). In particolare, il decreto attuativo del 23 febbraio 2020 n. 6 – recante le misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2 (è questa la sigla ufficiale che indica il Coronavirus, ndr) che causa la malattia COVID-19 – ha previsto “la sospensione delle attività lavorative per le imprese […] ad esclusione di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare ovvero in modalità a distanza”.  Come si legge sul testo pubblicato in Gazzetta ufficiale, la decisione è stata presa dalla Presidenza del Consiglio “ritenuta la straordinaria  necessità e urgenza di emanare disposizioni per contrastare l’emergenza epidemiologica da Covid-19, adottando misure di contrasto e contenimento  alla  diffusione  del predetto virus”.

Un numero sempre crescente di aziende ha via via chiesto ai loro dipendenti di limitare le trasferte di lavoro e lavorare in Smart Working, utilizzando gli strumenti di collaboration a loro disposizione (tra le prime A2A, Ibm, Intesa San Paolo, Pirelli, Salini Impregilo, PwC, KPMG, Luxottica, Enel, Eni, Saipem, Snam, Vodafone). Oggi, a seguito delle successive disposizioni attuative del Governo varate per contenere e gestire l’emergenza epidemiologica da COVID-19, ormai quasi tutte le realtà italiane hanno adottato forme di Smart Working. In particolare il DPCM dell’8 marzo recita all’articolo 2, comma 1, lettera r:  “la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, puo’ essere applicata, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti; gli obblighi di informativa di cui all’art. 22 della legge 22 maggio 2017, n. 81, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro”.

Infine, il DPCM dell’11 marzo raccomanda che “in ordine alle attività produttive e alle attività professionali sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza”.

Come rileva l’indagine “Infojobs Smart Working 2020” – realizzata a marzo 2020 su un campione di 189 aziende e 1149 candidati – il 72% delle aziende ha messo a disposizione in tempi brevi mezzi e strumenti per permettere ai collaboratori di proseguire il lavoro da remoto, inoltre per poco più della metà delle aziende che hanno che hanno attivato lo Smart Working (56%) questo è stato il primo test in assoluto. Il 64,5% delle aziende ha dichiarato che i dipendenti hanno apprezzato questa decisione, che non ha avuto contraccolpi sulla produttività (39%), o ne ha avuti ma in maniera limitata (25,5%). Guardando alle criticità riscontrate, innanzitutto spiccano i problemi di tipo organizzativo (44%) per mancanza di supervisione e controllo sul lavoro del personale, e di tipo relazionale (42%), a mancare è il confronto quotidiano e il lavorare fianco a fianco. La tecnologia è stata indicata, invece, solo dal 14% delle aziende, ovvero da quelle che hanno risposto all’emergenza ma non erano preparate a gestirla a livello di strumenti e competenze interne.

Guardando ai lavoratori, il 79% ha dichiarato di averlo adottato per la prima volta, mentre per il 14,5% sono solo cambiate le modalità di fruizione e per il 6,5% non c’è stato alcun cambiamento rispetto a prima.

Il 38% del campione intervistato si è dichiarato fortunato di poter evitare gli spostamenti in questo momento, mentre il 27% sta apprezzando il fatto di avere a disposizione un ufficio “virtuale” dove è possibile continuare a lavorare come prima. Solo il 7% ha detto di essere meno produttivo (in questo caso la principale causa sono gli impegni familiari da gestire in contemporanea): nel caso di donne con figli a casa la percentuale sale al 33%.

Anche in ambito PA, il Governo ha emanato un decreto legge (n.6 del 23 febbraio 2020) che incentiva e agevola l’accesso allo Smart Working. La cosiddetta Direttiva Dadone (che prende il nome della ministra della Funzione pubblica, Fabiana Dadone, ndr.) stabiliva, infatti, che il Lavoro Agile era “applicabile in via automatica ad ogni rapporto di lavoro subordinato nell’ambito di aree considerate a rischio nelle situazioni di emergenza nazionale o locale nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni e anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti”. Oggetto del decreto una spinta sul Lavoro Agile in favore del personale complessivamente inteso e sul lavoro flessibile con un occhio di riguardo per i dipendenti delle PA affetti da patologie pregresse, che usano i trasporti pubblici o che hanno carichi familiari ulteriori connessi alle eventuali chiusure di asili e scuole dell’infanzia. “Stiamo mettendo in atto tutte le misure che servono a bilanciare l’imprescindibile esigenza di proteggere la salute e garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro con la necessità di mandare avanti la complessa macchina dello Stato e di assicurare i servizi essenziali”, ha detto la ministra della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone. Misure quelle della Direttiva Dadone che oggi, con il Decreto Cura-Italia, varato dal governo, vengono rafforzate: il lavoro agile diventa la regola nella PA per tutta la durata dell’emergenza. “Lo avevamo scritto su direttive e circolari, ma per rafforzare il vincolo nei confronti delle amministrazioni, come promesso, lo abbiamo messo anche nel decreto – ha sottolineato la ministra su Facebook –. Fino alla fine dell’emergenza Coronavirus, lo Smart Working, cui si può far ricorso in modo semplificato e persino con strumenti del dipendente, è la forma ordinaria di svolgimento della prestazione nelle PA. In ufficio le presenze vanno limitate esclusivamente alle attività indifferibili e che non si possono svolgere da remoto”.

In questo scenario, numerose aziende hanno messo a disposizione soluzioni e servizi per aiutare le organizzazioni a introdurre lo Smart Working e vivere questo particolare frangente come un’opportunità per sperimentare nuovi metodi di lavoro, nuovi strumenti e canali digitali, pur nella sua criticità e complessità. È quanto ad esempio è accaduto con “Solidarietà Digitale“, l’iniziativa lanciata dal Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione in collaborazione con Agid, e con lo “Smart Working Emergency Kit” progettato da Digital360 con l’obiettivo di supportare velocemente le organizzazioni nell’adozione corretta del lavoro agile, dal punto di vista giuslavoristico, organizzativo e tecnologico, con percorsi formativi ad hoc per aiutare le persone a migliorare le modalità di lavoro a distanza. Il kit prevede infatti: una survey per fare il check-up sui processi, le modalità di lavoro e l’interazione tra le persone; un supporto consulenziale online per le direzioni HR e i comitati di crisi multidisciplinare (si va dai processi al change management, dai temi giuslavoristici a quelli di security); un percorso online con 26 video multidisciplinari (ad esempio si parla della leadership smart, dei comportamenti smart e delle attenzioni da avere sul tema Coronavirus); dei webinar interattivi.

Ma non finisce qui, perché, per esempio, per agevolare le imprese lombarde nell’adottare il Lavoro Agile, Regione Lombardia ha indetto un bando che stanzia 4,5 milioni di euro per la promozione dei piani di Smart Working. Si tratta di finanziamenti a fondo perduto. Possono fare domanda le imprese regolarmente iscritte alla Camera di Commercio di competenza, oppure i soggetti, in forma singola o associata, in possesso di partita IVA, con unità produttive /operative in Lombardia e un numero di dipendenti almeno pari a 3, non ancora in possesso di un piano di Smart Working regolamentato o del relativo accordo aziendale.

Come funziona lo Smart Working: le leve di progettazione

 Come funziona lo Smart Working: le leve di progettazione

Un progetto di Smart Working è quindi un processo di cambiamento complesso che richiede di agire contemporaneamente su più leve e che deve partire da un’attenta considerazione degli obiettivi, delle priorità e delle peculiarità tecnologiche, culturali e manageriali dell’organizzazione.

Inteso come nuovo modo di lavorare che consente un miglior bilanciamento tra qualità della vita e produttività individuale, è quindi anche il risultato di un sapiente uso dell’innovazione digitale a supporto di approcci strategici che puntano sull’integrazione e sulla collaborazione tra le persone, in particolare, e tra le organizzazioni, in generale. In tutto questo la tecnologia gioca un ruolo chiave, perché quando si parla di Digital Transformation nei luoghi di lavoro si pensa anche all’applicazione di tecnologie avanzate per connettere persone, spazi, oggetti ai processi di business, con l’obiettivo di aumentare la produttività, innovare, coinvolgere persone e gruppi di lavoro.

Bisogna comunque sempre tener presente che adottare lo Smart Working non vuol dire soltanto lavorare da casa e utilizzare le nuove tecnologie, lo Smart Working non è il telelavoro: è anche, e soprattutto, un paradigma che prevede la revisione del modello di leadership e dell’organizzazione, rafforzando il concetto di collaborazione e favorendo la condivisione di spazi. Nell’ottica smart, il concetto di ufficio diventa ‘aperto’, il vero spazio lavorativo è quello che favorisce la creatività delle persone, genera relazioni che oltrepassano i confini aziendali, stimola nuove idee e quindi nuovo business.

«Per poter dare concretezza ai principi organizzativi dello Smart Working, occorre creare iniziative congiunte e coerenti afferenti a quattro leve di progettazione che hanno interlocutori aziendali diversi. Le iniziative più mature di Smart Working richiedono di agire su tutte e quattro le leve, tuttavia la priorità con cui vengono attivate dipende dalle esigenze e dalle motivazioni che portano le organizzazioni a intraprendere il percorso verso lo Smart Working», sottolinea Madini.

Secondo il modello proposto da P4I, una delle leve è quella legata alle policy organizzative, ovvero le regole e linee guida relative alla flessibilità di orario (inizio, fine e durata complessiva), di luogo di lavoro e alla possibilità di scegliere e personalizzare i propri strumenti di lavoro. Poi ci sono le tecnologie digitali che, in funzione della loro qualità e diffusione, possono ampliare e rendere virtuale lo spazio di lavoro, abilitare e supportare nuovi modi di lavorare, facilitare la comunicazione, la collaborazione e la creazione di network di relazioni professionali tra colleghi e con figure esterne all’organizzazione. Anche il layout fisico degli spazi di lavoro, inteso come configurazione degli spazi, ha un impatto significativo sulle modalità di lavoro delle persone e può condizionarne l’efficienza, l’efficacia e il benessere delle persone nel contesto lavorativo: la progettazione degli ambienti è fondamentale per garantire alle persone di lavorare in un luogo che soddisfi le loro necessità professionali, perché lo Smart Working non è praticabile solo fuori dall’ufficio (con Copernico abbiamo trattato questo argomento nell’ebook “Smart Working: 4 aziende a cui ispirarsi“). Infine, come già accennato, ci sono i comportamenti e gli stili di leadership, legati sia alla cultura dei lavoratori e al loro modo di “vivere” il lavoro, sia all’approccio da parte dei capi all’esercizio dell’autorità e del controllo. Se da un lato infatti il “sottoposto” deve prendere responsabilità, dall’altro per i capi diventa prioritario il tema della gestione dell’ansia (in particolare l’ansia da prestazione) e capire come misurare le performance dello staff.

Cos’è lo Smart Working

Cos’è lo Smart Working

Ma che cosa è lo Smart Working? Se in italiano il significato di Smart Woking è “lavoro intelligente”, l’Osservatorio del Politecnico di Milano lo definisce”una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Come sottolinea Emanuele Madini, Associate Partner di P4I-Partners4Innovation ed esperto di Smart Working ed HR Transformation, «lo Smart Working è un modello organizzativo che interviene nel rapporto tra individuo e azienda. Propone autonomia nelle modalità di lavoro a fronte del raggiungimento dei risultati e presuppone il ripensamento “intelligente” delle modalità con cui si svolgono le attività lavorative anche all’interno degli spazi aziendali, rimuovendo vincoli e modelli inadeguati legati a concetti di postazione fissa, open space e ufficio singolo che mal si sposano con i principi di personalizzazione, flessibilità e virtualità».

 
 

Per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, «lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività».

Lo Smart Working non è però una semplice iniziativa di work-life balance e welfare aziendale per le persone: si innesca in un percorso di profondo cambiamento culturale e richiede un’evoluzione dei modelli organizzativi aziendali, per cui si deve prevedere una roadmap dettagliata fase per fase. Bisogna sempre ricordare, infatti, che è un progetto intrinsecamente multidisciplinare, che presuppone una governance integrata tra gli attori coinvolti.

Smart Working, il punto di vista dell’azienda

Il punto di vista dell’azienda

1. Approntare una Setup Checklist per capire cosa serve per mettere le persone nelle condizioni di lavorare da casa. Capita molte aziende abbiamo già in casa gli strumenti giusti e quindi di fatto sono “remote ready”: in questi scenari il cambiamento sarà quindi strutturale, ma bisognerà agire soprattutto su cultura e policy. In particolare bisogna verificare di avere:

  •  uno strumento di comunicazione sincrona, per permettere alle persone di confrontarsi, porre domande veloce o chiedere un chiarimento. Si tratta per esempio di strumenti come Slack, Microsoft Teams, Hangout, Skype;
  • uno strumento di comunicazione asincrona, che consenta di scrivere contenuti più strutturati, generalmente pubblicati in ordine cronologico. Si tratta per esempio di strumenti come Basecamp, WordPress, Yammer, Workplace by Facebook;
  • uno strumento che consenta l’archiviazione di documenti, immagini, file, ecc.. Si tratta di strumenti come Dropbox e Google Drive;
  • uno tool per le videoconferenze, come Zoom, Hangouts Meet, Skype;
  • una lista delle attività che generalmente richiedono la presenza per comprendere se e come “remotizzarle”;
  • una lista delle policy di sicurezza e ripensarle aggiornandole in chiave remote working.

2. Pensare alla dotazione IT per tempo, per fare in modo che tutto funzioni senza problemi per i dipendenti che lavorano da casa.

3. Comprendere come passare dalle riunioni fisiche alle call e ai meeting virtuali.

4. Indennità: workspace e Internet. È importante prevedere per chi lavora da casa dei rimborsi per esempio per Internet, la babysitter, le sedie e le scrivanie, le webcam, le cuffie, ecc..

5. Task e Project Management. È necessario capire come le attività sono assegnate e qual è l’organizzazione del lavoro. C’è chi usa ad esempio utilizza in ufficio delle lavagne: tutto questo deve diventare digitale. Fortunatamente, ci sono già molti strumenti che possono aiutare nell’assegnazione dei compiti: GitHub, Trello, Asana, Pivotal Tracker sono solo alcuni di quelli disponibili sul mercato.

6. Raccogliere e sistematizzare le richieste di chi lavora da remotoavere visibilità di tutti i problemi che le persone stanno avendo in remoto dà modo alla società di trovare il modo per risolverli.

7. Gestire le paure del management, rassicurandolo sul fatto che la produttività dei lavoratori da casa non è inferiore, anzi. Di fatto, uno dei motivi principali per cui le aziende non consentono il lavoro a distanza è che il management teme che le persone non lavorino se sono a casa. Da una prospettiva puramente gestionale, questo è un grosso problema per almeno due motivi: da un lato, la mancanza di fiducia che farà stare male il dipendente indipendentemente da quanto sia bravo e, dall’altro, il fatto che si sta misurando il tempo trascorso in ufficio invece dei risultati. Queste paure sono in gran parte legate alla cultura aziendale. Per cambiare mindset si potrebbe innanzitutto trovare un modo per condividere, anche in forma anonima, queste paure e poi procedere in modo mirato facendo leva su formazione manageriale, cambiamento dei processi, cambiamento delle politiche, ecc. Inoltre può essere d’aiuto rendere più trasparenti le attività, ricorrendo ad esempio a  una combinazione di messaggistica personale e assegnazione di attività su strumenti aperti e condivisi.

Smart Working: che cos’è, a cosa serve, perché è importante per il business

Smart Working: che cos’è, a cosa serve, perché è importante per il business

 

Capire il significato dello Smart Working non è immediato e nemmeno così intuitivo. In Italia se ne sente sempre più spesso parlare, e l’attenzione verso modalità di lavoro “smart” sta crescendo: secondo i risultati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano il 58% delle grandi imprese ha già introdotto iniziative concrete. Tra i risultati più interessanti dell’ultimo anno emerge l’aumento della diffusione dello Smart Working nelle PMI italiane: i progetti strutturati sono passati dall’8% al 12% attuale, quelli informali dal 16% al 18%. Tuttavia, c’è anche un’ombra: anche la percentuale di imprese disinteressate al tema è cresciuta, in modo preoccupante, passando dal 38% al 51%. Anche la PA nell’ultimo anno ha fatto grandi passi in avanti verso un modello di lavoro “smart”: oggi il 16% delle pubbliche amministrazioni ha progetti strutturati di lavoro agile (nel 2018 era l’8% e nel 2017 il 5%), l’1% ha attivato iniziative informali e un altro 8% prevede progetti dal prossimo anno.

Indice degli argomenti

Patate gratinate e mozzarella al forno

 Patate gratinate e mozzarella al forno.

C’è una ricetta veloce “Patate gratinate e mozzarella al forno” che piace molto anche ai bambini e soprattutto con ingredienti che uno più o meno a sempre in casa.

Quindi se è quasi ora di cena e non sapete cosa preparare, ecco un piatto veloce ed economico:

Bastano pochi ingredienti:

Patate: 4 medie Mozzarella

1 Olio: 2 cucchiai Sale: 1 cuchiaino PROCEDIMENTO

Pelate le patate e tagliatele a julienne

Unite i due cucchiai di olio il sale e mescolate con una forchetta ho con le mani.

Dopodiché mettete in una teglia da forno livellando bene.

Poi mettere infornare per circa 15 minuti ,trascorso il tempo tirare fuori e mettere sopra la mozzarella.

Rimettere in forno almeno altri 15 fino a che le patate non saranno gratinate al punto desiderato. Ora tirate fuori dal forno e servite la portata di patate gratinate e mozzarella al forno.

Buon appetito Sarà buonissima

Modelle / models

 Modelle

Sil Dan fashion made in Italy Un percorso lavorativo nato all’inizio del secolo e arrivato in crescendo fino ai giorni nostri, le modelle affascinanti creature, col tempo anche il ruolo maschile, il modello e apparso sulle passerelle di tutto il mondo.

Molte modelle anno raggiuto un successo planetario posando per i brand più famosi.

Con l’avvento dei social network le modelle hanno raggiunto l’apice ricoprendo il ruolo di social influencer, capaci di manipolare il mondo della moda.

Il loro progresso nel tempo e passato dal rappresentarle come semplici manichini a icone di bellezza, come le top model e super model; Naomi Campbell, Winnie Harlow, Claudia Schiffer, Cindy Crawford, Tyra Banks, Bella Hadid, Gigi Hadid e tantissime altre non meno famose, bellissime e affascinanti.

La moda attraverso gli anni è decisamente cambiata moltissimo influenzando i canoni estetici anche di culture fortemente radicate alle origini, ma le modelle continuano a essere le ragazze più belle.

 

Models

A career path born at the beginning of the century and growing up to the present day, models of fascinating creatures, with time also the male role, the model appeared on the catwalks of the world. Many models year achieved a planetary success by posing for the most famous brands.

With the advent of social networks, the models have reached the peak covering the role of social influencer, able to manipulate the fashion world.

Their progress over time has gone from representing them as simple mannequins to icons of beauty, such as supermodels and super models; Naomi Campbell, Winnie Harlow, Claudia Schiffer, Cindy Crawford, Tyra Banks, Bella Hadid, Gigi Hadid and many other not less famous, beautiful and fascinating.

Fashion through the years has definitely changed a lot, influencing the aesthetic canons of cultures strongly rooted in the origins, but the models continue to be the most beautiful girls.

Posizionamento nei motori di ricerca

Posizionamento nei motori di ricerca.

Desideri ricevere maggiori informazioni sul tema:
Il posizionamento dei siti web nei motori di ricerca è più importate del sito web.

Se sei online chi ti cerca ti deve trovare, l’unico modo e attraverso i motori di ricerca, ti dice qualcosa Google?.

Esiste il temine “posizionamento naturale”, in questo caso il sito web deve seguire almeno le principali regole del SEO ( ne parlo nell’articolo dedicato al SEO), ma questo non basta, il posizionamento non e una cosa automatica e scontata, come molti errando pensano.

Il web è principalmente un business, lo può essere per noi ma indubbiamente lo è per i motori di ricerca come Google.

La soluzione ideale per ottenere dei risultati online è mettersi nelle mani di esperti accertati del settore, che oltre a realizzare un sito web multi-piattaforma seguendo le dovute regole del SEO, saranno in grado di consigliarci i giusti investimenti da fare in base alle nostre esigenze e priorità.

 

Consiglio spassionato, non mettiamoci mai nelle mani dell’amico dell’amico che ci fa il sito, le conseguenze, soprattutto a lungo termine potrebbero essere dannose.

L’importanza che il nostro sito web sia posizionato sui motori di ricerca?

 L’importanza che il nostro sito web sia posizionato sui motori di ricerca?

 

 

L’idea anche troppo comune e che fare un sito web sia semplice addirittura banale, lo puoi realizzare in poco più di tre clic, questa idea ci perviene dalla pubblicità (ingannevole).

Poi ci sono i super programmatori che con cento euro oltre al sito ci mettono dentro pure un viaggio alle Maldive per due.

Poi gli altarini: grafica precompilata, struttura standard non adattabile e sempre uguale e contenuti copiati dalle rete.

Per pio sentirci dire che credere ai tre clic è un po da ingenui e non dovevamo proprio credere al 100% a quanto proposto in pubblicità, in pratica ci danno degli allocchi.

Ma quanto detto è proprio l’errore più comune che fanno in molti, aziende e attività.

La nostra immagine online va messa nelle mani giuste, guardando non solo al presente ma anche al futuro.

Spesso parlare di sito web equivale a parlare di marketing, è quindi necessario per ottenere il meglio valutare attentamente fin dall’inizio con chi lavorare.

Ci vuole un esperto SEO per poter posizionare al meglio un sito web nei motori di ricerca, purtroppo molti si vantano di questo titolo ma non basta.

 

L’esperto SEO è un professionista con competenza e esperienza, non ci si diventa da un giorno all’altro, è una materia complessa e continuamente aggiornata, basata su ricerche e studi del settore. Questo è il motivo fondamentale per cui non mettersi nelle mani di chi dice di saper fare un sito web serve poco o niente per ottenere dei veri risultati dalla rete, ma bisogna rivolgersi a un esperto, un agenzia esperta del settore e con tutte le carte in regola, che sappia pianificare un progetto, dalla studio del sito web al risultato che si intende ottenere online e le competenze in merito sono un grafico un programmatore il copy writer e l’esperto SEO.

Il tempo è denaro

Il tempo è denaro

 

Che il tempo è denaro è un modo di dire comune.

Ma in realtà il tempo è nostro e non denaro.

Viviamolo al meglio.

Rinfreschi

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Cucina moderna

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Cosa significa default?

Cosa significa default?


COSA SIGNIFICA DEFAULT?

In informatica, con il termine default (si pronuncia defòlt) ci si riferisce al valore predefinito di un’impostazione configurabile da parte di un utente che viene assegnata a un’applicazione, a un programma o a una periferica del computer. Talvolta tali impostazioni sono chiamate anche preset o impostazioni di fabbrica, specialmente quando ci si riferisce ai dispositivi elettronici.


POSSIBILI ESEMPI

Un tipico uso del termine default riguarda le impostazioni iniziali di un determinato software per il computer.

Ad esempio, la prima volta che un utente esegue una data applicazione questa può suggerire che come indirizzo di residenza dell’utente ci sia l’Italia.

Questo valore di default potrebbe essere appropriato se più utenti che usano tale applicazione si trovassero nell’Italia piuttosto che in un altro Paese.

Se l’utente seleziona però un nuovo Paese, questo sostituirà il valore di default dell’applicazione, diventando perciò il valore di riferimento per la prossima volta che l’applicazione verrà utilizzata da quell’utente o su quel computer.

Dunque, cambiando il valore preesistente dell’applicazione, ossia quello di default, verranno memorizzate le nuove informazioni fornite dall’utente, proprio come avviene tramite i cosiddetti cookie quando si utilizza un determinato servizio sul Web.

Altro tipico uso del termine default riguarda generalmente un monitor che viene dotato di una funzione che consente di ripristinare le impostazioni di fabbrica dello stesso.

Ciò permette di ripristinare le impostazioni raccomandate dal produttore, ponendo così rimedio ad eventuali impostazioni che sono state erroneamente configurate da parte dell’utente.

Il termine default si può quindi applicare ai più disparati contesti dell’informatica, da quelli più piccoli, come lo stato di una variabile, a quelli più complessi, come le funzioni di un programma o il comportamento di un dispositivo.

Arrivati dunque a questo punto dovresti aver finalmente capito cosa significa default.

Cosa fa un Tecnico Informatico?

Cosa fa un Tecnico Informatico?

 

Cosa fa un Tecnico Informatico?

Descrizione

Il ruolo di un Tecnico Informatico all’interno di un’azienda è quello di fornire assistenza e manutenzione a tutti i sistemi informatici e hardware.

Il suo lavoro include installare, configurare ed aggiornare hardware e software, così come risolvere ogni eventuale problema relativo alle apparecchiature.

La maggior parte dei Tecnici Informatici lavora in due modi, fornendo assistenza e supporto all’azienda stessa o a clienti esterni.

In base alla grandezza dell’azienda il lavoro del Tecnico Informatico può coprire diverse aree di specializzazione.

I Tecnici Informatici trovano impiego presso ogni tipo di azienda che utilizzi software o hardware specializzati,e necessita quindi di un team IT con Tecnico tra i collaboratori.

Le più comuni sono istituti finanziari, alberghi, enti pubblici o privati,e catene di distribuzione, nonché alcune organizzazioni in cui i Tecnici Informatici lavorano direttamente con clienti come call center o help desk.

L’uso della tecnologia e di attrezzature specializzate sta diventando sempre più essenziale per le aziende, per cui è necessario avere uno specialista nello staff.

Hanno bisogno di qualcuno che possa riparare e dare una corretta manutenzione a tutti i dispositivi coinvolti nelle attività quotidiane dell’azienda.

A causa di questa necessità, non c’è da meravigliarsi che i Tecnici Informatici siano così fortemente richiesti sul mercato del lavoro.


Principali Responsabilità

Ecco una lista parziale di alcuni dei compiti più comuni per un Tecnico Informatico.

Installare e configurare nuove tecnologie ad uso dell’azienda, come hardware, sistemi operativi e programmi o applicazioni.

Eseguire la manutenzione ordinaria di hardware e sistemi informatici.

Fornire assistenza al personale dell’azienda o ai clienti che riscontrano problematiche in ambito informatico: risolvere il problema; spiegare il problema ai membri dello staff o al cliente.

Risolvere i problemi di sistemi e applicazioni: eseguire la diagnostica su hardware o software difettosi; trovare ed applicare soluzioni per ogni problematica. Sostituire le parti danneggiate dell’hardware, quando necessario: ordinare i componenti necessari.

Scrivere rapporti sullo stato di tutti gli hardware e software dell’azienda.

Applicare e verificare il funzionamento di nuove applicazioni o sistemi operativi: Informarsi sulle nuove applicazioni e sistemi operativi disponibili; eseguire test di verifica prima di applicare i suddetti; valutare le nuove applicazioni o sistemi operativi; installarli su tutti i sistemi informatici dell’azienda.

Installare profili, email ed emettere pass di accesso per i nuovi impiegati, fornire assistenza per ogni problematica relativa alle password.

Eseguire i controlli di sicurezza su tutti i sistemi.

Eseguire test di sicurezza elettrica su tutti i sistemi.

Attività Quotidiane Verificare lo stato di tutti i sistemi informatici e hardware.

Rispondere alle richieste di assistenza di clienti e membri dello staff.

Installare e configurare nuovi sistemi e hardware.

Eseguire rapporti sullo stato di sistemi e hardware.

Sostituire gli hardware danneggiati.

Risolvere i problemi dei software. Testare, valutare e conoscere nuove tecnologie ed aggiornamenti.

Stipendio Lo stipendio medio per Tecnico Informatico è 29 000 € all’anno o 15,00 € all’ora.

Questo è circa 1.8 volte di più dello stipendio medio del paese.

Gli stipendi per questa posizione partono da 20 000 € e per professionisti con esperienza arrivano fino a 41 000 €.

Questi risultati sono basati su 3 stipendi estratti dalle descrizioni degli annunci di lavoro. 


Competenze e Qualifiche Richieste

Eccezionale conoscenza di hardware e sistemi informatici: essere in grado di capire l’interazione tra i componenti hardware; comprendere le basi della programmazione e delle funzioni dei software.

Eccellenti abilità di analisi e di risoluzione dei problemi: avere un approccio logico ed analitico alla risoluzione dei problemi: curare i dettagli; trovare soluzioni ai problemi pensando fuori dagli schemi.

Buone capacità di comunicazione: avere buona capacità di ascolto e di indagine per poter comprendere le problematiche spiegate da persone prive di competenze tecniche; avere ottime maniere nel parlare con i clienti di persona o al telefono; essere in grado di spiegare le problematiche a collaboratori, membri dello staff o clienti, in modo conciso, tramite un linguaggio comune.

Ottime capacità di lavorare in squadra: saper aiutare i collaboratori, quando necessario; lavorare su grandi progetti a stretto contatto con i propri collaboratori.

Avere buona memoria per poter ricordare specifiche e procedure riguardanti hardware e sistemi informatici.

Eccellente gestione del tempo e capacità di lavorare sotto pressione: essere in grado di lavorare in ambienti stressanti; valutare i problemi in modo tempestivo; rispettare le scadenze.

Ottime capacità di servizio al cliente.

Lavorare come Tecnico Informatico è spesso il primo passo nel mondo del lavoro del settore.

Molte posizioni non richiedono una formazione accademica, ma possedere una laurea in discipline scientifiche, come ingegneria elettronica o informatica, informatica e tecnologie informatiche, è certamente un vantaggio.

Anche ottenere una certificazione Eucip a livello base può costituire titolo preferenziale. [1]

Un elemento fondamentale del lavoro di un Tecnico Informatico è la capacità di essere il più veloce possibile.

Essere la persona incaricata della manutenzione delle attrezzature di un’azienda implica una certa rapidità nell’eseguire i propri compiti, specialmente se il malfunzionamento dei computer provoca ritardi nello svolgimento delle attività.

Lo stesso vale per l’assistenza ai clienti, in quanto anche in questo caso la risoluzione dei problemi deve avvenire nel minor tempo possibile.

Lavorare come Tecnico Informatico può richiedere di lavorare su turni e a volte effettuare straordinari per rispettare le scadenze.

A seconda delle dimensioni e del tipo di azienda, potrebbero essere previsti anche turni notturni.

Il lavoro del Tecnico Informatico comporta alcuni potenziali rischi per la salute derivanti dall’operare seduti davanti ad un computer per molte ore al giorno.

Cos’è una newsletter?

Cos’è una newsletter?


Tra le diverse forme di comunicazione offerte dal Web, le newsletter e le DEM sono certamente tra le più apprezzate essendosi dimostrate ottimi veicoli promozionali ad elevata capacità di migliorare il brand di un marchio. Ma andiamo per gradi. In questo nostro breve corso sull’email marketing prenderemo in considerazione i diversi aspetti di questa potente forma di comunicazione ma, come è buona regola, è sempre meglio partire con qualche definizione di base. Iniziamo quindi con il vedere cos’è una Newsletter. Si definisce con il termine newsletter un messaggio di posta elettronica (email) inviato periodicamente e gratuitamente ad una pluralità di persone che ne abbiano fatto richiesta, contenente informazioni aggiornate su determinati argomenti e materie. La potenzialità dello strumento è evidente in quanto con essa è possibile raggiungere in modo diretto una pluralità di persone che riceveranno direttamente nella loro casella email le news e gli aggiornamenti sui vostri prodotti o sulle vostre attività (commerciali o editoriali che siano). Pensate, per fare un esempio, ad un negozio online che venda prodotti di informatica: con lo strumento della newsletter il titolare del negozio potrebbe informare con pochi click tutti i propri clienti delle novità del mese o di eventuali attività promozionali con (sicuri) benefici sulle vendite. Ma come è possibile realizzare una newsletter? Beh, la risposta è molto semplice: con il consenso dei destinatari. Molti siti utilizzano degli appositi moduli online nei quali l’utente viene invitato ad inserire il proprio indirizzo email affinché possa essere ricontattato in futuro per aggiornamenti, news o quant’altro relativamente ai contenuti (prodotti, servizi, articoli, video, ecc.) oggetto del sito stesso. Attualmente il mercato delle newsletter sembra aver abbandonato le precedenti forme di iscrizione implicite che tanto andavano di moda agli inizi, spostandosi nettamente verso le modalità opt-in odouble opt-in certamente più rispettose della privacy e dei diritti (informatici) dell’utente. Vediamo brevemente in cosa consistono queste due diverse modalità: • Opt-In La modalità Opt-In prevede che l’interessato fornisca in prima persona il proprio indirizzo email manifestando così il proprio consenso a ricevere i futuri messaggi della newsletter; • Double Opt-In Colui che si iscrive (rilasciando in prima persona il proprio indirizzo email) riceve un messaggio di posta elettronica al quale deve obbligatoriamente rispondere al fine di perfezionare l’iscrizione. Questa modalità sembra oggi la più rispettosa delle norme in materia di privacy in quanto garantisce una reale e verificabile volontà del destinatario di ricevere le comunicazioni via email.

Cos’è un forum?

Cos’è un forum?


Desideri ricevere maggiori informazioni sul tema: Il forum è uno spazio pubblico di confronto aperto a tutti sul web sulla base del modello di comunicazione “molti a molti”. Solitamente viene utilizzato per intavolare delle discussioni specifiche-tecniche, richiedere aiuto, chiedere o dare opinioni. Tutti, in teoria, possono scrivere sui forum anche se si è resa sempre più necessaria la presenza di moderazione. Il forum è uno spazio online di condivisione e discussione utilizzato da moltissimo tempo. Raccolgono di solito gli appassionati di un qualche cosa e permette loro di confrontarsi in un botta e risposta. I forum vengono utilizzati per dare e ricevere consigli ma anche per fornire assistenza tecnica. Spesso sono studiati e monitorati dalle aziende per capire la propria immagine o intervenire per rispondere in modo ufficiale a delle problematiche che vengono presentate.

Tutti in teoria possono scrivere su un forum, in media dopo una registrazione e la scelta di un nickname col quale presentarsi. Le discussione sono di solito moderate ser che hanno poteri di spostare le discussioni, censurarle o di bannarne l’autore. I forum oggi possiedono anche un sistema per misurare l’attività di ogni utente che acquista credibilità, fama, rispetto e autorevolezza man mano che contribuisce.

Un aspetto sicuramente da citare è la nascita di una sorta di “dialetto” da forum, utilizzato per scrivere più velocemente (LOL – “Laughing Out Loud” o “Lot Of Laugh” significa “molto divertente” , IMHO – “In My Hown Opinion” significa “secondo me”, PVT – “PriVaTe” che significa “in privato”, ecc…). Un forum è uno spazio aperto dove gli iscritti sono liberi di discutere lasciando i propri commenti. Generalmente viene consigliato per associazioni o club dove vengono condivise e discusse le proprie passioni, attività o problematiche.

Cos’è un blog?

Cos’è un blog?


Il blog è uno spazio personale, quindi sul modello “uno a molti”, dove l’autore ha la possibilità di scrivere di quello che più gli aggrada e venire commentato. Adesso il blog è utilizzato anche da aziende che desiderano tenere un contatto aggiornato con i propri clienti. Il blog, nato dall’unione delle parole Web e Log (WebLog cioè diario del Web poi troncato in blog), è nato come naturale trasposizione del diario personale sul Web con la differenza che invece che essere “privato” è pubblico ed aperto a tutti. Il tipo di comunicazione è bidirezionale, ma seguendo al regola da “uno a molti“. Con il tempo il blog, grazie alla sua dinamicità e alla possibilità di essere aggiornato stimolando interesse e discussione, ha preso il sopravvento come metodo di comunicazione anche per le aziende. I blog hanno conosciuto una forte espansione grazie all’avvento dei CMS (“Content Management System” – sistemi per la gestione dei contenuti) come Joomla e WordPress che hanno reso molto più semplici ed intuitive le operazioni di aggiornamento dei contenuti e della grafica. Un blog è uno spazio personale, un vero e proprio diario, dove è il proprietario a scrivere i suoi articoli e il suo pubblico ha la possibilità di commentarli. Ad oggi il blog, grazie alla sua semplicità di utilizzo e alla possibilità di personalizzazione, viene usato molto anche dalle aziende come strumento di comunicazione.CMS

Significato di posizionamento web?

Significato di posizionamento web?


La maggior diffusione di sistemi cominciativi via internet, da la possibilità ormai a chiunque di entrare nel web soprattutto per fare ricerche di qualsiasi genere, vuoi comprare, vuoi saper, il percorso per dove andare e quali sono le notizie fresche di oggi; basta un cellulare, il browser e il motore di ricerca e tutto è fatto. E se cercano me? Questa è una domanda molto importante. Quanto detto è l’importanza e il significato di posizionamento web Sono soprattutto le aziende a promuoversi sui motori di ricerca, o comunque chi offre un servizio, la guerra si combatte in prima linea, nelle prime pagine, è li che ci dobbiamo piazzare se il nostro sito web o il nostro business è importante e vogliamo essere visibili al maggior numero possibile di clienti.

Blue jeans

Blue jeans

Il jeans è nato come tuta da lavoro centoquarantacinque anni fa abbattendo ogni barriera generazionale, conquistando tutti in tutto il mondo, sono passati dall’essere indossati da uomini in mansioni umili ad avvolgere le silhouette delle più belle fanciulle. Gente comune e personaggi famosi come Marilyn Monroe, Ronald Reagan, Bill Clinton, Barack Obama, Farrah Fawcett, Madonna, Audrey Hepburn, Naomi Campbell, Kate Moss e moltissime star dello spettacolo e del cinema, tutti sono attratti dal fascino dei molti modelli di jeans, la sua praticità e adattabilità. Fu Jacob Davis nel 1871 a realizzarle e brevettarle i blue jeans da Levi Strauss il 20 maggio 1873. Anche per i blue jean il tempo è passato ma invece di invecchiare sono sempre più giovani e alla moda.

 

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Blue jeans

The jeans were born as work overalls one hundred and forty five years ago, breaking down every generational barrier, conquering everyone all over the world, they went from being worn by men in humble jobs to wrap the silhouettes of the most beautiful girls. Ordinary people and celebrities like Marilyn Monroe, Ronald Reagan, Bill Clinton, Barack Obama, Farrah Fawcett, Madonna, Audrey Hepburn, Naomi Campbell, Kate Moss and many stars of the show and the cinema, all are attracted by the charm of the many models of jeans , its practicality and adaptability. It was Jacob Davis in 1871 who created and patented her blue jeans by Levi Strauss on May 20, 1873. Even for blue jean, time has passed but instead of getting older, they are getting younger and more fashionable.

Xlam

Legno – XLAM

 

Pannelli Xlam innovazione nel settore edilizio

La composizione dei pannelli XLAM è costituita da: 99% circa di legno e 1% di colla, questo fa dello Xlam un materiale monoblocco altamente flessibile che può sopportare carichi elevati ed una forte resistenza agli eventi sismici.

I pannelli XLAM garantiscono un buon isolamento acustico, un ottimo isolamento termico, ed un elevata resistenza al fuoco, per questo possiamo definire i pannelli XLAM un innovazione nel campo della costruzione di case ed edifici in legno.

In fine i pannelli XLAM offrono un ottimo comfort abitativo grazie all’altissima tenuta all’aria, buon isolamento termico, assenza di emissioni tossiche buona regolazione del livello di umidità nell’aria dato che il legno può assorbire o rilasciare vapore negli ambienti.

 

 

Utilizzo dei pannelli XLAM

Con i pannelli XLAM si possono costruire qualsiasi tipo di edifico, anche su più piani, possono essere utilizzati per restauri e per sopraelevazioni. I tempi di costruzione sono brevi e il loro grado di prefabbricazione è molto alto. Grazie alle loro doti di rigidezza sono particolarmente apprezzati nell’edilizia antisismica.
Questo sistema costruttivo è molto utilizzato, oggi, per la costruzione di fabbricati di media-grande dimensione come condomini, edifici pubblici, capannoni.

 

 

Pannelli Xlam cenni storici

Verso la fine degli anni novanta, in Austria presso l’Università di Ganz, si da vita ad un progetto che ha come scopo lo sviluppo e la ricerca di nuovi utilizzi e nuove lavorazioni del legno, in modo da poter realizzare elementi di grandi dimensioni. Nonostante il progetto sia nato in Austria, nel corso degli anni il progetto subì l’influenza di altri Paesi Europei come ad esempio la Germania anch’essa impegnata in una ricerca simile. Oggi il pannello XLAM è una valida alternativa al mattone nella realizzazione di edifici di qualsiasi grandezza, dalle case singole, edifici a più piani, capannoni industriali a sopraelevazioni, ampliamenti, pareti, solette, tetti.

La prima struttura costruita con i pannelli XLAM è stata realizzata a Vienna, un complesso residenziale di quattro piani. Da quel momento in poi sono state molte le costruzioni realizzate con XLAM, a Londra nel 2007 fu costruito un edificio di nove piani, mentre a Milano troviamo il più grande quartiere residenziale in legno d’Europa.

 

 

Xlam – Legno lamellare incrociato

Alla fine degli anni ’90 nasce in Austria l’XLAM, presso L’Università di Graz, grazie ad un progetto di sviluppo e ricerca che portasse a nuovi utilizzi delle risorse e delle lavorazioni del legno, realizzando così elementi piani di grandi dimensioni. Tuttavia, nonostante l’origine di partenza, in questo progetto c’è l’influenza di altri paesi Europei, come la Germania, essendoci stata una ricerca ed uno sviluppo decennale. A Londra nel 2007 fu realizzato un edificio di 9 piani di struttura portante in XLAM. Il pannello XLAM permette attualmente di offrire sul mercato il legno come soluzione ed alternativa al mattone, concorrenziale anche a livello strutturale, incontrando l’interesse dei progettisti ed in particolar modo dei committenti.

I pannelli XLAM vengono prodotti con il legno di conifera, così come la maggior parte degli elementi strutturali in legno di quest’era moderna. Il legno utilizzato per le case prefabbricate è Piecea Abies o più comunemente chiamato abete rosso. Classificato nel gruppo delle conifere, l’abete roso si differenzia dalla presenza di aghi singoli sui rami. Una delle sue molteplici caratteristiche è la longevità, è un albero che vive a lungo arrivando addirittura a cinque secoli di vita.

Il nome di abete rosso è dovuto alla sua corteccia squamosa e di colore rossastro. L’importante ruolo della corteccia è quella di difendere l’albero dalle basse temperature essendo questa una pianta presente sulle alpi e nel resto dell’Europa. L’abete attualmente è l’albero utilizzato per eccellenza, è sicuramente senz’altro possibile utilizzare come legno il larice e la douglasia. Così come il possibile utilizzo di altre specie che attualmente restano però elementi da testare che necessitano tutt’oggi ad una definizione.

Le tavole vengono tra loro sovrapposte ed incollate facendo si che ogni singolo strato del piano del pannello sia a 90° rispetto agli strati adiacenti. Ogni pannello può essere finito a secondo dell’esigenza del cliente e del progetto presentato. Le lavorazioni dell’XLAM resta quella della carpenteria del legno essendo essendo un elemento in legno massiccio. E’ possibile adeguare il pannello XLAM ad uso esterno.

Gli stabilimenti, sono strutturati per fornire la fabbricazione del pannello a seconda della richiesta del cliente comprensiva di tagli a seconda del disegno strutturale richiesto. Il pannello X-LAM è un materiale flessibile e grazie alla produzione in serie di ogni singolo elemento riesce a ridurre i tempi di costruzione fino al 40%. Non è da sottovalutare, inoltre, che la scelta di un pannello X-LAM unito ad un corretto isolante termo-acustico può raggiungere alti livelli di prestazioni energetiche.

 

 

Xlam

Cos’è il legno lamellare incrociato – “Xlam”? »Xlam« in inglese significa legno lamellare incrociato (cross-laminated timber),così come Glulam sta per legno lamellare incollato (glued laminated timber).

Esistono diverse denominazioni per i pannelli in legno lamellare incrociato:

– XLAM (Cross-Lam),
– CLT (Cross Laminated Timber)
– KLH (Kreuz Lagen Holz)

 

 

 

Tecnologia

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Il legno lamellare incrociato (Xlam o compensato di tavole) è un materiale costruttivo di nuova generazione, con proprietà meccaniche migliori e caratteristiche deformative più uniformi rispetto agli elementi in legno massiccio o in legno lamellare incollato in una sola direzione, soprattutto per quanto riguarda le proprietà in direzione ortogonale alle fibre. Gli elementi in Xlam sono composti da tavole in legno massiccio disposte a strati incrociati (cioè con direzione delle fibre alternata), incollate insieme sotto grandi pressioni per formare un unico elemento massiccio piano, con capacità portante in entrambe le direzioni. Come materia prima viene solitamente usato legno di conifera, sottoposto ad un processo di essiccazione che lo porta a un’umidità del 12%, valore per il quale il legno è naturalmente protetto dagli agenti biologici come funghi, insetti e muffe.

I pannelli vengono realizzati, in base al tipo di utilizzo e alle richieste di resistenza, con un numero dispari di strati – 3,5,7 o più fino ad uno spessore massimo di 60 cm. L’orientamento relativo delle tavole nei singoli strati è di 90° e la sezione del pannello è sempre simmetrica.

Per esigenze specifiche in ogni direzione si possono avere un massimo di due strati consecutivi con lo stesso orientamento delle lamelle. Questi pannelli sono solitamente realizzati su richiesta del cliente e differiscono dai lotti di produzione standard. In casi specifici in cui si necessita di un’elevata resistenza a flessione si usano pannelli con doppio strato esterno mentre per una maggior resistenza a taglio si impiegano pannelli con doppio strato centrale.

 

 

 

Proprietà meccaniche eccezionali

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L’incollaggio incrociato permette di avere portanza in entrambe le direzioni dell’elemento piano, la resistenza aumenta e si evitano spaccature in direzione ortogonale alla fibratura. Inoltre ciò assicura stazionarietà delle dimensioni del pannello, riducendo a valori trascurabili le naturali variazioni dimensionali del legno (ritiro e rigonfiamento). Per questo motivo le deformazioni nel piano di questi pannelli sono quasi nulle, mentre nella direzione ortogonale al pannello ammontano a circa 2,4mm/m per ogni % di variazione di umidità nel legno.

Grazie all’orientamento incrociato delle lamelle, i pannelli possono trasmettere i carichi in due direzioni ortogonali, il che li rende ottimali sia come elementi di parete sia come elementi solaio. La direzione principale per la trasmissione dei carichi rimane quella dell’orientamento delle lamelle esterne. Tali pannelli possono avere dimensioni sufficienti a costituire pareti continue, con altezza pari a quella di interpiano, aperture già intagliate nella parete in fase di realizzazione in stabilimento e con le superfici laterali già pronte per l’assemblaggio con le pareti contigue. Le dimensioni massime di questi elementi sono date esclusivamente dalle limitazioni per il trasporto.

Con un adeguato collegamento dei vari elementi, i pannelli usati per le pareti possono riprendere notevoli forze orizzontali sia nel loro piano sia in direzione ortogonale ad esso. Grazie ad una corretta concezione architettonica e strutturale, un’adeguato dimensionamento dei pannelli in XLAM e una buona esecuzione dei collegamenti fra le pareti e i solai, è possibile assicurare un’ottima resistenza della struttura in XLAM anche per azioni orizzontali, come vento e sisma.

 

 

Ottima resistenza al fuoco

I pannelli in legno massiccio a strati incrociati (Xlam) hanno una resistenza al fuoco significativamente maggiore rispetto a quella che normalmente assegnamo agli elementi costruttivi in legno e supera quella dell’acciaio e addirittura quella del calcestruzzo. Il legno è infatti un ottimo isolante che conduce il calore da 300 a 400 volte più lentamente rispetto all’acciaio. Gli elementi si carbonizzano lentamente dalla superficie verso l’interno, mentre lo strato carbonizzato riduce ulteriormente la conducibilità dell’elemento ed evita che l’ossigeno arrivi al legno intatto.

Per quanto riguarda la velocità di carbonizzazione, per i pannelli in XLAM si può calcolare che la resistenza media al fuoco di un pannello a 3 strati sia di 30 min, per un pannello a 5 strati si raggiungono i 60 min, mentre per pannelli più spessi e pareti con più strati si arriva anche a 90 min o più. In accordo con le richieste della normativa per la progettazione di strutture in condizioni di incendio si possono dimostrare anche resistenze maggiori (90 min, 120 min, etc.), che dipendono essenzialmente dallo spessore del pannello e dal numero di strati, oltre che dalla presenza di eventuali materiali protettivi.

 

 

Collanti non dannosi

Nella maggior parte dei casi i produttori di pannelli in XLAM utilizzano per l’incollaggio la colla poliuretanica monocomponente Purbond, che sfrutta la naturale umidità del legno per il collegamento degli elementi in un blocco unico, senza la necessità di utilizzare solventi o formaldeide. La colla viene spalmata su tutta la superficie delle tavole in quantità di circa 200 g/m2. Successivamente il pannello viene messo nella pressa, dove si raggiunge l’incollaggio completo.

Dal momento che tutte le colle utilizzate sono prive di formaldeide, le costruzioni in XLAM sono del tutto assimilabili a costruzioni in legno massiccio naturale. La colla è inodore e grazie all’elevata capacità di incollaggio, le dosi utilizzate sono molto ridotte.

 

 

Connessioni

CBD 05 detajl temeljna ploscaCBD 04 detajl medetazna ploscaLe pareti in Xlam vengono ancorate al solaio o alla fondazione con elementi di connessione in acciaio. Per riprendere le forze di sollevamento che nascono a causa delle azioni orizzontali per rotazione rigida della parete, si utilizzano i cosiddetti “hold-down”, mentre per le forze di taglio associate alla traslazione rigida delle pareti si usano gli angolari. Questi elementi di connessione vengono ancorati alla piastra di fondazione con tirafondi, mentre il collegamento al pannello in legno è realizzato con chiodi o viti di diametro almeno 4 mm e di lunghezza fra i 40 mm e i 60 mm.

Il fissaggio delle pareti dei piani superiori ai solai viene effettuato in modo simile, solamente che in questo caso al posto di tirafondi si utilizzano viti o chiodi, con cui si fissano gli angolari sia alle pareti sia al solaio. Le giunzioni fra i singoli pannelli vengono realizzate solitamente con una striscia di sovrapposizione di metà spessore del pannello, fissata mediante viti. Il tipo di angolari utilizzati, le dimensioni delle viti e dei chiodi e le prescrizioni per il montaggio differiscono leggermente tra i variproduttori di pannelli in XLAM.

I produttori propongono quindi diversi tipi di dettagli e di elementi di collegamento tra i pannelli che devono essere valutati ed approvati di volta in volta dal progettista.

 

 

I vantaggi dell’utilizzo dei pannelli XLAM

Il pannello XLAM è un materiale da costruzione moderno, in legno dalla struttura multistrato, si presenta in forma piatta e ha notevoli proprietà termoisolanti. Grazie alle sue ottime caratteristiche meccaniche è in grado di distribuire i carichi in più direzioni.
I maggiori vantaggi che si hanno nell’utilizzo dei pannelli XLAM sono: il materiale è legno massiccio, clima piacevole negli ambienti, montaggio semplice, peso inferiore rispetto al cemento armato, eccellenti caratteristiche antisismiche, buone proprietà termoisolanti, materiale da costruzione ecologico ed ecosostenibile, resistente al fuoco.

I settori d’impiego dell’ XLAM solitamente sono: coperture e solai,strutture di tetti, muri e pareti, solette e travi.
Questi pannelli vengono solitamente utilizzati per la costruzione di: case mono e plurifamiliare, edilizia residenziale e multipiano, costruzioni industriali e capannoni, uffici e scuole, densificazione di spazi abitativi urbani.

 

 

Come sono fatti i pannelli XLAM

Come per la maggior parte degli elementi strutturali moderni i pannelli XLAM vengono prodotti con legno di conifere, più precisamente il più utilizzato è l’abete rosso, un albero longevo e resistente alle basse temperature molto presente sia sulle Alpi che nel resto d’Europa. E’ sicuramente possibile utilizzare anche altri alberi come il larice e la duglasia.

Il pannello XLAM è composto da tre, cinque o sette strati di tavole incrociate tra loro, unite con un giunto a pettine e incollate tra loro in modo da rendere la tavola un corpo solo. Attraverso l’incollaggio si riduce l’attività del legno fino a renderla a livelli trascurabili.
Con queste caratteristiche le tavole di XLAM riescono a soddisfare i requisiti che devono avere i materiali di costruzione nell’era moderna.

 

 

Cosa sono i pannelli XLAM

Con il termine XLAM si indica un pannello in legno massiccio di grandi dimensioni. Oggi il sistema costruttivo a pannelli in legno chiamato XLAM è l’eccellenza nei sistemi costruttivi. Offre un ampia libertà a livello progettuale dagli edifici multipiani alle case, dagli alberghi ai capannoni.

I pannelli XLAM sono pannelli multistrato a tavole incrociate di legno massiccio, incollate tra loro di spessore variabile, questi pannelli assemblati in modo industriale vengono prodotti in base alle esigenze del costruttore.

I pannelli XLAM sono innovativi in quanto offrono maggiore sicurezza in caso di incendio o di sismi, sono ecosostenibili in quanto riducono al minimo gli scarti ed i rifiuti di cantiere.

 

 

Composizione del pannello Xlam

Un pannello XLAM è composto da un numero variabile di strati di tavole sovrapposti e incollati fra loro a formare un pannello multistrato I pannelli XLAM sono pannelli di grandi dimensioni, nei quali gli strati di tavole sono sovrapposti e incollati uno sull’altro in modo che la fibratura di ogni singolo strato sia ruotata nel piano del pannello di 90° rispetto agli strati vicini.

Il numero di strati e il loro spessore possono variare a seconda del tipo di pannello e del produttore.

Il numero minimo, teorico, di strati per ottenere un pannello XLAM è 3. Ma si arriva a 5 strati per ottenere un comportamento fisico e meccanico efficace e completamente corrispondente alla definizione di elemento multistrato con capacità portante nelle due direzioni del piano. Infatti, con soli 3 strati la direzione corrispondente allo strato centrale del pannello permette una prestazione strutturale limitata, anche se sufficiente in caso di strutture semplici.

Al momento attuale i pannelli XLAM sono prodotti, come la maggior parte degli elementi di legno per uso strutturale, con legno di conifera. Accanto al legno di abete rosso, che rappresenta la soluzione normale per la produzione di pannelli XLAM, si usa legno di larice o di douglasia, in modo da ottenere pannelli XLAM con le caratteristiche di durabilità di queste specie legnose.

Le tavole usate per la produzione dell’XLAM possono essere considerate come equivalenti alle tavole impiegate per la produzione di legno lamellare incollato. Si tratta di materiale prodotto in modo altamente industrializzato e con particolare riguardo verso la garanzia di caratteristiche meccaniche e fisiche di qualità.

Il singolo strato di tavole può essere considerato come l’elemento di base del pannello XLAM.

Esso è composto da una serie di tavole affiancate una all’altra ed eventualmente collegate fra loro tramite incollatura (si noti che l’incollatura della superficie stretta delle singole tavole non è di importanza essenziale ai fini delle caratteristiche fisiche e meccaniche del pannello finito).

Le tavole per la produzione di XLAM sono inoltre giuntate nel senso longitudinale tramite giunti a pettine, in modo da ottenere tavole continue e ininterrotte su tutta la lunghezza di ogni singolo strato.

Le singole tavole sono stagionate fino a un grado di essiccatura del 12% e quindi sottoposte a una procedura di classificazione secondo la resistenza, in modo da attribuirle a una classe di resistenza definita. Sarà questa classe di resistenza a definire le caratteristiche meccaniche dell’XLAM.

L’aspetto estetico dei pannelli XLAM varia in funzione del grado di finitura e del tipo di produzione usato. In alcuni procedimenti di produzione è previsto di lasciare un’intercapedine fra le singole tavole, che resta visibile sia sulla superficie sia nelle sezioni del pannello: questi pannelli sono evidentemente poco adatti per l’uso a vista.

Le linee di produzione più moderne prevedono di accostare le tavole, lavorate con un alto grado di precisione, una contro l’altra, in modo da ottenere una superficie del pannello continua e chiusa anche in assenza dell’incollatura del lato stretto delle tavole.

Non da ultimo è interessante ricordare come sia possibile realizzare anche pannelli XLAM curvi: grazie all’impego di particolari tecniche di produzione, un produttore è in grado di realizzare pannelli curvi secondo le indicazioni del cliente. Si tratta di una lavorazione e di una procedura di produzione speciali, che comportano un onere particolare e che devono rispettare limiti geometrici ben definiti.

Probabilmente l’uso di pannelli curvi resterà riservato a poche applicazioni particolari e decisamente esigenti dal punto di vista progettuale, ma rappresenta comunque una possibilità interessante e un esempio della versatilità del materiale XLAM.

Tetti in legno

ILMA Legno

Isolamento termico e acustico dei tetti in legno

Tre ottimi motivi per decidere di costruire un tetto in legno sono: l’isolamento termico, il risparmio energetico e l’isolamento acustico. Il coefficiente di conducibilità termica del legno, grazie all’ottima capacità di isolamento del legno,a parità di spessore, è di circa un terzo di quello di altri materiali da costruzione ( es. mattoni).

Le prestazioni energetiche ed il comfort della struttura migliorano in quanto con un tetto in legno non si creano dispersioni termiche e neppure condense. La riduzione della diffusione di onde sonore si ottiene dalla trasmissione di minori vibrazioni alla struttura del legno rispetto al cemento e all’acciaio, questo perché le travi in legno sono porose ed elastiche per natura.


Tetto in legno: scelta elegante e naturale

Il legno, oltre a tutte le importanti proprietà e qualità che possiede come materiale da costruzione, ha un forte e piacevole impatto estetico. Un tetto in legno con travi a vista dona alla casa uno stile elegante e minimale, l’ambiente appare subito più accogliente, più caldo. In oltre grazie alla vasta gamma di colori disponibili il legno si adatta facilmente a qualsiasi gusto personale e a qualsiasi stile di interni.


Manutenzione del legno

Il legno è un materiale molto delicato, e ha bisogno di costante manutenzione per garantire la durabilità della struttura in legno.
Le strutture in legno hanno bisogno di trattamenti specifici, impermeabilizzanti per evitare che il legno venga rovinato dalla pioggia, dal sole e dagli altri agenti atmosferici.

Subito dopo aver realizzato il progetto bisogna applicare una vernice speciale, facendo attenzione di scegliere una vernice resistente all’acqua e ai graffi adatta agli esterni, cercando di stendere il prodotto il più uniformemente possibile.


I vantaggi di un tetto in legno

Si possono realizzare tetti in legno di qualsiasi forma, tipologia e misura, la parte interna quella che di solito è a vista di solito è fatta in perlinato. E’ una soluzione molto utilizzata in caso di ristrutturazione in quanto è molto veloce il montaggio.
I vantaggi maggiori della costruzione di un tetto in legno sono:

tempi brevi per la realizzazione: i tempi di realizzazione di un tetto in legno rispetto ad uno in cemento sono circa 30 giorni per il primo contro i 60 del secondo, quindi oltre ad un risparmio di tempo si ha anche un risparmio di denaro.
il legno è un materiale antisismico: in un Paese a forte rischio terremoti come il nostro, il legno materiale leggero, ed elastico, rientra nelle normative antisismiche.
il legno è un materiale isolante: grazie alle sue caratteristiche naturali il legno è da sempre considerato un ottimo isolante termo acustico.


Tetti in legno

Tetti in legno solidi, belli e pieni di vita.

Costruire un tetto in legno oggi è molto vantaggioso sia nei costi che per quanto riguarda la comodità. Il tetto in legno è una copertura leggera, con un buon grado di isolamento e di grande influsso estetico che dà alla vostra abitazione un buon valore aggiunto, ed inoltre dona alla vostra casa un certo pregio, una distinzione ed una certa singolarità ed offre anche un certo isolamento acustico oltre ad un’ottima capacità di isolamento termico con conseguente risparmio energetico grazie agli ormai risaputi componenti di conducibilità termica del legno migliorando sensibilmente la comodità abitativa.


UN TETTO ADEGUATO PER UN RISPARMIO ASSICURATO
La decisione giusta

Decidendo di vivere in una casa con il tetto in legno farai una scelta vantaggiosa per la salute di tutta la famiglia in più grazie alla traspirabilità naturale che consente di creare un clima fresco in estate,caldo in inverno.
Il tetto in legno è la decisione migliore che puoi prendere per te e la tua famiglia.


I vantaggi economici di un tetto in legno

Molti sono dell’ idea che costruire un tetto in legno ha un costo eccessivo, però non hanno fatto i calcoli di quanto con il tempo possono avere dei vantaggi.
I maggiori vantaggi economici dati dall’ avere un tetto in legno sono:

Durata: la durata di un tetto in legno è maggiore rispetto quella dei tetti in cemento, un tetto in legno dura anche 30 anni con una corretta manutenzione.
Tempistica: la realizzazione di un tetto di legno è circa la metà rispetto alla realizzazione di un tetto in cemento.
Termoregolatore: il legno è un ottimo isolante non solo come dispersione del calore ma anche come regolatore dell’ umidità, questo porta alla diminuzione delle spese del riscaldamento della casa tutto l’anno poiché nei giorni freddi diminuisce l’umido e di conseguenza il freddo, mentre nei giorni caldi evita l’effetto cappa riducendo la sensazione di afa.


Perché realizzare un tetto in legno

Grazie al progresso delle tecnologie di costruzione e alla ricerca di materiali ecocompatibili, decidere di realizzare un tetto in legno significa rispondere alle esigenze di comfort abitativo, salubrità e benessere. In oltre un tetto in legno è leggero, ben isolato, naturale e di grande impatto estetico, quindi un valore aggiunto alla casa.
Il legno è un materiale che per la sua natura viene definito nobile ed elegante, mantiene la sua bellezza immutata nel tempo, e gli ambienti sono sempre caldi e accoglienti.
Il tetto in legno da prestigio all’abitazione, e proprio grazie alle caratteristiche di questo materiale il risultato finale sarà completamente personalizzato ed unico.


Tetto in legno: una scelta ecologica

La bio architettura è l’architettura che impiega materiali naturali e non dannosi alla salute e si propone una progettazione degli ambienti che rispetti l’uomo, le sue esigenze psicofisiche e che tenga conto anche del consumo di energie e dello smaltimento dei rifiuti.
Il legno è un materiale ecologico ed anche il legno lamellare rientra in questa categoria dal momento che rappresenta una risorsa naturale, rinnovabile ed anche riciclabile in quanto, il legno, rispetto ad altri materiali, richiede un minore utilizzo di energia durante tutto il ciclo della sua vita, dalla produzione allo smaltimento, riducendo quindi l’inquinamento ambientale.


IL DUBBIO DEL TETTO

Quando nella fase di progettazione per la costruzione della mia casa prefabbricata mi chiesero se volevo il tetto in legno, io sono caduto dalle nuvole perché pensavo che i tetti sarebbero dovuti essere tutti uguali e invece no, perché in una casa prefabbricata si possono installare tetti in vari modi e con vari materiali. Però quando ho sentito che si parlava di un certo isolamento termico allora lì ho aperto bene le orecchie perché volevo capire bene di cosa si trattasse e quando ho capito bene di cosa si trattasse, non ho avuto dubbi nello scegliere la copertura del mio tetto e l’ho voluto in legno perché mi apportava tanti vantaggi che altre coperture non m i avrebbero dato. Il principale vantaggio di un tetto in legno è il suo isolamento acustico e anche un’ottima capacità di isolamento termico e così ho deciso di farmelo installare e sono rimasto molto soddisfatto. Se un domani dovessi consigliare qualcuno per la scelta di un tetto per la propria casa in legno, gli consiglierei senz’altro questa soluzione senza alcuna remora.


Scegli il tetto in legno! Vivi green and cheap!!!

Fai una scelta responsabile per il pianeta e per la tua famiglia. Ci sono solo vantaggi nel preferire il tetto in legno. I tempi di realizzazione sono brevi,in un mese avrai il tuo tetto in legno ad un prezzo super conveniente,i costi di sono inferiori rispetto ad altri materiali,come il cemento, con il vantaggio di possedere un tetto di massima qualità.
Un altro ottimo motivo è che potrete creare nella vostra casa uno stile unico,perché il legno è un materiale esteticamente piacevole che si coordina a qualunque stile, dall’elegante e classico a moderno ed eclettico. Certamente decidere di vivere in una casa con il tetto in legno è una scelta responsabile e salutare perché è un materiale traspirante che permette di avere un clima fresco in estate e caldo in inverno. Il legno oltre ad essere termico e isolante è anche insonorizzante.

Strutture in legno

Tetti in legno – ILMA Legno


Tipologie di legno da costruzione

Quando si progetta una struttura in legno la fase più importante è la scelta del materiale, le due tipologie di legno più utilizzate sono: il legno massiccio e il legno lamellare.

Il legno massiccio è ricavato dalla parte più interna del tronco dell’albero, il legno lamellare è realizzato dal’assemblaggio di più tavole di legno. Il legno massiccio viene utilizzato principalmente nella costruzione di strutture portanti, mentre il legno lamellare viene utilizzato per coperture semplici. Si possono poi combinare le due tipologie di legno nel caso di strutture di grandi dimensioni.


Piccole strutture in legno

Se ci guardiamo in giro, possiamo vedere come piccole strutture in legno vengono normalmente utilizzate nelle noste case e giardini, tra le più diffuse troviamo:

GAZEBO: si collocano con la massima semplicità in giardino, nei parchi, permettono una maggior utilizzazione degli spazi verdi, solitamente sono strutture prefabbricate e se ne trovano di diverse forme e misure, e il risultato è sempre molto elegante.
VERANDE E PORTICI: ampliano lo spazio vivibile della casa, si tratta di uno spazio utilizzabile tutto l’anno se dotati di pareti e vetrate semovibili.
BOX AUTO: sono spazi chiusi su tutti i lati, hanno le stesse caratteristiche dei garage costruiti con cemento e mattoni.
Casette di legno:

sono prefabbricate, di solito usate come piccoli depositi ( es. per riporre le attrezzature di giardinaggio) o come piccoli rifugi. Ne esistono di diverse misure a seconda dell’utilizzo, necessitano di pochi metri per l’installazione e in caso di necessità si possono rimuovere velocemente.

PERGOLE:le possiamo vedere sia attaccate ad un muro che autoportanti, durante la bella stagione diventano uno spazio in più della casa, solitamente abbellite con fiori rampicanti o piante da frutto come la vite.
ne di ossigeno e riduce la CO2 presente nell’atmosfera. Quando il legno finisce il suo ciclo di vita si trasforma in energia oppure viene riciclato.


Materie prime

Una delle materie prime più naturali e rinnovabile che ci sia in natura è il Legno,grazie ad esso migliora la produzione di ossigeno e riduce la CO2 presente nell’atmosfera. Quando il legno finisce il suo ciclo di vita si trasforma in energia oppure viene riciclato.

C.B. 01 04 2019

Edifici in legno

Nell’ultimo decennio sono triplicate le strutture in legno, grazie a una nuova tecnologia speciale unita alla maggior considerazione nei confronti nei confronti dell’ambiente. Le nuove strutture in legno sono resistenti, sostenibili, assorbono meglio l’umidità, garantiscono una perfetta climatizzazione, sono meno invasive e riducono l’emissione di CO2. Non tutti sanno che le strutture in legno assicurano maggior solidità in caso di incendio grazie alla nuova tecnologia che non permette alle fiamme di carbonizzare le travi internamente.
Per costruire strutture in legno sono necessari un quinto degli autocarri rispetto ad un equivalente edificio costruito con materiali tradizionali.


Strutture in legno

Le nostre strutture in legno uniscono arte e solidità.

STRUTTURE IN LEGNO

Grazie alle strutture in legno, oggi si può ottenere, mescolando alcuni tipi di materiale come il calcestruzzo o anche acciaio, del lamellare per la costruzione di tetti e altro nel campo dell’edilizia e con queste strutture in legno si possono ottenere anche soluzioni massicce e persistenti. Questi manufatti hanno diversi vantaggi e fra questi quello di una facile messa in opera e con vantaggiosi costi di trasporto e gli stessi sono destinati anche per strutture di supporto come ad esempio i muri, fondamenta e colonne.


STRUTTURE IN LEGNO PER IL FUTURO DELL’EDILIZIA

Tecniche di costruzione di edifici in legno

Esistono molte tecniche moderne di costruzione di strutture che utilizzano come materia prima il legno, le principali sono:

Edifici in legno a telaio, è un sistema tra i più diffusi per la costruzione di edifici a uno o più piani, è formato da pareti e solai di legno di piccole dimensioni.
Strutture in legno tramite pannelli Xlam, è un sistema di pannelli di legno massiccio a strati incrociati e incollati con i quali vengono costruite pareti e solai, utilizzato per strutture scatolari, solitamente vengono prefabbricati in stabilimento ed arrivano in cantiere pronti per il montaggio.
Costruzioni in blocchi massicci, è il sistema tipico dei Paesi Nordici per la costruzione di case monofamiliare, si distingue per il modo di realizzazione delle pareti: la sovrapposizione di tronchi di legno massiccio, oltre a rappresentare un elemento architettonico caratteristico conferisce stabilità all’intero edificio.
Casa in legno prefabbricate, molto utilizzate nel caso di piccole costruzioni temporanee ad esempio biglietterie e chioschi, solitamente sono costruzioni dalla struttura già completamente assemblata, trasportabili, posizionabili sul posto tramite gru.


Perché costruire un edificio in legno

Costruire un edificio in legno ha i suoi vantaggi, ad esempio la riduzione dei tempi di costruzione, anche nel caso di un edificio a più piani la costruzione è semplice e veloce, soprattutto se si realizza un edificio in legno prefabbricato. Il legno è un materiale leggero, quindi facilmente trasportabile e maneggiabile in cantiere, il montaggio si effettua a secco utilizzando viti, piastre, chiodi, ciò determina il montaggio decisamente veloce.
Trattandosi di montaggio a secco sul cantiere sarà molto limitata la presenza dell’acqua, in questo modo si avrà un cantiere più ordinato e pulito, ciò consente di poter organizzare al meglio il lavoro e ridurre i tempi del lavoro.
Il legno è un materiale rinnovabile e riciclabile, ciò significa che consuma pochissima energia in fase di produzione e posa in opera, non rilascia sostanze nocive durante il suo utilizzo e si smaltisce senza inquinare.
In oltre il legno è un ottimo isolante termico e acustico, se poi vengono utilizzati materiali naturali a base di legno come isolante si migliora anche la traspirabilità.
In oltre le strutture in legno hanno un’eccellente resistenza ai sismi.
Unica attenzione va fatta al degrado del legno, ma basta fare attenzione alla classe di durabilità del legno scelto e trattare il legno con prodotti specifici in grado di rendere il legno un materiale durevole nel tempo.


Strutture in legno nel mondo

Vi consiglio di andare ad ammirare il palazzo residenziale di Melbourne costruito nel 2012, dieci piani costruiti interamente in legno laminato, cioè strati in legno pressati e incollati tra di loro. Un’altra meravigliosa struttura in legno è un complesso di appartamenti di lusso, parliamo di quattordici piani di altezza, un pergolato in legno stupendo che fa da tetto e cornice ad una bellissima piscina. Il The Cube, a Londra, speciale struttura in legno laminato di 33 metri di altezza. Costruire edifici, abitazioni private in legno lamellare rende possibile un futuro eco-sostenibile ed una minor emissione di anidride carbonica.
Influisce anche positivamente sugli stati d’animo delle persone perché dona un atmosfera di rilassatezza ospitalità e benvenuto. Informati sulle strutture in legno per un futuro sociale di benessere.


Una meravigliosa struttura in legno.

L’asilo di Guastalla ,un esempio di eccellenza nella bioedilizia.

L’asilo di Guastalla ,provincia di Reggio Emilia è un edificio costruito interamente in legno lamellare e vetro. Ciò è avvenuto a seguito della distruzione degli asili precedenti ,causata dal violento terremoto del 2012. La scelta di costruire lo stabile in legno lamellare è soprattutto dovuta dal fatto che le strutture in legno lamellare sono antisismiche ,perciò molto resistenti ma anche elastiche e non solo.
L’utilizzo del legno lamellare ha permesso di creare un asilo confortevole, caloroso e molto accogliente,ovvero a misura di bimbo. La straordinaria elasticità del legno ha garantito ai bambini, ospiti di questa incantevole struttura in legno, non solo notevole solidità gli ha donato anche un luogo fiabesco dove giocare e sognare in totale libertà. Pensate che l’ingresso della struttura in legno rappresenta la pancia accogliente della balena, un simbolo molto importante dell’inconscio collettivo che trasmette calma e serenità, altri spazi ricordano i campi coltivati e i filari degli alberi.
Questa magnifica struttura in legno è stata realizzata grazie alla sinergia di architetti,  psicologi, pedagogisti e antropologi lungimiranti che hanno dato vita a un progetto costruito in legno lamellare che rispetta brillantemente tutti i parametri di sicurezza e benessere, di risparmio economico e di eco sostenibilità.


Perché spendere tanti soldi per farsi costruire una casa?

Oggi c’è la possibilità, grazie a ditte specializzate, di farsi costruire delle case prefabbricate sicure e altrettanto eleganti quanto non lo siano quelle costruite in modo tradizionale o in muratura senza assolutamente doversi dissanguare per poterle erigere. Oramai le strutture in legno sono una realtà che sta prendendo sempre più piede anche nel nostro paese. La struttura in legno è un manufatto che dà molti vantaggi non solo economici ma anche adatti per svariate applicazioni. Un mio amico infatti ha voluto adoperare questi manufatti per la propria casa e si è trovato molto bene, non solo per il lavoro che si è completato in minor tempo, ma anche perché, proprio grazie a questi manufatti, è riuscito a risparmiare e non poco per i vari interventi eseguiti con il massimo della professionalità.

Interporto

L’INTERPORTO

È un servizio di trasporto costituito da un insieme di compagini e di servizi per tutte le operazioni e le attività relative allo spostamento e si presenta quindi come uno scalo e centro attrezzato per la raccolta e lo smistamento di merci viaggianti su strada e in rotaia. L’interporto di solito è gestito da un soggetto imprenditoriale che opera al fine di favorire la mobilità delle merci con l’obiettivo di accrescere l’intermodalità con l’uso di differenti mezzi di trasporto per aumentare l’efficienza dei flussi e movimenti logistici.


PER AUMENTARE L’EFFICIENZA NEL TRASPORTO – AFFIDATI A “INTERPORTO 

È veramente un bene che oggi anche nella mia città abbiano aperto un nuovo interporto perché, con i tempi che corrono, se non ti affidi per il trasporto delle merci ad un interporto, non sapresti più come fare per la spedizione delle varie merci. Mentre adesso tutto è diventato molto più semplice, puoi fare arrivare nel più breve tempo possibile qualsiasi materiale, basta affidarsi ad un interporto. Ci pensano a tutto loro con molta professionalità e questo l’ho riscontrato proprio l’altro giorno che mi sono trovato in difficoltà per una spedizione. Per la prima volta mi sono affidato per questa spedizione a interporto e sono rimasto a bocca aperta nel vedere la loro professionalità e capacità, sembrava che il tutto per loro fosse come un gioco da ragazzi. Io ho consegnato loro il materiale e loro in brevissimo tempo l’hanno fatto recapitare al cliente senza creare nessuna difficoltà e con grande soddisfazione sia mia che del cliente che è rimasto compiaciuto per la celerità e l’efficienza riscontrata per quella spedizione. A questo punto a me non rimane che ringraziare interporto.

Interporto

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Servizi marittimi, aerei, terrestri

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Porto secco

Il Porto secco

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Porti a Secco, efficienti strutture in Italia

Qualche porto a secco esiste in Italia e chi lo usa ne è soddisfatto.

 

Cala dei Normanni – Marina Arenella (PA)

Situato ai margini di Palermo, Cala dei Normanni è il più grande porto a secco della Sicilia.

 

Navalnautica (CT)

La struttura ha accesso diretto al mare. Due folk-lift sono sempre pronti ad alare o varare le imbarcazioni. Il porto a secco di Navalnautica si trova all’interno del porto di Catania, centro città.

 

Nautica Glem (CT)

Il porto a secco gestito da Nautica Glem si trova sempre nel Porto di Catania, facilmente raggiungibile. I grossi folk-lift movimentano le imbarcazioni, a terra vengono posizionate in rastrelliere.

 

Vento di Maestrale (TP)

Offrire numerosi posti barca in acqua, ed è un efficiente porto a secco. Gommoni e piccole imbarcazioni a motore, possono stazionare a terra. Vento di Maestrale si trova di fronte l’imboccatura del porto di Trapani. Una posizione privilegiata.

 

Luxmar – Porto Badino (LT)

Cantiere, rimessaggio e posti barca in acqua e porto a secco per imbarcazioni fino a 10 metri. Si trova nella località di Porto Badino, nel Circeo, di fronte all’isola di Ponza.

 

Marina Santa Marinella – Porto Odescalchi (RM)

Dispone di ampie aree a terra. Il porto è situato nel cuore della città vecchia di Santa Marinella.

 

Peter Nautica (BA)

Dispone di un piazzale per imbarcazioni carrellabili dotato di scalo di alaggio sulla riva del mare. La struttura è posizionata strategicamente sul lungomare di Mola di Bari, vicino dalla città e alle bianche scogliere di Polignano a Mare.

 

Deiva Marina (SP).

E’ a secco della Liguria. Si trova a Deiva Marina (SP), al centro del tratto costiero tra il Par


Porti a secco, una valida alternativa.

Nonostante il fatto che oltre il 50 % delle imbarcazioni registrate siano di lunghezza inferiore ai 10 metri, nella nostra penisola si continuano a costruire grandi marina incentrati sulle necessità di grossi yacht. In queste strutture, dotate di ogni tipo di comfort, è inevitabile che un posto barca, anche piccolo, venga a costare cifre considerevoli e difficilmente sostenibili da proprietari di natanti con reddito comune. Porto a secco italiaSi tratta sostanzialmente di uno spazio a terra collegato con il mare , che permetta di stazionare per un tempo di qualsiasi durata e al contempo preveda attrezzature atte ad alare e varare rapidamente l’imbarcazione.

 

Cosa si intende esattamente per porto a secco?

Le operazioni di alaggio e varo sono molto più veloci rispetto alla classica gru con fasce da passare sotto la carena e l’armatore perderebbe lo stesso tempo che ci vuole normalmente per la manovra di ormeggio.

 

Perché sarebbe vantaggioso?

Tenendo la barca sempre a terra l’antivegetativa non è più necessaria e si avrà una carena sempre pulita risparmiando soldi e ambiente. Un porto in secco è molto più semplice da realizzare, non è soggetto al pagamento di concessioni e deve rispettare molti meno vincoli. A parità di metri quadrati inoltre può ospitare molte più imbarcazioni con personale e strutture ridotte. La barca viene utilizzata sempre in condizioni ottimali, con carena pulita priva di antivegetativa o incrostazioni, con il risultato di ottenere prestazioni migliori e consumi ridotti.

La barca stazionata a secco è inoltre facilmente accessibile per qualsiasi intervento ordinario o straordinario. Tutto questo si traduce in un netto risparmio per il diportista, sia sulla manutenzione che sul canone annuo, pur mantenendo la possibilità di uscire giornalmente senza perdere tempo. Per costruire una struttura del genere non ci vorrebbero spazi o capitali esagerati, sarebbe relativamente semplice. Sarebbe molto utile una rete con copertura nazionale, in modo che i natanti possano anche girare nella stagione estiva, ma si potrebbe iniziare dalle zone con maggiore richiesta.

Logistica container

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Terminal Container

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Sanificazione igienizzazione

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Che differenza c’è tra un blog e un forum?

 
FORUM
 
Il forum è uno spazio pubblico di confronto aperto a tutti sul web sulla base del modello di comunicazione “molti a molti”.
Solitamente viene utilizzato per intavolare delle discussioni specifiche-tecniche, richiedere aiuto, chiedere o dare opinioni.
Tutti, in teoria, possono scrivere sui forum anche se si è resa sempre più necessaria la presenza di moderazione.
Il forum è uno spazio online di condivisione e discussione utilizzato da moltissimo tempo.
Raccolgono di solito gli appassionati di un qualche cosa e permette loro di confrontarsi in un botta e risposta.
I forum vengono utilizzati per dare e ricevere consigli ma anche per fornire assistenza tecnica.
Spesso sono studiati e monitorati dalle aziende per capire la propria immagine o intervenire per rispondere in modo ufficiale a delle problematiche che vengono presentate.
 
Tutti in teoria possono scrivere su un forum, in media dopo una registrazione e la scelta di un nickname col quale presentarsi.
Le discussione sono di solito moderate ser che hanno poteri di spostare le discussioni, censurarle o di bannarne l’autore.
I forum oggi possiedono anche un sistema per misurare l’attività di ogni utente che acquista credibilità, fama, rispetto e autorevolezza man mano che contribuisce.
 
Un aspetto sicuramente da citare è la nascita di una sorta di “dialetto” da forum, utilizzato per scrivere più velocemente
(LOL – “Laughing Out Loud” o “Lot Of Laugh” significa “molto divertente” , IMHO – “In My Hown Opinion” significa “secondo me”, PVT – “PriVaTe” che significa “in privato”, ecc…).

Un forum è uno spazio aperto dove gli iscritti sono liberi di discutere lasciando i propri commenti.
Generalmente viene consigliato per associazioni o club dove vengono condivise e discusse le proprie passioni, attività o problematiche.

 
BLOG
Il blog è invece uno spazio personale, quindi sul modello “uno a molti”, dove l’autore ha la possibilità di scrivere di quello che più gli aggrada e venire commentato.
 
Adesso il blog è utilizzato anche da aziende che desiderano tenere un contatto aggiornato con i propri clienti.
Il blog, nato dall’unione delle parole Web e Log (WebLog cioè diario del Web poi troncato in blog), è nato come naturale trasposizione del diario personale sul Web con la differenza che invece che essere “privato” è pubblico ed aperto a tutti.
Il tipo di comunicazione è bidirezionale, ma seguendo al regola da “uno a molti“.
Con il tempo il blog, grazie alla sua dinamicità e alla possibilità di essere aggiornato stimolando interesse e discussione, ha preso il sopravvento come metodo di comunicazione anche per le aziende.
 

I blog hanno conosciuto una forte espansione grazie all’avvento dei CMS (“Content Management System” – sistemi per la gestione dei contenuti) come Joomla e WordPress che hanno reso molto più semplici ed intuitive le operazioni di aggiornamento dei contenuti e della grafica.

Un blog è uno spazio personale, un vero e proprio diario, dove è il proprietario a scrivere i suoi articoli e il suo pubblico ha la possibilità di commentarli.
Ad oggi il blog, grazie alla sua semplicità di utilizzo e alla possibilità di personalizzazione, viene usato molto anche dalle aziende come strumento di comunicazione.

 
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